La protesta degli “scontrinisti”

La protesta degli "scontrinisti" La protesta degli "scontrinisti" @Gabriele Guida
La sera del 22 maggio scorso, a 22 persone che prestavano attività di volontariato presso la Biblioteca Nazione di Roma, è arrivato il seguente sms “Da domani mattina non potrete più prestare la vostra attività di volontariato e firmare i fogli firma”. 

A scriverlo Claudio Rastelli, sindacalista a capo dell’associazione che prestava allo Stato questa forza lavoro. Una vera e propria ritorsione per il clamore suscitato dalle denunce dei giorni precedenti sulle loro condizioni lavorative. Sì, perchè in realtà questi volontari lavoravano a tutti gli effetti alla Biblioteca Nazionale, ma invece di essere assunti con contratti a tempo determinato, o con i vecchi voucher, o con qualsiasi tipo di accordo dignitoso tra datore di lavoro e dipendente (soprattutto se il datore di lavoro è un ente pubblico), queste persone avevano diritto solo ad un rimborso spese di massimo 400€.

Gramellini, nel suo Il Caffè, il 19 maggio lo aveva spiegato perfettamente “alla fine del mese, anziché ricevere la busta-paga, sono loro a consegnare una busta in cui come formichine hanno raccolto gli scontrini del bar, compresi quelli caduti per terra o dimenticati sul bancone. Una fatica supplementare per farsi pagare 400 euro di rimborsi, senza contributi né tutele”.

Sono persone Alessandra, Andrea, Federica, Laura, Viola, Fabio, Barbara, Rita e tutti gli altri, che per anni, 5,10,15 hanno vissuto nel peggior girone dantesco, in attesa che uscisse un bando od un contratto e gli venissero riconosciuti i loro meriti. Loro stessi si definisco “scontrinisti”, termine agghiacciante, sintomo di un’Italia in cui il tema lavoro è ben lontano dall’essere risolto. E la cosa ancor più preoccupante, è che questo non è un caso isolato nel nostro Paese.

Oggi, 25 maggio, queste persone, con lo slogan “Non è volontariato, è lavoro e va pagato” si sono riunite davanti l’entrata della Biblioteca Nazionale di Roma, assieme a parenti e sostenitori. Poco più di un centinaio di persone che, a colpo d’occhio, contrastavano molto con il dispiegamento di poliziotti presenti. 

Due ore davanti la Biblioteca, per raccontare la loro esperienza e confrontarsi con i presenti. Andrea, una delle 22 persone che si è ritrovata senza lavoro, nel suo breve intervento ha paradossalmente fatto un mea culpa “in questi dieci anni, dobbiamo ammetterlo, il nostro atteggiamento è stato passivo. Ma sapete com’è questo periodo, la crisi, le difficoltà economiche”, ma ha poi continuato raccontando il desiderio che la protesta di oggi “sia la cassa di risonanza per un’intera generazione scippata”, dei tanti che come loro hanno una situazione di assoluta precarietà, di quella generazione che, per le dirlo con le loro parole “chiamano ancora ragazzi, ma che in realtà sono ormai donne e uomini, di 50 o 40 anni, con famiglie e figli”.

Tanti comunque gli interventi, tra chi si è limitato a portare un saluto di solidarietà, e chi invece ha raccontato la propria esperienza di scontrinista, come alcune ex lavoratrici dell’Archivio di Stato, che per 14 anni hanno vissuto esattamente la stessa condizione, per poi, un bel giorno, vedersi chiudere la porta in faccia, senza poter più entrare nel luogo di lavoro.

È questa infatti la denuncia della Cgil, e cioè il fatto che il Ministero conosca bene questi meccanismi, per il semplice fatto che li ha al proprio interno.

Il prossimo appuntamento, hanno annunciato gli scontrinisti, sarà lunedì 29 maggio, sempre alla Biblioteca Nazionale di Roma, dove sarà presente Dario Franceschini, per cercare di ottenere un incontro con il Ministro.

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