MEDU presenta Esodi, la mappa web interattiva delle rotte dei migranti

Conferenza stampa Medu Conferenza stampa Medu @Gabriele Guida
Un nuovo punto di vista sui viaggio che i migranti affrontano per arrivare in Italia, meno tecnico e più umano. Esodi è una mappa web interattiva, in italiano ed in inglese, basata sulle testimonianze di mille migranti africani raccolte in quasi tre anni (2014-2016) dagli operatori e i volontari di Medici per i Diritti Umani, ed è stata presentata ieri, 13 settembre, presso la Sala della Stampa Estera a Roma.

 

Le principali rotte raccontate, sono quella occidentale dell’Africa subsahariana, che ha una durata media di venti mesi, ed una permanenza in Libia di quattordici; e la rotta orientale, che ha come punto di partenza i paesi del corno d’Africa e che ha come tempo di percorrenza medio 15 mesi e 3 mesi di permanenza in Libia.

Sul sito web, ad ogni rotta, nazione o città corrispondono una scheda che racconta brevemente il contesto, ed un’altra che invece racchiude focus e testimonianze dirette.

È sicuramente questo il punto di forza di Esodi, dar voce ai migranti e all’esperienza del loro viaggio. Così scorrendo tra le varie schede, e cliccando sulle varie città, punti di snodo per i viaggi, leggiamo dell’inferno che i migranti trovano quando arrivano ad Agadez in Niger, punto di inizio della via dell’Inferno, o a Sabha, in Libia, punto di arrivo. Continuando a navigare sulla mappa sentiamo l’angoscia del deserto, la paura quando d’un tratto ti fanno scendere dal pick-up, nel bel mezzo del nulla e ti lasciano lì, per giorni. O ancora peggio, quando dal pick-up cadi, e nessuno si ferma a raccoglierti. Più di uno racconta che è meglio morire in mare che nel deserto, la dipartita è più veloce.

Le informazioni sono state raccolte nei punti di maggiore operatività di Medu: il CARA di Mineo, il CAS di Ragusa, il centro Psyché a Roma. Altri dati sono stati raccolti anche a Ventimiglia ed in Egitto.

Esodi racconta inoltre la condizione di salute, fisica e mentale, in cui versano i migranti una volta giunti sul nostro territorio. Si evince da questo l’allarmante dato che oltre il 90% delle persone intervistate è stata vittima di violenza intenzionale, tortura, trattamenti inumani o degradanti, nel paese di origine o lungo la rotta, in particolare nei luoghi di detenzione e sequestro in Libia.

"Una volta che siamo arrivati a Sabah, sono stato portato da Imam Ghana, una persona del Ghana che gestisce il Ghetto a Sabah, che è un'enorme casa, senza finestre con più di 300 africani rinchiusi all'interno. E' stato terribile: ogni giorni c'era qualcuno che moriva, non c'era sufficiente posto per dormire, non c'era acqua potabile ed il cibo era scadente. Ci davano il telefono per chiamare i nostri familiari e chiedere i soldi per il riscatto. Se non potevi pagare 1.500 dinari libici (1.000 Euro), ti tenevano dentro e ti picchiavano”. Questa è una delle tante testimonianze che si trovano nel sito e che raccontano di come, nell’arco di quasi tre anni di viaggio, la propria dignità venga costantemente annientata. Altre testimonianze riportante in conferenza stampa richiamano immagini forti e raccontano di chi, ancora oggi, gli capita di sentire l’odore del sangue.

Nonostante la denuncia nei confronti delle istituzioni italiane per lo più assenti ed impreparate, Giuseppe Barbieri, coordinatore generale di Medu, è consapevole però che la questione dell’accoglienza non possa essere una tematica che debba essere affrontata unicamente dall’Italia, né tanto meno solo dall’Europa, ed invita così la comunità internazionale, tutta, a farsi avanti per creare delle soluzioni adeguate.

A chiudere la conferenza stampa è uno dei mediatori culturali di Medu, Angelo che, al termine del suo intervento in cui riportava alcune testimonianze e spiegava l’importanza della figura del mediatore culturale per poter istaurare dei rapporti comunicativi importanti e di fiducia, confessa “io mi commuovo quando vedo queste persone sorridere, non quando li vedo soffrire, perché vuol dire che gli hai ridato un pezzo della loro vita”.

 

La mappa web interattiva Esodi è consultabile cliccando qui

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