La visita di Papa Francesco in Egitto

Papa Francesco (immagine d'archivio) Papa Francesco (immagine d'archivio) @Maurizio Riccardi
“Dio gradisce solo la fede professata con la vita, perché l’unico estremismo ammesso per i credenti è quello della carità”. Queste le parole usate oggi, 29 aprile, da Papa Francesco durante la Santa Messa nel “Air Defence Stadium” del Cairo, evento principale del suo secondo ed ultimo giorno in Egitto. 

Davanti una folla di 30.000 fedeli il Papa ha lanciato un messaggio forte, in un momento storico così delicato, ribadendo così la profonda intenzione di voler ricucire i rapporti tra tutte le fedi “la vera fede è quella che ci porta a proteggere i diritti degli altri con la stessa forza e lo stesso entusiasmo con cui difendiamo i nostri. Per Dio, è meglio non credere che essere un falso credente, un ipocrita”. E prosegue “la fede vera è quella che ci rende più caritatevoli, più misericordiosi, più onesti e più umani; è quella che anima i cuori per portarli ad amare tutti gratuitamente, senza distinzione e senza preferenze; è quella che ci porta a vedere nell’altro non un nemico da sconfiggere, ma un fratello da amare, da servire e da aiutare; è quella che ci porta a diffondere, a difendere e a vivere la cultura dell’incontro, del dialogo, del rispetto e della fratellanza; ci porta al coraggio di perdonare chi ci offende, di dare una mano a chi è caduto; a vestire chi è nudo, a sfamare l’affamato, a visitare il carcerato, ad aiutare l’orfano, a dar da bere all’assetato, a soccorrere l’anziano e il bisognoso”.

La lettura del giorno è stato il racconto dei discepoli di Emmaus, due credenti che dopo la morte di Gesù, delusi da tutto ciò che è accaduto, decidono tornare verso il loro villaggio. Durante il tragitto lo stesso Gesù si accosterà a loro, ma non lo riconosceranno, ciechi per l’avvilimento, sino alla fine viaggio. “Se noi non ci lasciamo spezzare il velo che offusca i nostri occhi, se non ci lasciamo spezzare l'indurimento del nostro cuore e dei nostri pregiudizi, non potremo mai riconoscere il volto di Dio”.

Questo è stato il secondo giorno del Papa in Egitto, e Francesco è il secondo pontefice a visitare la terra del Nilo, dopo Giovanni Paolo II nel 2000. Arrivato ieri alle 14 ed accolto dal primo ministro dal premier egiziano Sherif Ismail, si è diretto subito, su di una Fiat Tipo verso il palazzo presidenziale di Ittihadiya al Cairo dove c’era ad attenderlo il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi.

Un discorso strettamente privato tra i due, dove non si sa se il Papa abbia parlato ad al-Sisi di Giulio Regeni. Certo è che nel discorso pubblico alle autorità egiziane ha posto l’attenzione sul rispetto dei diritti umani e sul dolore che delle famiglie.

Dopo questo intervento è andato all’all'Università di al-Azhar, il più prestigioso ateneo dell'Islam sunnita, per la conferenza internazionale di Pace promossa dal Grande Imam Ahmed al-Tayyib, il quale ha accolto con un fraterno abbraccio il Pontefice. 

Il Papa, anche davanti il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I, ha esordito in arabo "As-salamu 'alaykum". Che la pace sia con voi. Poi ha proseguito “si assiste con sconcerto al fatto che, mentre da una parte ci si allontana dalla realtà dei popoli, in nome di obiettivi che non guardano in faccia a nessuno, dall'altra, per reazione, insorgono populismi demagogici, che certo non aiutano a consolidare la pace e la stabilità: nessun incitamento violento garantirà la pace, ed ogni azione unilaterale che non avvii processi costruttivi e condivisi è in realtà un regalo ai fautori dei radicalismi e della violenza”.

È chiaro che l’obiettivo di Francesco per combattere il terrorismo è quello di riunire tutti i leader delle grandi religioni mondiali per combattere qualsiasi forma di estremismo perpetuata in nome di Dio, a tal proposito si è espresso con parole forti e fraterne “Viviamo sotto il sole di un unico Dio misericordioso", ha detto il Papa. E ancora: "In questo senso possiamo dunque chiamarci gli uni gli altri fratelli e sorelle perché senza Dio la vita dell'uomo sarebbe come il cielo senza il sole". 

Ultimo impegno di ieri, l’incontro con il patriarca dei copti, Papa Tewadros II.

Oggi invece il Papa ha concluso la sua visita con un pranzo in nunziatura con quindici vescovi copto cattolici e una preghiera con il clero, i religiosi, le religiose e i seminaristi.

È stata sicuramente una visita storica, come ha commentato anche il Grande Imam al-Tayyib, ed un passo per un ricongiungimento dei popoli in un periodo come questo. Un messaggio di pace, al di là di qualsiasi fede.

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