Sciopero dei riders: "il 26 marzo non ordinate"

Sciopero dei riders: "il 26 marzo non ordinate" Photo by Carl Campbell
“Per un giorno non usufruite del servizio”. Così i rider hanno dichiarato lo stop alle consegne di cibo a domicilio su tutto il territorio nazionale. Per l’intera giornata di venerdì, infatti, i rider non saliranno in sella alle loro bici.

Lo sciopero, indetto dalla rete “Riders x i diritti”, ha come obiettivo quello di tornare al tavolo delle trattative per definire un nuovo contratto collettivo nazionale che vada oltre quello attuale, firmato da Assodelivery e dall’unico sindacato Ugl, nel quale è previsto il mantenimento dei rider lavoratori autonomi con un compenso minimo per consegna di dieci euro lordi l’ora, determinato sulla base del tempo stimato. Nel concreto, la tariffa viene elaborata prima della consegna, senza un calcolo dei reali tempi di esecuzione.
 
“Lo scorso fine settimana – racconta Valerio, 41 anni, rider di Deliveroo dal 2017 – davanti al McDonald’s di corso Francia eravamo 64 fattorini. Il locale non riusciva a evadere tutti gli ordini e c’è chi ha dovuto aspettare anche 50 minuti prima di partire per la consegna. Tutto questo tempo – spiega il rider – non ci viene pagato”.
 
I sindacati confederali e la rete indipendente dei fattorini mirano alla stabilizzazione di tutti i lavoratori in bici, sulla scia di quanto già sta avvenendo per i ciclo fattorini di JustEat.
 
Il rider non è più il lavoro di una volta. “Una consegna da Ottavia a via Cortina D’Ampezzo – racconta Valerio – volevano pagarmela 4,37 euro. Ho rifiutato l’ordine, ci avrei rimesso. Queste – commenta in modo aspro – sono oggi le tariffe”.
 
Inoltre, rivela come le aziende intraprendono una specie di asta al contrario: “ti inviano un ordine con una tariffa molto bassa, se tutti i fattorini lo rifiutano, allora ricalcolano un prezzo più alto”.
 
A niente è servito l’ultimo incontro, tenuto a gennaio, per ottenere condizioni di lavoro migliori. Anzi, come testimonia anche Franco (nome di fantasia di un rider di 38 anni), le condizioni sono peggiorate. “I guadagni sono diminuiti di circa il 20%”.
 
“L’attuale contratto – spiega Franco, temendo ripercussioni sia dalle aziende sia da alcuni colleghi – piace solo a chi continua a guadagnare bene evadendo le tasse, sono gli stessi che non vogliono diventare subordinati”.
 
Franco ironizza, raccontando come i rider abbiano fatto la fine della rana bollita di Chomsky. “Piano piano – spiega – hanno ampliato le zone da servire e ristretto le paghe. In questi giorni Deliveroo ci ha inviato una mail capovolgendo il messaggio: ha scritto di non preoccuparci perché non scenderà sotto la soglia minima di 2,20 euro a consegna. Eppure ora la tariffa è di 3,73 euro. E non dovremmo preoccuparci?”.
 
Quella di Deliveroo non è la condizione peggiore, anzi c’è anche di peggio come rivela Antonello Badessi, di Rider x i diritti di Roma: “ormai ci sono piattaforme come Uber Eats che pagano consegna anche 80 centesimi. Le piattaforme – spiega il rappresentante romano di Riders x i diritti – vengono incontro al cliente che ha meno soldi attraverso sconti e campagne di consegna gratuita, ma lo fanno sulle spalle del lavoratore. Sono aumentati – afferma Badessi – i rider a causa della perdita di lavoro e si sono ridotti i ristoranti rimasti aperti al solo delivery”. E, come commento finale, afferma: “sono gli effetti della pandemia”.

Pubblicato in Attualità

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