L’Arabia Saudita guarda al futuro

Arriva un’ulteriore svolta storica in Arabia Saudita, nel paese del Golfo Persico infatti, dal 2018, le donne potranno partecipare agli aventi sportivi maschili negli stadi.

La notizia è stata annunciata dal presidente dell’Autorità Generale dello Sport saudita, Turki Al Asheikh, ed anche presidente del Comitato Olimpico dell’Arabia Saudita: «Cominceremo a ristrutturare i principali stadi a Riad, Dammam e Gedda - le tre principali città del regno - affinché possano ricevere le famiglie a partire dal 2018».

Una conquista importante che si unisce a quella del mese scorso, quando il è stato revocato il divieto alle donne saudite di guidare; anche se questo punto è controverso, dato che comunque le donne non possono ancora guidare ovunque, e rischiano ancora l’arresto. Comunque sia questi sono cambiamenti in linea con il nuovo programma di riforme, fortemente volute dal principe Mohammed bin Salman.

Ma sarà un processo lungo, ed ovviamente non bastano queste poche aperture per dare alle donne saudite la dignità e la libertà che merita. Infatti, secondo gli indici di disuguaglianza di genere del World Economic Forum, nel 2016 l’Arabia Saudita, tra i paesi del Medio Oriente, era sopra solo allo Yemen ed alla Siria, entrambi paesi in guerra.

Le donne saudite hanno difficoltà a camminare da sole, in quanto devo essere accompagnate da un membro della famiglia; non possono viaggiare, lavorare od avere accesso alle cure se non accompagnate da un uomo od almeno con un suo permesso scritto. Le donne, come ben si sa, hanno l’obbligo di coprirsi interamente il corpo, il capo ed il volto con l’abaya, nei posti dove potrebbero essere viste da uomini che non siano della loro famiglia. Anche il sistema di giustizia è iniquo nei confronti delle donne, che spesso vengono discriminate, e come in altri paesi che adottano una rigida interpretazione della legge islamica, la testimonianza di un uomo vale come quella di due donne. Ma senza il permesso di un uomo e donne saudite non possono neanche chiedere un passaporto, aprire un conto in banca, od uscire di prigione.

Eppure va detto anche che ci sono alcuni ambiti che sono meno rigidi di quanto ci si aspetti, come quello dell’istruzione in cui l’educazione è obbligatoria sino ai 15 anni, e sono molte più donne a laurearsi che uomini. Inoltre le donne sono circa il 16% della forza lavoro saudita. 

Certo è che il principe Mohammed bin Salman stia conducendo un'importante battaglia per modernizzare la società saudita e per stimolare la crescita dell'economia. Con il programma di riforme “Vision 200”, lanciato dal governo due anni fa, il trentaduenne erede al trono, vuole diversificare l’economia per rendere il paese indipendente dal petrolio, creando nuovi settori economici e nuovi stili di vita. Emblema di questo cambiamento dovrebbe essere “Neom”, una città che sorgerà dal nulla vicina alla costa del Mar Rosso, grande più della Sardegna, alimentata con energie rinnovabile, e che costerà al governo 500 miliardi di dollari e concentrerà le sue attività su energie, settore idrico, biotecnologie, filiera alimentare, scienze tecnologiche e digitali, produzione avanzata. Godrà inoltre di una sua particolare tassazione, una legislazione ad hoc sul lavoro e di un sistema giudiziario autonomo.

Tanti cambiamenti nell’Arabia Saudita che guarda al futuro, e proprio mercoledì scorso, al “Futur Investment Initiative”, il principe Mohammed bin Salman ha detto: «Stiamo tornando a ciò che eravamo, un paese islamico moderato, aperto a tutte le religioni, le tradizioni e le persone nel mondo. Vogliamo vivere una vita normale. Il 70% della popolazione saudita è sotto i trent’anni, ed onestamente non passeremo i prossimi trent’anni a relazionarci con idee distruttive. Le distruggeremo oggi, e per sempre».

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