Salario minimo, raggiunto l’accordo in Europa

Salario minimo, raggiunto l’accordo in Europa Claudio Centonze © UE, 2022
Tra la notte di lunedì 6 e martedì 7 giugno, è stato raggiunto un accordo sulla proposta di direttiva su “un equo salario minimo”.
Il primo passo di un lungo processo che, però, mette in chiaro cosa l’Unione europea non farà: non introdurrà un salario minimo uguale in tutti paesi; non interverrà nel processo decisionale nazionale e la Commissione non imporrà la definizione di un salario minimo per legge in quei paesi dove i minimi sono stabiliti nei contratti collettivi.
 
“Nei nostri orientamenti politici abbiamo promesso una legge per garantire salari minimi equi nell’Ue. Con l’accordo politico di oggi – scrive su Twitter la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen – sulla nostra proposta su salari minimi adeguati, portiamo a termine il nostro compito. Le nuove regole tuteleranno la dignità del lavoro e faranno in modo che il lavoro paghi”.
 
La direttiva si limita a stabilire procedure per assicurare l’adeguatezza dei salari minimi laddove esistono; a promuovere la contrattazione collettiva per stabilire i salari e ad aumentare l’accesso effettivo alla tutela del salario minimo per i lavoratori che vi hanno diritto in base al diritto nazionale.
 
Gli Stati membri dell’Ue che hanno salari minimi in vigore dovranno stabilire un quadro procedurale, che permetterà di arrivare a salari minimi adeguati ed equi, al fine di fissare e aggiornare i salari minimi secondo una serie di criteri, promuovendo la contrattazione collettiva nel pieno rispetto delle diversità nazionali.
 
In Italia non tutti i partiti sono d’accordo nell’adozione del salario minimo, la maggioranza è spaccata e nuovi scontri politici sul tema potrebbero arrivare presto.
 
Se da una parte abbiamo grande soddisfazione del ministro del Lavoro Andrea Orlando, che via Facebook commenta: “l'Europa si presenta con una buona notizia ai lavori dell’Ocse a Parigi. L’ok alla direttiva sul salario minimo apre una prospettiva per contrastare il lavoro povero e per dare a tutti i lavoratori un salario dignitoso. L’Italia si è battuta per questo importante risultato che estende tutele e diritti ai lavoratori europei. Un passo importante per concretizzare l'Europa sociale e del lavoro”. Dall’altra parte il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti afferma: “l'accordo raggiunto dall’Ue sulla direttiva per il salario minimo lascia grandi margini ai Paesi membri per declinare questo principio in base alla realtà e alle caratteristiche di ogni Paese. Per esempio, noi abbiamo una contrattazione molto avanzata, anche di secondo livello e quindi, in qualche modo, questo strumento non deve penalizzare delle forme che abbiamo sperimentato con successo”.
 
Nicolas Schmit, Commissario Ue al Lavoro, lascia via libera al nostro Paese: “In Italia è in corso un dibattito molto forte e ampio su come rafforzare un sistema di contrattazione collettiva nel vostro paese ed eventualmente introdurre un salario minimo. Non imporremo un salario minimo politicamente, non è questo il problema. E penso che questo strumento sia un contributo a questo dibattito”.

L’intesa ora dovrà essere approvata in via definitiva dal Parlamento Europeo e poi ratificata dal Consiglio UE. Una volta pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'UE, la direttiva entrerà in vigore dopo 20 giorni e gli stati europei avranno poi due anni di tempo per recepirla, con il vincolo di raggiungere l’obiettivo di un salario dignitoso.

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