L’Italia finanzia l’America: ecco come contribuiamo alle basi statunitensi

Barak Obama Barak Obama G. Currado © Agr
La recente visita in Italia del presidente statunitense Barack Obama forse aveva un significato ben più profondo rispetto che ad una semplice e cordiale visita istituzionale.

 

Sì, perché i rapporti fra Italia e Stati Uniti hanno sempre fatto pendere la bilancia verso quest'ultima. E non è un caso se nel nostro Paese, dal Friuli alla Sicilia, le basi militari americane hanno pervaso i nostri territori, facendo nei fatti perdere una sovranità forse mai avuta.

Se andiamo a scandagliare la presenza del popolo americano in Italia, vediamo che vi sono circa 34 mila fra militari, familiari e civili in servizio.Un vero e proprio esercito che, dolente o nolente, sono i contribuenti italiani a dover pagare. Insomma, seppur non direttamente, è l'Italia che effettua un notevole esborso economico per mantenere vive le basi americane.

Se infatti da anni si discute sulla legittimità o meno di mantenere nel nostro Paese le forze armate statunitensi, la domanda che forse più interessa i cittadini è: quanto costa allo Stato italiano il mantenimento delle truppe armate a stelle e strisce di stanza nei nostri confini territoriali?

E forse sarà stata proprio questa la domanda che il deputato del Movimento 5 Stelle, Paolo Bernini, si è posto presentando una interrogazione al governo, chiedendo delucidazioni sulle spese che vengono elargite per il mantenimento delle truppe americane in Italia.

Sembra infatti che dal 2002 nessun dato specifico si ha sulle spese effettive che lo Stato Italiano ha versato per mantenere le basi americane sul nostro territorio. Anno nel quale sembra siano stati spesi ben 366,6 milioni di dollari. Si tratta nella fattispecie di "contributi" economici, diretti ed indiretti, che gli Stati forniscono "a fronte dei costi di stazionamento delle forze armate statunitensi in quei Paesi". Questo è quanto si rileva da un recente studio, riportato nell'interrogazione del deputato del M5S, realizzato dalla Rand Corporation per il Dipartimento della difesa americana: "Overseas Basing of U.S. Military Forces- An Assessment of Relative Costs and Strategic Benefits".

Si tratta di una analisi che dovrebbe far comprendere ai singoli Stati l'esborso del relativo contributo. Ma come già anticipato, in Italia dal 2002 non si ha più contezza di quanto viene "versato". Un dato che difficilmente potrà essere più basso rispetto ai 366,6 milioni di dollari spesi dodici anni addietro; questo perché in Italia non vi è stato nessun ridimensionamento del personale nelle basi americane.

Infatti, ad esempio, il dato che riguarda la Germania, nazione europea che ha il più alto numero di militari Usa, risulta essere facilmente consultabile. "Per l'Italia - afferma il deputato grillino - non vene data alcuna informazione in termini monetari per mancanza di aggiornamenti". Se non è possibile conoscere i dati attuali, "dallo studio della Rand Corporation - si legge ancora nell'interrogazione - si evince che l'Italia continua a sostenere costi diretti relativi alla gestione delle infrastrutture, reti di trasporto, sicurezza, manutenzione, compensazioni per danni, rimborsi alle comunità locali e costi indiretti per affitti, dazi doganali, imposte sul reddito e altri non meglio specificati benefici di natura personale".

Per fare un esempio l'interrogazione parla dei 200 milioni di euro spesi dallo Stato per la viabilità della base di Aviano e i 210 milioni investiti per realizzare la base di Vicenza. "Da questo documento (l'Allied Contributions to the common defense, ndr) si evince che nel 2002 il contributo italiano agli Usa per il mantenimento delle loro basi sul nostro territorio fu equivalente al 41 per cento del costo sostenuto dagli Stati Uniti stessi per le basi italiane, percentuale ben superiore al 33 per cento di contributo tedesco e al 27 per cento di quello inglese".

Francescochristian Schembri

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Pubblicato in Attualità

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