Presentata la Relazione annuale della Banca d’Italia

l'imprenditrice Luisa Todini l'imprenditrice Luisa Todini foto Agrpress
È stata presentata mercoledì 31 maggio 2017 presso Palazzo Koch - via Nazionale 91 - a Roma la Relazione annuale della Banca d’Italia relativa all’anno 2016.

Serve una politica dalla “veduta lunga”. Nelle considerazioni finali il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco lancia un monito a chi governa: “Il consenso va ricercato con la definizione e la comunicazione di programmi chiari, ambiziosi, saldamente fondati sulla realtà”. Perché l'Italia è reduce “dagli anni peggiori della sua storia in tempo di pace”, le conseguenze della doppia recessione sono state “più gravi di quelle della crisi degli anni Trenta”. Le eredità più pesanti sono il debito pubblico e i crediti deteriorati delle banche. Ma il Paese si può riprendere, può tornare a crescere con energia, a condizione che chi governa abbia a cuore i benefici per i cittadini.

La difficoltà non è tanto la data delle elezioni, quanto il distacco della politica da una perenne campagna elettorale: no a politiche a corto raggio. Il governatore si dichiara invece fiducioso sul fatto che “al di là dell'incertezza politica”, si ottengano “risultati che servono l'interesse generale, tenendo conto di chi rimane indietro e di chi arretra, liberando l'economia da inutili vincoli, rendite di posizione, antichi e nuovi ritardi".

Le previsioni per l'economia non sono entusiasmanti: “Agli attuali ritmi di crescita il Pil tornerebbe sui livelli del 2007 nella prima metà del prossimo decennio”. Ma anche così si può fare molto per abbattere il debito e farlo tornare sotto il 100%, rilanciare la produttività, l'occupazione, l'innovazione.

Due sono le palle al piede che gravano maggiormente sullo sviluppo dell'Italia, frenando la produttività e favorendo un aumento del distacco fra Nord e Sud: il debito pubblico e i crediti deteriorati. Non vanno visti come situazioni isolate, ma, al contrario. hanno uno “stretto legame con le difficoltà dell'intera economia”. Inoltre, entrambi rappresentano fattori di debolezza “che riducono i margini di manovra dello Stato e degli intermediari finanziari; entrambi rendono vulnerabile l'economia italiana alle turbolenze sui mercati e possono amplificare gli effetti delle fluttuazioni cicliche”.

Pertanto, è fondamentale agire senza indugio: le soluzioni ci sono. In particolare per il debito “nell'attuale fase di ripresa, pur moderata, è possibile intraprendere un processo di consolidamento duraturo attraverso politiche di bilancio prudenti, mirate non solo a ridurre il disavanzo, ma anche a rivedere le composizioni delle spese e delle entrate”. Il governatore sostiene che politiche di bilancio adeguate possono condurre ad un rapporto debito/Pil al di sotto del 100% in circa un decennio. Una previsione che tiene conto della crescita debole, che si manterrà, ritiene la Banca d'Italia, intorno all'1% annuo, e un'inflazione al 2%, a condizione che ci sia un saldo primario in avanzo del 4% del Pil. “Non è un impegno da poco”, riconosce Visco, “ma non è al di fuori della nostra portata”.

Servono pertanto misure correttive nell'ordine di 1,5 punti percentuali del Pil nel triennio 2018 - 2020, misure che permetteranno anche di evitare l'aumento delle aliquote Iva previsto dal prossimo anno. Serve, soprattutto, “un impegno costante e prolungato nel controllo dei conti pubblici”: ancora una volta, no alle politiche a corto raggio.

Alla fine del 2016 i crediti deteriorati delle banche, conseguenza inevitabile della crisi, sottolinea il governatore, erano pari ad oltre centosettanta miliardi, il 9,4% dei prestiti complessivi. Inizialmente, ricorda Visco, quando la questione si è manifestata in tutta la sua gravità, "un intervento dello Stato non appariva compatibile con le condizioni di finanza pubblica”. Tuttavia, in seguito, a partire dal 2013, secondo Bankitalia tale intervento è diventato auspicabile, ma è stato impedito “dagli orientamenti in materia di aiuti di Stato assunti dalla Commissione Europea a metà del 2013”. Ora il dibattito è in corso: la Banca d'Italia è schierata a favore di tale ipotesi, ma, in ogni caso, chiede alla Commissione Europea che la questione venga definita rapidamente, in quanto continuare a fluttuare nell'incertezza “rallenta la definizione delle transazioni in corso, scoraggia quelle che potrebbero realizzarsi nei prossimi mesi”.

Anche il mercato del lavoro è stato massacrato dalla crisi: alla fine del 2016, ricorda Visco, meno del 60% delle persone fra i venti ed i sessantasette anni avevano un impiego, ed era occupata solo una donna su due. Esiste la situazione dei Neet, la precarietà, ma anche il calo della popolazione: “Un aumento della partecipazione al mercato del lavoro e un inserimento efficace e razionale degli immigrati saranno elementi necessari per lo sviluppo futuro del Paese”. Tuttavia, occorre che cresca la produttività, e, per farla crescere, servono investimenti pubblici, occorre investire nelle nuove tecnologie. “Solo l'innovazione nella produzione di beni e servizi è in grado di assicurare allo stesso tempo aumento dei redditi e più elevata occupazione in quantità e qualità”.

Visco ribadisce poi la posizione della Banca d'Italia: no a politiche antieuropee, “è un'illusione pensare che la soluzione dei problemi economici nazionali possa essere più facile fuori dall'Unione economica e monetaria”.

In chiusura, Visco aggiunge alle considerazioni finali una difesa dell'operato: “La Banca d'Italia negli ultimi anni è stata criticata anche in maniera aspra, siamo stati accusati di non aver capito cosa accadeva o di essere intervenuti troppo tardi. Non sta a me giudicare, posso solo dire che l'impegno del direttorio è stato massimo”. E ancora. “Non c'è stata piena consapevolezza anche al livello politico dei rischi derivanti dalle norme sul bail in e della vendita, che era del tutto legittima secondo le norme, delle obbligazioni subordinate delle quattro banche finite in risoluzione”.

 

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Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.


 


 

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