La lunga notte di Atene

La lunga notte di Atene
Via libera del Parlamento greco al pacchetto di riforme necessario all'ottenimento di un nuovo programma di aiuti. Numerose le defezioni tra le fila di Syriza, Tsipras difende l'accordo: “I semi della democrazia che abbiamo piantato diventeranno un grande albero: abbiamo dato una lezione di dignità al mondo”.

Con 229 voti favorevoli, 64 contrari e 6 astensioni il Parlamento greco ha approvato nella notte del 15 luglio la prima tranche di riforme concordate precedentemente dall'Eurogruppo. Il provvedimento contenente “Misure urgenti per la negoziazione e la conclusione di un accordo con l'Esm” consiste in una manovra di 3,175 miliardi con cui si recepiscono alcuni punti dell'intesa grazie alla quale la Grecia potrà ottenere un terzo pacchetto di aiuti del valore di 82-86 miliardi di euro. Tra le misure varate, l'innalzamento dell'Iva su beni di prima necessità, l'abolizione dei privilegi fiscali per le isole, la riforma del sistema pensionistico con lo stop alle pensioni anticipate a partire dal 2022.

Lo scontro sull'accordo tra Tsipras e l'ala oltranzista di Syriza che trova nell'ex ministro delle Finanze Varoufakis il suo principale rappresentante, rende la misura della spaccatura drammatica che si è consumata all'interno del partito guidato dal premier greco. Trentadue le dichiarazioni di voto contrario al testo, sei le astensioni alle quali si aggiungono le dimissioni della Viceministro delle Finanze Valavani e del Segretario Generale del Ministero dell'Economia Manousakised, ed il parere negativo all'intesa del Comitato centrale di Syriza. Forti perplessità sono state espresse anche da parte del Ministro della Difesa Kamménos, leader di An.el, alleato con Syriza al governo, ma che alla prova parlamentare non ha fatto mancare l'appoggio al provvedimento in esame. Un governo in bilico quello di Tsipras che nell'intervento conclusivo del dibattito parlamentare ha provato a difendere un accordo a cui lo stesso dice di non credere, assumendosi le responsabilità di una scelta le cui alternative sarebbero state la bancarotta e l'uscita della Grecia dall'eurozona. Pur non avendo messo a repentaglio l'approvazione del complesso pacchetto di riforme che ha potuto contare sul voto favorevole di Nea Demokratia, Posok e To Potami, lo sgretolamento di Syriza è il dato politico rilevante di una giornata segnata da un'ondata di scioperi e da forti tensioni in piazza Syntagma, teatro di manifestazioni contrarie all'accordo con Bruxelles.

Tsipras che in un primo momento aveva sfidato i parlamentari ribelli minacciando le dimissioni in caso di voto contrario all'accordo, sembra orientato verso un rimpasto di governo che tuttavia, dopo lo strappo dell'ala radicale di Syriza, potrebbe aver bisogno dell'appoggio di altri partiti ora all'opposizione. Nei fatti il referendum indetto dal governo greco per approvare o respingere il precedente accordo con i partner europei si è rivelato un boomerang sia sul fronte negoziale, indebolendo la posizione di Atene al tavolo delle trattative, sia sul fronte interno, dove la situazione di cronica instabilità economica e politica si sta traducendo in un rafforzamento del sentimento antieuropeista incarnato dal partito xenofobo Alba Dorata, nella persistente chiusura delle banche e in un crescente malcontento sociale che rischia di far precipitare il paese nel caos.

Sul versante europeo, intanto, proseguono i negoziati per il prestito ponte di 7 miliardi che consentirebbe alla Grecia di pagare i debiti in scadenza alla BCE e quelli già scaduti al FMI, nonché pensioni e stipendi. Il ministro delle finanze tedesco Schaeuble è tornato a proporre l'emissione dei cosiddetti pagherò come parte del prestito ponte per adempiere ad alcuni obblighi interni di pagamento. Sebbene al momento la Commissione stia vagliando varie ipotesi di finanziamento del prestito, prima tra tutte l'impiego del meccanismo di stabilità finanziario europeo (Efsm), l'avvertimento che giunge da Berlino è chiaro: la Grecia non consideri scontata la permanenza nell'eurozona.

A questo complicato puzzle si aggiunge la bocciatura dei termini dell'intesa dell'Eurogruppo da parte del FMI il quale ancor prima che il referendum greco avesse luogo, aveva pubblicato uno studio sull'insostenibilità del debito pubblico ellenico. In un nuovo documento fatto circolare nelle cancellerie europee prima dell'Eurosummit e diffuso nella giornata di ieri, si sottolinea come il settore bancario sia stato gravemente compromesso in seguito al congelamento del programma di liquidità deciso dalla BCE nei giorni successivi all'indizione del referendum. Si stima che la sofferenza patita dal settore bancario nelle ultime settimane porterà ad un aumento ulteriore del debito pubblico greco che potrebbe sfiorare il 200% del Pil nei prossimi due anni. Il FMI lascia intendere quindi che la sua partecipazione al terzo programma di salvataggio sarà condizionata all'approvazione di un consistente haircut del debito oppure di una moratoria di trent'anni per il pagamento dello stesso. Il FMI ritorna su una questione, quella della ristrutturazione del debito, che Tsipras sperava di riportare al tavolo dei negoziati forte del risultato del referendum e che è stata messa da parte dinanzi all'insistente richiesta come contropartita di una Grexit temporanea. L'ultimatum che arriva da Washington potrebbe quindi riaprire la partita facendo incassare a Tsipras il primo importante risultato del suo governo, sempre ammettendo la disponibilità dei falchi a sconfessare la propria linea politica. 

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