Sottoscritto patto di filiera per contrastare il fenomeno del caporalato

Sottoscritto patto di filiera per contrastare il fenomeno del caporalato
Il patto di filiera contro il caporalato, firmato mercoledì 14 luglio a livello interministeriale, “rappresenta un’importante azione di responsabilizzazione delle istituzioni nazionali e locali per combattere inquietanti fenomeni malavitosi che umiliano gli uomini e il loro lavoro e gettano un’ombra su un settore che ha scelto fermamente la strada dell’attenzione alla sicurezza alimentare e ambientale”.
 
E’ questo quanto dichiara Ettore Prandini, presidente della Coldiretti, che ha firmato il Protocollo d’intesa per la prevenzione e il contrasto dello sfruttamento lavorativo in agricoltura assieme ai sindacati, al ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, al ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Andrea Orlando, al ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Stefano Patuanelli e, infine, al Presidente del Consiglio Nazionale di Anci, Enzo Bianco.
 
“E’ importante – afferma Prandini nel ricordare le iniziative promosse in tutti i diversi settori produttivi dell’agroalimentare – l’impegno dei rappresentanti del Governo per consolidare, ampliare e rafforzare i contratti di filiera anche mediante il ricorso alle risorse rese disponibili dalla programmazione complementare al Pnrr”.
 
L’accordo, sottoscritto al Viminale, prevede l’istituzione di una Consulta, composta dai rappresentanti dei tre ministeri, dell’associazione nazionale dei Comuni italiani, dell’Osservatorio Agromafie promosso dalla Coldiretti, dell’Osservatorio Placido Rizzotto promosso dalla Flai-Cgil, della Fondazione Fai-Cisl studi e ricerche e dalla Fondazione Argentina Altobelli promossa dalla Uila-Uil.
 
“Occorre spezzare la catena dello sfruttamento che – sottolinea Coldiretti – si alimenta pure dalle pratiche sleali commerciali e dalle distorsioni lungo la filiera, dalla distribuzione all’industria fino alle campagne dove i prodotti agricoli pagati sottocosto pochi centesimi spingono le imprese oneste a chiudere e a lasciare spazio all’illegalità. Il risultato – denuncia Coldiretti – è che, ad esempio, quando si acquista una passata al supermercato si paga più per la confezione che per il pomodoro contenuto. In una bottiglia di passata di pomodoro da 700ml in vendita mediamente a 1,3 euro oltre la metà del valore (53%), secondo Coldiretti, è il margine della distribuzione commerciale con le promozioni, il 18% sono i costi di produzione industriali, il 10% è il costo della bottiglia, l’8% è il valore riconosciuto al pomodoro, il 6% ai trasporti, il 3% al tappo e all’etichetta e il 2% per la pubblicità”.
 
Un paradosso questo favorito dalla concorrenza sleale delle importazioni low cost dall’estero con quasi 1 prodotto alimentare su 5 importato in Italia (dal pomodoro cinese al riso asiatico, dall’ortofrutta sudamericana fino alle nocciole turche), che non rispetta le normative in materia di tutela della salute e dell’ambiente o quelle riguardanti i diritti dei lavoratori vigenti nel nostro Paese, spesso anche grazie ad agevolazioni e accordi preferenziali stipulati dall’Unione Europea.
 
“Un cambiamento importante – conclude il presidente di Coldiretti – è stato ottenuto nell’ambito della riforma della Politica Agricola Europea con l’avvio del dibattito sulle restrizioni alle importazioni extracomunitarie di prodotti che non garantiscono gli standard europei”.
 
“Bene protocollo, da oggi rafforzata la lotta contro lo sfruttamento”. Questo è quanto afferma il Segretario Generale della Fai Cisl, Onofrio Rota. “La sigla del protocollo è importante per noi perché dopo aver contributo al lungo lavoro di redazione e progettazione di quel Piano, approvato a inizio 2020, era urgente rilanciarlo guardando agli obiettivi concreti da raggiungere soprattutto sui territori maggiormente colpiti”.
 
“Il ruolo delle parti sociali – afferma Rota – è determinante per attuare il Piano Triennale in tutti i suoi aspetti, andando oltre la mappatura del fenomeno del caporalato e incidendo concretamente sul miglioramento del mercato del lavoro agricolo, puntando su emersione del lavoro nero, contrattualizzazione, valorizzazione degli enti bilaterali territoriali, crescita della rete del lavoro agricolo di qualità, alla quale sono iscritte soltanto quasi 5mila imprese. Servono – prosegue il Segretario Generale – interventi urgenti soprattutto laddove i ghetti continuano a crescere, luoghi in cui si concentrano, oltre allora sfruttamento, anche varie altre tipologie di reato”.
 
“La sigla del protocollo – conclude il sindacalista – giunge poco dopo la storica approvazione in Europa della clausola sociale nella nuova PAC, per cui ci batteremo adesso per stipulare un ulteriore protocollo nazionale con cui attuare nel nostro Paese le nuove forme, finalizzato a una concreta condizionalità che leghi i finanziamenti europei all’applicazione dei contratti e al rispetto dei lavoratori. Ma serve al contempo anche un’azione concertata con la grande distribuzione per istituire prezzi agricoli anticaporalato, così come accaduto nel settore bancario con i criteri antiusura, con azioni mirate che tutelino i lavoratori e le produzioni Made in Italy dalle speculazioni e dal dumping sociale”.
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