MatteoRenzilogy: basta rottami, adesso al lavoro

 Intervistato dall'Espresso Matteo Renzi sottolinea limiti e debolezze del PD e rilancia una politica attiva sull'emergenza lavoro, inaugurando così uan campagna elettorale preventiva che lo vuole sindaco d'Italia.



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Nell'intervista pubblicata stamane dall'Espresso Matteo Renzi sembra essere entrato nella logica della successione: consapevole della fragilità del partito democratico, e di una legislatura che ogni giorno di più sembra essere anch'essa provvisoria, transitoria e precaria, il sindaco di Firenze si propone in maniera propositiva e dinamica verso le prossime elezioni e, la tanto chiacchierata possibilità di vederlo premier circolata nelle scorse settimane. Dalle pagine della rivista, Renzi, sebbene non attacchi direttamente Pier Luigi Bersani, palesa chiaramente perplessità sull'agire del PD: dall'incapacità di far risaltare i suoi parlamentari giovani e abili, al tardività nel proporre tagli ai costi della politica; evidenziando come tra smacchiatori giaguari e grilli parlanti, sembra che nessuno si preoccupi dell'emergenza lavoro. Tranne lui. Ovviamente.
Ed è proprio il lavoro un dei temi caldi su cui il primo cittadino si concentra. Renzi senza mezzi termini giunge dritto al sodo prendendo ad esempio il dramma della fabbrica Bridgestone di Bari: la notizia della settimana  - dice - è Bridgestone che chiude a Bari, non Grillo che chiude a Bersani. Il lavoro è quindi il primo punto di una non più ipotetica, ma bensì  molto concreta, agenda Renzi che per aprile-maggio prepara un vero e proprio Job Act, che possa dare l'avvio ad una ripresa del mercato lavorativo in Italia.
La MatteoRenzilogy, riparte quindi dal lavoro, parola in questo caso volutamente polisemica e aperta ad una serie di significati che se ben non dichiaratamente espressi sono facilmente leggibili tra le righe. Anzitutto lavoro per risanare la politica: in primis riforma della legge elettorale e annullamento del finanziamento pubblico ai partiti. Proposte che, affiancate al Job Act consolidano l'idea e l'immagine di un Matteo Renzi "lavoratore" e non più "rottamatore". Meno politicante nel senso stretto della parola, ma assolutamente in piena "campagna elettorale". Come lui stesso afferma, la chiave di una buona comunicazione con l'elettorato indeciso è infondere un senso di speranza: cosa che ai democratici è mancata finora. Tutto pronto, anzi già in atto a quanto pare per fare di Renzi il sindaco d'Italia. Ma se il futuro sembra una promessa che suona da tempo gradita alle orecchie di alcuni, la domanda più impellente resta sul presente, sulla quale, il sindaco di Firenze invece decide di sospendere ogni giudizio.

                                                                                                                                                                Luigi Paolicelli

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