L’accusa di Greta: 'Basta con i bla bla bla, vogliamo giustizia climatica'

Mario Draghi e Greta Thunberg Mario Draghi e Greta Thunberg Foto Presidenza del Consiglio
Troppi “bla bla bla” ma pochi fatti concreti. È l'accusa di Greta Thunberg alla politica dallo Youth4Climate di Milano, al via dei tre giorni che porteranno al Pre-Cop26 e poi al Cop26 di Glasgow a novembre.

Inizia con speranza e tradimento il primo grande evento mondiale post pandemia la Youth4Climate che a Milano ha dato il via alla tre giorni che porterà al Pre-Cop26, vertice che fa da traino alla Conferenza sul Clima delle Nazioni Unite (Cop26) di Glasgow a novembre.

C'è la fiducia dei 400 coloratissimi giovani provenienti da 200 paesi per confrontarsi su come affrontare la sfida climatica ed esporre le proprie idee ed i problemi del proprio popolo, perché, come afferma il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, “non esiste una soluzione unica a questa crisi”.

Ma c'è anche la sfiducia in quei leader internazionali che finora – come ha detto Greta Thunberg dal palco – parlano senza agire, senza abbandonare da subito le fonti fossili o tagliare le emissioni.

Ecco perché Greta, stanca delle chiacchiere, afferma “30 anni di discorsi vuoti della politica” che promette e non agisce, che tradisce i sogni dei ragazzi “annegati nelle promesse vuote”. Ha il timore che anche questo summit, organizzato affinché i giovani producano contenuti da condividere oggi, 30 settembre, con i ministri internazionali della Pre-Cop26, sia ancora una volta un vortice pieno di parole, totalmente privo di azioni concrete. Lo dirà anche al ministro Cingolani prima in un breve incontro privato e poi davanti alla platea.

Il ministro, dal canto suo, ammette gli errori della sua generazione e di chi ha contribuito alla crisi ma ricorda ai giovani che “protestare è utile però oltre a quello bisogna trovare soluzioni”. Il suo messaggio è limpido: va bene scioperare, ma “fate che le vostre idee si trasformino in soluzioni per salvare il Pianeta” dice, invitando i ragazzi a suggerire ai grandi sistemi e investimenti per assicurare a tutti energia verde.

Ma per l'attivista 18enne il tempo della politica è scaduto: la Cop26 è l'ultima speranza. Non si può più rimandare ed è proprio la scienza a dircelo: le emissioni di carbonio potrebbero aumentare del 16% entro il 2030 e sempre più bambini, sostiene un report Save The Children, ne pagheranno le conseguenze in termini di salute.

In realtà sta già accadendo ora come racconta, durante il summit, l’attivista ugandese di 24 anni e fondatrice del movimento Rise Up, Vanessa Nakate: “ho visto i corpi” dice, parlando delle vittime delle alluvioni e raccontando il "loss and damage", le perdite e i danni che porta la crisi climatica. Racconta di come l'Africa sta cambiando velocemente: “ma non è ironico? L'Africa è la più bassa per emissioni eppure paga pesantemente la crisi”. Cita la fame in Madagascar e le temperature bollenti in Algeria. “Chi pagherà per le persone che muoiono, che scappano, per le specie che scompaiono? Per quanto tempo ancora sarà così?”.

Il cambiamento climatico deve essere visto non solo come una minaccia, ma soprattutto come un’opportunità per creare un pianeta più verde e più sano a beneficio di tutti noi. C’è bisogno di cogliere questa occasione, attraverso l’innovazione, la cooperazione e la forza di volontà, al fine di raggiungere una soluzione vantaggiosa sia per lo sviluppo e sia per la conversione del pianeta.

Anche perché la crisi climatica chiaramente è sintomo di una crisi più ampia, di sostenibilità, sociale. Una crisi di uguaglianza che risale al colonialismo e anche dopo. E’ una crisi basata sull’idea che alcune persone valgano più di altre e, quindi, abbiano il diritto di sfruttarle e derubarle di terra e risorse.

E’ chiaro che possiamo ancora invertire la tendenza, è tuttora possibile. “Possiamo farcela – dichiara con fermezza la Thunberg – ne sono sicura, ma inizia dalle persone, dall’accettare la realtà della situazione per quanto spiacevole possa essere, dal passare all’azione, e inizia ora. Ancora, cosa vogliamo? Giustizia climatica. Quando? Adesso”.

Pubblicato in Attualità, Ambiente

 


 

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