L'immigrazione non va in vacanza

Migranti a Ventimiglia Migranti a Ventimiglia ©Gabriele Guida
Il 4 Agosto, il sindaco di Roma Ignazio Marino, durante l'audizione in commissione parlamentare d'inchiesta sul sistema di accoglienza, ha lanciato l’allarme: “Roma non può effettivamente accogliere il 18-20% delle persone che arrivano nel Paese perché non abbiamo né le strutture né le risorse economiche”.

 

Ha inoltre fatto un appello al Governo dicendo che “servono abbastanza risorse per i mediatori culturali anche per sottrarre le persone ai rischi di comportamenti criminali, perché spesso ai flussi si associa una vera e propria tratta di esseri umani che vengono poi sfruttati una volta arrivati. Questa certamente non è una sfida di un'amministrazione comunale, ma che va affrontare dal Paese e dal Continente”.

Ed è proprio dal continente che arriva la notizia di una norma in Gran Bretagna, promossa dal governo conservatore di David Cameron, in cui all’"emergenza di Calais” si risponderà con veri e propri sfratti immediati (ed obbligati), da parte dei proprietari di casa che affittano stabili a persone prive di permesso di soggiorno senza badare al contratto d'affitto e senza attendere giudizi della magistratura.

E’ l’ennesima stretta del Regno Unito sulla questione immigrazione, dopo l’annuncio di un’ulteriore barriera prima dello stretto della Manica e l’appello all’Unione Europea, fatto assieme a Parigi, di risolvere il problema dell’immigrazione. Ma non tutti i sudditi di sua Maestà sono concordi con la linea politica del governo; la Chiesa d'Inghilterra, per bocca del vescovo di Dover, deplora le isterie di alcune reazioni e richiama "il dovere dell'accoglienza". Mentre pochi giorni fa è stato l'emissario dell'Onu per l'immigrazione internazionale, Peter Sutherland, a ridimensionare il fenomeno, ricordando come finora si contino al massimo in qualche centinaio gli “infiltrati" passati in Gran Bretagna, spesso "in fuga da persecuzioni" e dunque con diritto di asilo.

Eppure, che i Governi o l’Europa se ne occupino o meno, l’immigrazione non si ferma, e l’Oim, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, diffonde la cifra del raccapricciante bilancio dei morti di quest’anno nel Mediterraneo: oltre duemila migranti sono morti quest’anno mentre cercavano di raggiungere le coste europee. Secondo le statistiche, sottolinea l’Oim in un comunicato, la rotta del Mediterraneo centrale è di gran lunga la più pericolosa rispetto alle altre: quest’anno l’Italia e la Grecia hanno registrato un flusso simile di migranti (rispettivamente 97.000 e 90.500), ma 1.930 persone sono morte mentre cercavano di raggiungere l’Italia contro le 60 decedute in rotta verso la Grecia. E’ nello stretto di Sicilia che si raggiunge la maggior criticità perchè è proprio in questo tratto di mare che le imbarcazioni usate dai trafficanti, in pessime condizioni già al momento di partire, rischiano di naufragare. Sempre nel rapporto si legge anche che sono invece circa 188.000 i migranti salvati nel Mediterraneo dall’inizio dell’anno. 

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