Migranti, a Ventimiglia nulla è cambiato

Accampamento sugli scogli a Ventimiglia Accampamento sugli scogli a Ventimiglia @G.Guida
Dopo un mese dall’incontro tra Hollande e Renzi all’Expo, in cui si è discusso del tema dei migranti, la situazione a Ventimiglia non è cambiata.

La loro presenza al confine è costante, molti si trovano nel campo allestito vicino la stazione dalla Croce Rossa, ma altri, lo zoccolo duro, poco più di una trentina di ragazzi per lo più sudanesi, si trovano lì, sulle sponde del mare, fermi, a due passi da una frontiera che non possono varcare liberamente. Accampati aspettano, sostenuti dal presidio “No Borders” che li supporta costantemente.

Sono ragazzi, Salim, Adam, Dallah, poco più che ventenni con occhi profondi e richieste semplici, andare altrove, superare una linea geografica. Combattono? No, la loro non è propriamente una lotta politica, piuttosto un necessità dettata dalle circostanze, eppure ciò che urlano a gran voce durante le manifestazioni che fanno davanti la frontiera è “da qui non ce ne andiamo perchè vogliamo vederci riconosciuti i nostri diritti di essere umani”.

E’ una situazione complessa quella che si va snocciolando lungo il nostro confine che, come ha scritto sull’Espresso (n.27 anno 2015) Scalfari, giornalista e già direttore della stessa testata, “dopo dieci anni di globalizzazione, il concetto di frontiera è di nuovo in auge. Se il limite rafforza l’identità, superarlo è un istinto eterno dell’uomo”. 

Questi ragazzi aspettano una possibilità e mentre aspettano giocano a calcio, domino, chiacchierano, e si riposano all’ombra prima di un’altra notte “da dormire sugli scogli”. 

Ventimiglia, Trieste, Ponte Mammolo, situazioni ferme in un limbo di aiuti volontari. Situazioni che sembrano scritte da Samuel Beckett. Una situazione al limite che ha trovato la sua staticità. “Sembra di stare in una bolla di sapone stando qui” dice Gianni, un veterano del presidio.

Eppure nonostante la situazione questi ragazzi non perdono di vista il loro obiettivo e la loro umanità.

 

Salim, un ragazzo con la faccia simpatica, neanche ventenne, è seduto sul muretto che separa il lungo mare dagli scogli dove c’è l’accampamento, cerca di chiamare un suo amico in Inghilterra, è lì che vuole andare. Sta solo cercando di capire come fare ad andar via. “Ci ho provato già tre volte a prendere un treno, e tre volte mi hanno rimandato indietro”. E’ l’ultimo giorno di Ramadan, ed il sole ormai è tramontato “andiamo a mangiare” dice “ho fame”. Il furgone di un’associazione francese che porta a tutti un pasto caldo è appena arrivato; i ragazzi si siedono a terra su tappeti appositamente stesi. Salim ha il compito di controllare l’ora, un suo amico invece quello di dire la preghiera, beve un sorso d’acqua ed incita un canto rivolto verso un mare ormai mischiato con il cielo. Adesso si può mangiare, e almeno per un’ora tutti sembrano felici.

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