Immigrazione, emergenza reale o isteria collettiva?

Migranti a Ventimiglia Migranti a Ventimiglia @Gabriele Guida - AGR press
In Unione europea è emergenza immigrazione. Ma cosa sta succedendo realmente alle frontiere europee? La dimensione del fenomeno migratorio e l'assenza di una risposta adeguata ad una sfida complessa.

Un'indagine dell'Eurobarometro diffusa nei giorni scorsi dalla Commissione europea rivela che per il 38% dei cittadini europei l'immigrazione costituisce la prima fonte di preoccupazione. Solo pochi mesi prima erano la situazione economica, la disoccupazione e le finanze pubbliche ad impensierire gli europei. Le cronache giornaliere che riportano le tragedie nel Mediterraneo di migranti che sfidano il mare per giungere sulle coste europee, le tensioni tra i residenti e i migranti che popolano i campi di accoglienza, le frizioni alle frontiere ed ora la stretta sull'immigrazione clandestina annunciata dai governi Cameron ed Orban, disegnano una situazione drammatica che contribuisce ad aumentare la percezione di pericolo per la sicurezza e l'ordine pubblico.

Viene da chiedersi, tuttavia, cosa stia realmente succedendo alla frontiere d'Europa. Secondo i dati della Commissione europea, nel 2014 sono entrati in Ue circa 276mila migranti irregolari, con un aumento del 138% rispetto all'anno precedente, una crescita esponenziale che riguarda soprattutto l'immigrazione via mare. Attraverso le rotte del Mediterraneo centrale e orientale sono giunti in Europa circa 220mila migranti, pari ad un aumento del 310% rispetto al 2013. Solo in Italia nell'ultimo anno e mezzo sono stati registrati 225mila nuovi arrivi, una cifra che corrisponde all'intero numero di immigrati nel nostro paese negli otto anni precedenti. Senza contare, poi, il risvolto più drammatico dell'esodo che ha trasformato il Mediterraneo in un mare di morte: l'UNHCR calcola che siano 3500 gli uomini, le donne, i bambini morti o dispersi nel Mediterraneo nel 2014, circa 2000 quelli morti nel primo semestre del 2015.

Si tratta senza dubbio di una crescita preoccupante soprattutto per la rapida accelerazione dei flussi migratori negli ultimi anni. Occorre, tuttavia, contestualizzare questi dati. L'Eurostat ha calcolato che i migranti internazionali giunti regolarmente in Unione europea ammontano a 3.4 milioni di persone, di cui solo la metà provenienti da Stati extra-comunitari. L'immigrazione irregolare, quindi, rappresenta solo una modesta frazione dei flussi migratori che interessano l'Europa dei 28. Un'onda anomala, seppur non ingestibile, generatasi in particolare per effetto delle primavere arabe e del prolungarsi del conflitto siriano. UNHCR stima a circa 3.8 milioni i siriani costretti a diventare rifugiati alla fine del 2014, un dato che dà l'idea della dimensione e della gravità della catastrofe umanitaria che si sta consumando in Siria. Proprio questa circostanza ha fatto sì che la Turchia divenisse il primo paese per numero di rifugiati in entrata, arrivando ad accogliere quasi 1.6 milioni di rifugiati, 408mila soltanto nel 2013.

Queste statistiche ci inducono a dare una valutazione più cauta e moderata rispetto ai flussi migratori registrati in Europa. Se sottovalutare il fenomeno significa cadere nel romantico mito delle frontiere aperte, enfatizzarlo al contrario è un modo populista di guadagnare consenso. L'emergenza immigrazione è, dunque, solo in parte il risultato dell'aumento di migranti in arrivo. Le cause che la determinano vanno piuttosto ricercate nell'assenza di un'adeguata risposta sotto l'aspetto dell'accoglienza dei migranti e degli aiuti umanitari nelle zone di guerra, questi ultimi in crescente diminuzione. Limitiamoci ad esaminare la prima questione. Da questo punto di vista, è mancata un'azione decisa e coordinata da parte dell'Unione europea per regolare i flussi di migranti in entrata. L'Ue ha mezzi e risorse sufficienti a gestire questa ondata straordinaria, ma sta rischiando un serio avvitamento su se stessa, come dimostrano le note vicende di Ventimiglia e Calais. L'Italia, gravata dai frequenti sbarchi e dalla gestione delle operazioni di salvataggio nelle acque del Mediterraneo e dei centri di prima accoglienza, ha finora lamentato l'inerzia dell'Europa, richiedendo a più riprese che fosse l'Ue a farsi carico di questa situazione di emergenza. Il governo italiano, tuttavia, non è stato in grado di coagulare il consenso degli altri Stati membri né rispetto alle operazioni di salvataggio, né rispetto alla spinosa questione delle quote di distribuzione dei migranti in Europa. I risultati sono deludenti. L'operazione Triton che sostituisce l'italiana Mare Nostrum, può contare solo sui contributi volontari degli Stati membri – 15 su 28 – ed ha mandato di sorvegliare le frontiere e non già di salvare vite umane. Scarso successo ha avuto, poi, la trattativa aperta dinnanzi all'ennesima tragedia in mare di mettere in piedi un sistema di ripartizione dei migranti su scala europea, fortemente osteggiato non solo dai paesi del nord e dell'est Europa, ma anche da paesi rivieraschi come Francia e Spagna.

Italia e Grecia hanno invano chiesto una revisione degli accordi di Dublino che richiedono al paese di primo arrivo dell’immigrato la sua gestione, anche in termini di richiesta d’asilo. L'Italia – e da qui l'irritazione degli altri Stati membri – ha aggirato tale disposizione che grava eccessivamente i paesi di transito, 'spostando' i migranti non identificati verso altri Stati confinanti, ed imponendo di fatto una loro distribuzione ad altri Stati. Sebbene le richieste di Roma appaiano ragionevoli, queste vanno discusse e affrontate nelle sedi e nei modi opportuni, con professionalità, trasparenza e rigore. Anche perché l'immigrazione, ove opportunamente regolata, rappresenta una grande opportunità non solo socio-culturale, ma anche economica e demografica. Se ciascun paese persisterà nel dare una propria risposta, il fenomeno migratorio andrà fuori controllo e servirà ad alimentare partiti euro-scettici e xenofobi che stanno pericolosamente soffiando sul fuoco dei nazionalismi, riaprendo così delle pagine oscure della nostra storia che credevamo chiuse per sempre. 

Pubblicato in Attualità

 


 

Agrpress

AgrPress è una testata online, registrata al Tribunale di Roma nel 2011, frutto dell’impegno collettivo di giornalisti, fotografi, videomakers, artisti, curatori, ma anche professionisti di diverse discipline che mettono a disposizione il loro lavoro per la realizzazione di questo spazio di informazione e approfondimento libero, autonomo e gratuito.

Noi e i nostri fornitori archiviamo informazioni quali cookie su un dispositivo (e/o vi accediamo) e trattiamo i dati personali, quali gli identificativi unici e informazioni generali inviate da un dispositivo, per personalizzare gli annunci e i contenuti, misurare le prestazioni di annunci e contenuti, ricavare informazioni sul pubblico e anche per sviluppare e migliorare i prodotti. Accettando o continuando a navigare su questo sito con la tua autorizzazione noi e i nostri fornitori possiamo utilizzare tali dati. MAGGIORI INFORMAZIONI