Ricerca Ires:"Professionisti a quali condizioni?"

Roma 27 Aprile 2011 - E' stata presentata, presso la sala Carte geografiche di via Napoli, a Roma, la ricerca dell'Ires promossa da Consulta delle Professioni e Filcams Cgil "Professionisti a quali condizioni?". L'indagine ha esplorato le condizioni di lavoro, professionali e le esigenze di protezione sociale dei professionisti autonomi, dipendenti e praticanti.

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Roma 27 Aprile 2011 - E' stata presentata, presso la sala Carte geografiche di via Napoli, a Roma, la ricerca dell'Ires promossa da Consulta delle Professioni e Filcams Cgil "Professionisti a quali condizioni?". L'indagine, presentata da Daniele di Nunzio, Salvo Leonardi (ricercatori Ires) con Franco Martini (segr. Gen. FILCAMS Cgil) e Danilo Barbi (Seg. Conf. Cgil) ha esplorato le condizioni di lavoro, professionali e le esigenze di protezione sociale dei professionisti autonomi, dipendenti e praticanti.

Gli ultimi decenni, assieme ai grandi cambiamenti registrati sul versante del lavoro dipendente della flessibilità/precarietà, hanno prodotto effetti rilevanti anche sull'assetto del lavoro autonomo e in particolare sul lavoro professionale a livello Europeo.
In Italia, l'attenzione siè concentrata unicamente sulle problematiche e le derive negative prodotte sul versante del lavoro subordinato, ma non si è analizzato a sufficienza il mondo del lavoro autonomo e professionale, ne si è intervenuto, contrariamente alla legislazione introdotta nel resto d'Europa, sul versante degli equilibri economici e sociali che, man mano, si spezzavano sul versante del lavoro autonomo e professionale. I risultati della ricerca IRES mettono in luce che questo disequilibrio non è tanto prodotto dalla costrizione ad usare forme improprie di lavoro (8,5%), che pure è un fenomeno presente e preoccupante su cui agire tempestivamente. La scarsa autonomia riguarda il 19,6% del campione, la gestione definita e controllata di un orario di lavoro il 24,4%, un contratto stipulato sulla base della durata e non sui risultati della prestazione il 20,2%.
Tutti fenomeni presenti e che vanno ricondotti alle corrette forme e modalità d'utilizzo.
I processi di cambiamento degli ultimi decenni hanno indebolito i rapporti di forza che consentivano al singolo professionista o lavoratore autonomo di poter agire sul mercato con sufficente capacità contrattuale. Dall'indagine emerge chiaramente, infatti, come il lavoro autonomo non sia più lo stesso perché la capacità di contrattare del singolo professionista nei confronti dei propri committenti non è più in equilibrio e, infatti, il 58,4% di loro dichiara una possibilità pessima o insufficiente di riuscire a contrattare le condizioni di lavoro e, in Italia, non si è intervenuti dal punto di vista legislativo o contrattuale per riequilibrare la parte contraente che si stava indebolendo.

 


 

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Pubblicato in Attualità

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