Sicurezza sul lavoro e rinnovo dei contratti, i motivi dello sciopero dei dipendenti pubblici

Sicurezza sul lavoro e rinnovo dei contratti, i motivi dello sciopero dei dipendenti pubblici Foto Maurizio Riccardi © AGR
Mercoledì 9 dicembre si è svolta in tutta Italia la mobilitazione nazionale indetta da Cgil, Cisl e Uil per chiedere “assunzioni, sicurezza, stabilizzazioni e rinnovo dei contratti” per funzioni centrali, funzioni locali e sanità al fine di ammodernare la pubblica amministrazione.

“I lavoratori e le lavoratrici pubbliche scioperano perché vogliono che sia riformata la pubblica amministrazione. E non si riforma – ha affermato alla vigilia della mobilitazione la leader della Cisl, Annamaria Furlan – senza fare assunzioni e investire”, spiegando come ci sono 350mila precari che lavorano nel settore pubblico e tra questi 60mila sono nella sanità.

Incrociano, quindi, le braccia i lavoratori di ministeri, organi dello Stato, agenzie ed Enti pubblici non economici. I servizi essenziali, però, saranno garantiti e la scuola non verrà toccata dall’astensione, ma potrebbero verificarsi disagi per i servizi pubblici.

“I sindacati – risponde la Ministra per la Pubblica Funzione, Fabiana Dadone sull’impossibilità di evitare lo sciopero di oggi dei dipendenti pubblici, intervistata a “Radio anch’io” su Radio 1 Rai – avevano chiesto un’interlocuzione e noi, dopo varie attivazioni di confronto tra il nostro ministero il Mef per riuscire a trovare, rispetto alle risorse già stanziate, ulteriori soluzioni e permettere di andare incontro ad alcune richieste, ho convocato il tavolo, ma la decisione da parte loro è stata comunque di andare avanti”.

Prosegue, poi, la Ministra “ho chiarito la difficoltà, visto l’anno particolare che abbiamo di fronte, di riuscire a reperire un incremento, quantomeno quello richiesto dai sindacati, rispetto allo stanziamento dei 400 milioni” e ha sottolineato che “quello che possiamo fare noi, allo stato attuale per andare incontro a chi guadagna di meno è dire all’interno dei  400 milioni stanziati, che si aggiungono ai 3 miliardi e 200 milioni della manovra precedente, è che i 270 milioni dell’indice perequativo vengono destinati a chi guadagna di meno”.

I sindacati di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fp e Uil Pa, però, non ci stanno alle affermazioni della ministra e replicano in una nota sul fatto che “la Ministra Dadone non comprende la gravità delle sue affermazioni”.

“Riguardo alle sue dichiarazioni – precisano le organizzazioni sindacali – rimarchiamo che ‘dei 400 milioni in più, 270 a chi guadagna meno’, è già così per effetto delle scelte che i sindacati hanno fatto nella tornata precedente, introducendo l’elemento perequativo. Lei non se ne era minimamente preoccupata e se non avessimo proclamato lo sciopero anche quelle risorse sarebbero state sottratte dalle buste paga attuali di tutti i dipendenti pubblici”.

Inoltre – proseguono Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fp e Uil Pa – “rispetto alla convocazione, ricordiamo alla Ministra che la responsabilità dello sciopero è di chi non ha trovato tempo dal 20 ottobre, giorno della proclamazione dello stato di agitazione, per incontrare i sindacati. Convocarci per il 10, quando c’erano molti giorni per avviare il confronto prima, è stata una sua scelta”.

Aggiungono ancora “a noi appare evidente che il messaggio che sta dando la Ministra è chiaro: su stabilizzazioni precari, piano straordinario di assunzioni, sicurezza dei lavoratori e riforma innovativa del sistema di contrattazione, il Governo sta dicendo no alle richieste dei lavoratori”.

Proprio per queste ragioni per le organizzazioni sindacali sono “inaccettabili. Ascolteremo – concludono – cosa avrà da dire domani ma è singolare che scelga di dichiarare prima alla stampa ciò che continua a non voler affrontare al tavolo di confronto”.

Lo sciopero, in un momento di grande difficoltà per il Paese, non trova però tutti concordi, anche sul fronte sindacale: “sciopero legittimo ma inopportuno in piena pandemia e con milioni di persone in cig”, afferma Paolo Capone, Segreteria Generale dell’Ugl, che prevede una bassa adesione.

Nello specifico, è il tema degli investimenti che il sindacato pone: “per digitalizzare la pubblica amministrazione – afferma Annamaria Furlan – bisogna investire dei soldi. Oggi un lavoratore o una lavoratrice in smart working si paga il computer e le bollette della luce, l’allacciamento a internet e non ha fatto percorsi formativi. Non è così che riformiamo la Pa”.

Pubblicato in Attualità

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