Ocse: italiani "analfabeti"

L’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico della quale fanno parte i paesi più avanzati, sentenzia l'incapacità degli italiani a leggere e a fare i conti.

OECD-ignoranti

L’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico della quale fanno parte i paesi più avanzati, sentenzia la drammatica incapacità degli italiani a leggere e a fare i conti.

Con un’indagine divulgata martedì 8 ottobre 2013, ci colloca infatti in fondo alla classifica nel mondo sviluppato su questi due fronti. Un verdetto amaro, ma si tratta soltanto di un pezzo delle tristi verità che sono documentate da “Ignoranti”, il libro di Roberto Ippolito pubblicato da Chiarelettere.

Con dati a non finire, la descrizione di inverosimili comportamenti individuali e delle istituzioni e il racconto di tanti strafalcioni, Ippolito prova come l’Italia sia arretrata per il sapere e la conoscenza. Il libro riguarda l’intera società italiana, adulti e giovani: i deficit dei primi sono trasmessi ai secondi.

In base ai risultati del “Programme for the International Assessment of Adult Competencies”, l’Ocse valuta gli italiani ultimi al mondo per le capacità linguistiche e al penultimo posto per quelle matematiche.

Dalle pagine di “Ignoranti” risulta già quanto sia il basso livello delle competenze alfabetiche e di quelle tecniche e scientifiche e come i giovani arrancano in rapporto alla qualità dei coetanei all’estero. L’Ocse ricorda che un adulto su due ha raggiunto al massimo la licenza media. E’ questo un punto al quale Ippolito dedica particolare attenzione: la situazione dei giovani è molto preoccupante dal momento che l’abbandono precoce degli studi è fra i più alti d’Europa, con gravissimi effetti sociali.

Ed è “Ignoranti” a denunciare come l’Italia sia ultima nel continente per numero di laureati, ma nel disinteresse generale: dal 2003 in poi, anno dopo anno, diminuiscono le immatricolazioni all’università. Si continua ad andare a marcia indietro e non succede nulla. Del resto lo studio non viene premiato adeguatamente con il lavoro.

Il libro di Ippolito ricostruisce il degrado diffuso della scuola italiana, al di là della passione e volontà di tanti che si impegnano generosamente. Una scuola che ha anche una inadeguata familiarità, come tutto il paese, con i computer e con internet. Soltanto il 58% dei partecipanti ai test dell’Ocse è stato in grado di farli al computer. Nel capitolo sui “neoanalfabeti ai tempi di internet”, “Ignoranti” fornisce tutti i numeri del ritardo italiano in questo campo, evidenziando anche le conseguenze. Perché, come dice il sottotitolo del libro, “l’Italia che non sa” è “l’Italia che non va”. Nel paese di “Ignoranti” l’economia continua ad andare giù.

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