Presentato al Senato il rapporto 2013 della Societa’ Geografica Italiana “Politiche per il territorio”

Dopo decenni di tentativi di politiche di sviluppo in Italia, il nostro paese rispetto al resto d’Europa presenta ancora al suo interno gravissime questioni territoriali tutt’ora irrisolte: primo fra tutti il forte divario tra nord e sud con una parte del Paese decisamente integrata nell’asse forte dell’Unione Europea e l’altra costantemente al margine.

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Dopo decenni di tentativi di politiche di sviluppo in Italia, il nostro paese rispetto al resto d’Europa presenta ancora al suo interno gravissime questioni territoriali tutt’ora irrisolte: primo fra tutti il forte divario tra nord e sud con una parte del Paese decisamente integrata nell’asse forte dell’Unione Europea e l’altra costantemente al margine. E’ questo uno dei nodi affrontato dal Rapporto 2013 della Società Geografica Italiana presentato il 29 gennaio 2014 al Senato dai due curatori, Carlo Salone e Ugo Rossi dell’Università di Torino, alla presenza del Ministro per le Riforme Costituzionali, Gaetano Quagliariello. Intervenuto con un video messaggio anche il Ministro per la Coesione Territoriale, Carlo Trigilia.

Ad aprire la mattinata Ernesto Mazzetti, dell’Università di Napoli Federico II con la lettura di un messaggio del Presidente del Senato, Pietro Grasso che si soffermava ed evidenziava due interessanti tematiche sviluppate nel Rapporto. Il primo riguardante “la necessità di attuare politiche di sviluppo territoriali che abbiano come paradigma fondante una più efficiente sinergia economica e decisionale tra lo Stato, le Istituzioni regionali, gli enti locali e il mondo imprenditoriale”. L’altro identificato nell’”esigenza di promuovere una territorializzazione delle politiche di sviluppo intesa come decentramento della Governance e della responsabilità dell’azione territoriale dello Stato al fine di valorizzare il capitale umano, culturale, ambientale e imprenditoriale operanti su un dato territorio”.

Il lavoro della Società Geografica, muovendo da una riflessione critica sulle politiche di sviluppo locale sperimentate a partire dal secondo dopoguerra ad oggi, suggerisce possibili percorsi di azione di politica territoriale che si basano sulla necessità di aprire lo sviluppo locale alla sempre più intensa circolazione di azioni, conoscenze e pratiche sociali propria della globalizzazione. Secondo il Rapporto 2013 bisogna ripartire da vocazioni territoriali e produttive ritenute di valore prioritario per lo sviluppo dell’economia: il turismo, l’immigrazione, i trasporti, la logistica, la valorizzazione del Made in Italy, la mobilità, l’industria, l’agricoltura, l’artigianato, le economie locali sostenibili. Il Rapporto 2013 suggerisce di dare vita a “coalizioni transregionali per lo sviluppo locale”, aggregazioni in grado di generare un sistema economico di tipo reticolare che vada al di là dei confini regionali rigidamente delineati dallo sviluppo economico locale figlio della riforma del Titolo V.

“L’Italia deve mettere mano ad un cambiamento radicale delle sue politiche territoriali. Quelle fino ad ora messe in campo hanno generato un aumento della spesa pubblica” ha dichiarato il ministro Quagliariello intervenuto al dibattito. “Ma ora – ha continuato il capo del dicastero per le Riforme Costituzionali – lo scenario è cambiato e non ce lo possiamo più permettere. Il nostro tallone d’Achille – ha spiegato Quagliariello - risiede nell’incapacità di adottare decisioni efficaci e tempestive”. La ricetta per la ripresa suggerita dal Ministro risiede nel “superamento del bicameralismo paritario e nella razionalizzazione del processo legislativo”. “E’ necessario adottare come accade nelle principali democrazie europee meccanismi istituzionali che consentano di ridurre quella micro legislazione di spesa che contraddistingue il nostro sistema da quaranta anni e che ha frenato lo sviluppo impedendo qualsiasi politica di riduzione della pressione fiscale. Vi è poi il grandissimo capitolo delle funzioni e delle competenze legislative e amministrative attribuite a diversi livelli di governo che costituisce l’altro piombo nelle aree della ripresa italiana. L’imprecisa e frettolosa declinazione dei principi di autonomia e responsabilità degli enti territoriali compiuta dalla riforma del Titolo V del 2001 ha reso il nostro sistema ostile rispetto ai nuovi investimenti produttivi rappresentando un fattore di deterrenza per le imprese, in particolare per le imprese estere. Oggi – ha spiegato nel suo discorso il Ministro - a distanza di più di dieci anni dalla riforma emerge un’eccessiva frammentazione nel reparto delle competenze che dovrebbe essere superata a favore di un decentramento amministrativo più equilibrato e più funzionale allo sviluppo economico e sociale. Bisogna dunque procedere spediti verso una riforma costituzionale che intervenga sul problema delle competenze legislative e amministrative tra i diversi livelli di governo e regoli in modo chiaro e definitivo i rapporti finanziari tra Stato e autonomie territoriali. Questa riforma sul piano istituzionale deve essere accompagnato da un’efficace strategia sul piano più strettamente economico. Non può bastare qualche migliaio in più per la spesa pubblica per colmare il divario che ci separa dall’Europa. Accanto a queste misure è necessario portare alla luce il capitale umano, civile, strutturale e storico”. Anche il Ministro Trigilia, intervenuto con un video messaggio, è d’accordo con le ipotesi di ricrescita del paese e dei soggetti locali suggerite dal Rapporto della Società Geografica. “Il rapporto propone una connessione interessante tra locale e globale approdando a possibili coalizioni transregionali legate a specifiche filiere: come quella dell’accoglienza (turismo, immigrazione), delle connessioni (trasporti, logistica, mobilità), la coalizione del fare (industria, agricoltura, artigianato), e quella vivibilità con la green economy e smart cities. Una prospettiva che è anche molto presente nell’attuale tentativo di  programmazione dei fondi strutturali 2014-2020, e che si ritrova in particolare nell’attenzione alle reti di cooperazione e di scambio tra le città metropolitane. Per la prima volta – anticipa e conclude Trigilia - avremo un programma operativo nazionale esteso a tutto il Paese che sarà dedicato alla modernizzazione delle città metropolitane come motore dell’innovazione e come sede di sperimentazione delle pratiche delle smart cities e dell’uso delle nuove tecnologie per migliorare la qualità dello sviluppo urbano”.

  • Ernesto Mazzetti, Carlo Salone, Duilo Gammara, Gaetano Quagliariello, Ugo Rossi
  • Autore: Maurizio Riccardi
  • Rapporto 2013 Societa’ Geografica Italiana “Politiche per il territorio”
  • Autore: Maurizio Riccardi

Pubblicato in Attualità

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