Rigenerazione, riflessioni su lavoro e sindacato proposte dalla FAI Cisl

Rigenerazione, riflessioni su lavoro e sindacato proposte dalla FAI Cisl
Il Segretario Generale della Fai Cisl Onofrio Rota ha inaugurato il 15 settembre i lavori dell’evento “Rigenerazione” svolto presso il Seraphicum di Roma.

“L’innovazione – ha aggiunto Rota – non è soltanto quella tecnologica ma anche contrattuale. Con il contratto siglato nell’industria alimentare, ad esempio, le parti sociali hanno avuto il coraggio di normare cose essenziali come la formazione per tutti, lo smartworking, la classificazione dei lavoratori, il fondo sanitario: per questo la mancata sigla, da parte di alcune associazioni di imprese capitanate da Federalimentare, per la divergenza su pochi euro riguardanti la parte economica, rappresenta una miopia e una mancanza di visione che non ci aspettavamo, specialmente in questo momento, in cui tante imprese hanno un bisogno enorme di nuovi strumenti per governare i cambiamenti in corso”.

Sono tanti gli interventi che hanno fatto seguito a quello del leader della Fai Cisl, con la moderazione della giornalista di La7 Flavia Fratello. Giuseppe De Rita, Presidente del Censis, ha descritto la tenuta della società italiana durante la pandemia sottolineando però la tendenza ad agire in nome dell’individualità più che sotto una spinta collettiva: “Temo che la pandemia possa rafforzare le divisioni e l’individualità; nella storia d’Italia ci sono stati alcuni atteggiamenti quasi eroici, come quelli dei padri fondatori della Cisl: fecero una scommessa sul “noi”, mentre oggi si esalta l’io, il narcisismo. Ancora oggi serve chi va controcorrente e interpreta la società con il noi anziché l’io. Anche la logica del bonus risponde a meccanismi di rapporto tra potere e individuo. Ancora oggi fare sindacato vuol dire andare contro una logica complessiva della società di tipo individualista e soggettivistica. Lo sviluppo è fatto dalle persone, dal loro impegno quotidiano, non dagli intellettuali che scrivono visioni”.

Domenico Arcuri, Amministratore Delegato di Invitalia e Commissario per l'emergenza Coronavirus, si è soffermato su alcuni aspetti che riguardano la pandemia e la riapertura delle scuole: “Ad oggi 19mila istituti scolastici italiani hanno ricevuto 136 milioni di mascherine chirurgiche gratuite e 450 mila litri di gel igienizzante, non era scontato, così come forniremo tutti i banchi richiesti dalle scuole: abbiamo una grande occasione per rimodernare le nostre strutture scolastiche”. “Come italiani – ha detto Arcuri – dovremmo ogni tanto essere orgogliosi: davanti la pandemia siamo stati una comunità straordinaria. Purtroppo una pandemia non è come un terremoto, che lascia macerie: è un evento e un flusso, ogni giorno cambiano dati e situazioni. Davanti all’emergenza del Covid19 nessuno era preparato, neanche la stessa comunità scientifica, anche per questo ero inorridito quando qualcuno in tv dichiarava che il virus non c’era più. Avere memoria di ciò che è accaduto è importante per il nostro civismo”. Un omaggio di Arcuri è stato fatto a tutti i lavoratori dell’agroalimentare: “Insieme a chi ha continuato a trasportare merci hanno saputo garantire il cibo sulle tavole degli italiani, una sfida non scontata”.

Il Professor Michele Tiraboschi, dell’Università di Modena e Reggio Emilia, si è invece soffermato sul bisogno di riscoprire attraverso il diritto le relazioni e la centralità della persona: “Lo stesso smartworking ha reso evidente il ruolo del sindacato e dei delegati nel saper costruire risposte normative per tutelare la libertà delle persone. Il sindacato è fondamentale per migliorare i luoghi di lavoro nella quotidianità, non solo ogni tre anni quando si sigla un nuovo contratto”. Quanto all’agroalimentare, Tiraboschi ha sottolineato come nel settore agricolo il contratto collettivo e quello territoriale abbiano anticipato tanti bisogni di decentramento emersi oggi, assieme a una bilateralità preziosa che merita di essere valorizzata. 

L’economista Suor Alessandra Smerilli ha invece illustrato alcune proposte da sviluppare per tenere insieme vita e lavoro: “Solo il 54% degli uomini ha contribuito alla vita familiare durante lo smartworking del lockdowen, per questo servono nuovi strumenti di welfare”. Componente della task force voluta da Papa Francesco per la gestione della crisi, Suor Alessandra Smerilli ha sottolineato come la pandemia abbia accelerato l’economia digitale e la formazione on line. È lecito prevedere che si riducano sempre di più le ore di lavoro: “Occorre chiamare part time quello che da sempre consideriamo normale tempo di lavoro – ha detto la docente – partendo ad esempio dal principio che nessuno dovrebbe lavorare più di 30 ore la settimana. Occorre preparare il futuro, non prepararsi”. Come affermato da Papa Francesco, “peggio di questa crisi c’è solo il pericolo di sprecarla”.

