Wikileaks: “Usa spiano presidenti francesi”. Debole smentita del governo americano

Wikileaks: “Usa spiano presidenti francesi”. Debole smentita del governo americano
Torna all’attacco Wikileaks dopo gli scandali del 2013. Nuove ombre sul governo americano, stavolta ad essere spiati sono i presidenti francesi da Chirac a Hollande. Dura risposta del portavoce del Governo Francese: “Lo spionaggio tra alleati è inaccettabile”. Parziale smentita del portavoce della Casa Bianca Price: “Mai spiato Hollande”.

L’obiettivo dichiarato di Wikileaks è mostrare al mondo i metodi di controllo degli alleati da parte della Casa Bianca. E quello che hanno tirato fuori stavolta lascia davvero a bocca aperta: funzionari di governo, portavoce e perfino gli ultimi tre presidenti francesi Jacques Chirac, Nicolas Sarkozy e François Hollande sono stati spiati e registrati dalla NSA, National Security Agency, dal 2006 al 2012. Le conversazioni riguardano temi caldi: dalla crisi finanziaria alla possibile uscita dall’euro della Grecia, dai rapporti dell’Eliseo con la Germania ai rapporti tra Israele e Palestina. Immediata la smentita della Casa Bianca tramite il portavoce Ned price: “Noi non intercettiamo e non intercetteremo le comunicazioni di Hollande in futuro”, non esprimendosi riguardo i dati acquisiti durante i governi Chirac e Sarkozy. “In maniera generale, noi non conduciamo operazioni di sorveglianza all’estero, a meno che non esista un obiettivo di sicurezza nazionale specifico e valido, e questo si applica ai normali cittadini come ai leader mondiali“, ha aggiunto Price ma sul portale fondato da Julian Assange compaiono dati personali come i numeri di telefono e le trascrizioni delle conversazioni.

Eliseo furioso: “Lo spionaggio tra alleati è inaccettabile, chiederemo chiarimenti”. Stephane le Foll, portavoce del governo francese ha dichiarato: “E’ difficile accettare che tra alleati ci possa essere questo tipo di pratiche, in particolare intercettazioni legate al presidente della Repubblica. Quando si lotta contro il terrorismo, è difficile immaginare o capire cosa ha motivato uno Stato ad andare ad ascoltare i suoi alleati che, su posizioni e scelte strategiche, si trovano spesso insieme».

Pubblicato in Attualità

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