Ad Ermete Realacci il compito di illustrare le sfide ecologiche dell’economia attuale e futura. Esiste un trend verso la green economy difficile da negare. “Il Presidente USA Trump aveva due slogan per la sua campagna elettorale: la costruzione del muro contro il Messico e il rilancio del carbone americano. Eppure da quando c’è lui il consumo di carbone è crollato e hanno chiuso 50 imprese”. L’Italia ha una leadership sull’economia circolare, abbiamo un’agricoltura che consuma meno residui chimici di tutte le altre. Non possiamo e non dobbiamo imitare l’Arizona, abbiamo altre capacità e risorse. Siamo ad esempio secondi esportatori del legno arredo, recuperiamo più legno di tutti, anche se non abbiamo una vera filiera del legno. Sarà importante come saranno usate le risorse economiche messe a disposizione dall’Europa dopo il grande lavoro svolto dal governo italiano. Oggi l’Europa ha ritrovato un’anima con il recovery plan. Ma l’Europa non ci darà un euro per il tunnel sotto lo stretto o per abbassare l’IVA, come proposto da qualcuno”. Realacci ha citato l’esempio della Francia, che ha già presentato un piano, anche se avrà meno risorse, un piano in pochi e chiari punti in cui primeggia il rilancio dell’economia verde. Un passaggio del Presidente di Symbola ha riguardato lo sfruttamento in agricoltura: “Bisogna aumentare il valore della filiera. Guardiamo alla crisi di alcuni anni fa dovuta al metanolo, la situazione è cambiata quando l’Italia ha puntato sulla qualità molto più che sulla quantità, e ha saputo riprendersi e trasformare il vino italiano in eccellenza mondiale”.

Presente all’evento anche Krjstian Bragason, Segretario Generale dell’Effat, il sindacato agroalimentare europeo: “L’Italia – ha detto il sindacalista – è stato uno dei Paesi più colpiti, ma grazie a una contrattazione forte ha saputo gestire l’emergenza e tutelare la salute dei lavoratori molto più che altrove. Con la pandemia è emerso fortemente il ruolo di tanti lavoratori migranti in agricoltura, spesso in condizioni di sfruttamento, anche nei Paesi del Nord Europa. Ci siamo attivati con la Commissione Europea per cercare di far capire che anche la nuova PAC sarà fondamentale per difendere questi lavoratori e non finanziare più le imprese che non applicano i contratti”.

Carlo Cottarelli, Direttore dell'osservatorio sui conti pubblici italiani, ha affrontato invece le priorità per rilanciare l'economia italiana, collegate in modo diretto o indiretto con il recovery fund: “Serve un rilancio degli investimenti pubblici, per far ripartire la domanda e anche per investire sul futuro, bisogna far ripartire poi gli investimenti privati, dove il freno è la burocrazia, poi bisogna accorciare i tempi della giustizia, soprattutto quella civile e amministrativa; altra sfida è la spesa per l'istruzione e per l'università che, nel lungo periodo, garantisce la maggiore crescita di un Paese. È essenziale formare il capitale umano, sostenere gli asili nido. Ma sulla spesa universitaria pro capite siamo al penultimo posto in Europa, così come per i laureati”.

È intervenuta poi Annalisa Magone, Presidente di Torino Nord Ovest. Al centro del suo intervento  Dobbiamo decidere se l’innovazione tecnologia può essere opportunità per tutti o per pochi. Lo stesso Mattarella ha messo in guardia dai pericoli del divario digitale. Oggi le tecnologie sono pervasive. Spesso si incontrano persone che non capiscono le opportunità di industria 4.0, ma se si chiede loro se acquistano biglietti online o in agenzia non hanno dubbi sull’utilità della tecnologia”. Magone ha fatto riferimento a strumenti tecnologici come la blockchain, che consente di tracciare in maniera certificata ogni passaggio della lavorazione, senza perdere alcun dato. Ma la centralità della persona, che è un principio basilare per la Fai e per la Cisl, non è una presa di posizione generica: la sfida è mettere tutti in condizione di usare le nuove tecnologie senza subirle”.

A concludere gli interventi della mattina è stato il Segretario Confederale della Cisl nazionale Andrea Cuccello, che ha ricordato lo sforzo del sindacato per realizzare il Protocollo sulla sicurezza, rilanciando la capacità di essere protagonisti nel gestire una situazione di emergenza come quella della pandemia. “La prima azione industriale che serve al Paese – ha detto Cuccello – è quella della rete sanitaria, che dovrà unire Nord e Sud. Poi servono infrastrutture che leghino l’Italia all’Europa, tenendo ben presente a mente che un miliardo di euro in edilizia porta 17 mila posti di lavoro. Se poi non investiamo in formazione e ricerca ci ritroviamo fatti come quelli di Colleferro. Serve una rete sociale forte – ha poi affermato Cuccello – per non lasciare sole le persone, prive di supporto”. Un passaggio ha riguardato il Decreto Semplificazione: “Sburocratizzare è importante, ma è mancato il confronto con le parti sociali, e si continua a stare in una logica in cui non c’è la persona al centro ma forme di deresponsabilizzazione. Le grandi mafie hanno acceso le spie per entrare nei circuiti di finanziamento, servono più relazioni con le parti sociali anche per evitare questo”. Cuccello ha anche definito “eccezionale” il lavoro svolto dalla Fai per il rinnovo contrattuale nell’industria alimentare: “Durante il lockdown il settore ha tenuto, insieme al personale della sanità, dei servizi pubblici essenziali. Tutta la filiera agricola ha mantenuto un senso di normalità nel Paese, senza questi lavoratori la tensione sarebbe saltata alle stelle”.

Pubblicato in Attualità
Giovanni Currado

Responsabile editoriale dell'agenzia Agr Srl.
Giornalista e fotografo, autore di diversi reportages in Asia e Africa. Responsabile dello studio dell'immenso archivio fotografico Riccardi e curatore della collana "Fotografici" per Armando Editore.

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