20 anni senza Stanley Kramer, regista di Vincitori e vinti e Indovina chi viene a cena

una scena di "Indovina chi viene a cena" una scena di "Indovina chi viene a cena"
Vent’anni fa moriva a Los Angeles il grande regista e produttore americano, noto per aver diretto film quali “La parete di fango”, “Vincitori e vinti”, “La nave dei folli”, “Indovina chi viene a cena”, “Il segreto di Santa Vittoria”, “Uno strano caso di omicidio” ed altri.

Nato a New York nel settembre 1913, Stanley Earl Kramer - meglio noto come Stanley Kramer, all’inizio degli anni Quaranta, fonda la Screen Plays Inc., casa di produzione cinematografica indipendente, e, dopo La luna e dei soldi (1942) di Albert Lewin, ottiene il suo primo successo con Il grande campione (1949) di Mark Robson, film che lancia un giovane Kirk Douglas ad inizio carriera (aveva esordito al cinema tre anni avanti e, con Il grande campione ottiene la sua prima Nomination all’Oscar come Miglior Attore Protagonista).

Il successivo Odio (1949), anch’esso diretto da M. Robson, è il primo film antirazzista prodotto da S. Kramer, il quale, nel corso della sua intera carriera, si ispirerà sempre a idee liberali e progressiste.

Affrontando argomenti di impegno civile, i suoi film rischiano al box office: nel ’50 la vicenda del reduce paraplegico di Uomini di Fred Zinnemann, con Marlon Brando (al suo esordio cinematografico) e Teresa Wright, uscito il giorno prima dell’inizio della guerra in Corea (1950-53) non è certo destinata a scaldare il patriottismo.

L’anno seguente, durante le riprese del celebre Mezzogiorno di fuoco (1952) di F. Zinnemann, con Gary Cooper, Grace Kelly, Katy Jurado, Lloyd Bridges, Ian McDonald, Robert J. Wilke ed un giovane Lee Van Cleef ad inizio carriera, viene convocato alla Columbia.

In epoche di maccartismo, da cui S. Kramer non verrà direttamente colpito, i suoi film per la Columbia suscitano polemiche e, sotto il profilo commerciale, saranno dei fiaschi: le proiezioni di Morte di un commesso viaggiatore (1951) di Laszlo Benedek, tratto dall’opera teatrale omonima di Arthur Miller, accusato di antiamericanismo, vengono picchettate da frange di estremisti.

Il selvaggio (1954), anch’esso diretto da L. Benedek, con Marlon Brando, Mary Murphy e Lee Marvin, verrà accusato di istigazione alla violenza e per circa quindici anni vietato in Inghilterra, ed anche l’ottimo Nessuno mi salverà (1952) di Edward Dmytryk, verrà apprezzato solo a partire da fine anni Sessanta/inizio anni Settanta.

Prima che S. Kramer abbandoni la Columbia, il grande successo di L’ammutinamento del Caine (1954) di E. Dmytryk, con Humphrey Bogart e Fred MacMurray, risolleva il bilancio.

Tornato produttore indipendente, circa un decennio dopo produrrà Gli esclusi (1963) di John Cassavetes (alla sua seconda regia), con Burt Lancaster.

Nel frattempo, nel’55 esordisce alla regia con Nessuno resta solo, melodramma interpretato da Robert Mitchum e Olivia de Havilland.

Il suo impegno civile viene confermato nei film successivi: dall’antirazzista La parete di fango (1958), con Sidney Poitier e Tony Curtis, e con cui ottiene una Nomination all’Oscar per la Miglior Regia, al monito antiatomico di L’ultima spiaggia (1959) fino al celebre Indovina chi viene a cena (1967), con Spencer Tracy (al suo ultimo film prima della sua scomparsa), Katharine Hepburn, Sidney Poitier e Katharine Houghton, e con cui ottiene la sua terza Nomination all’Oscar per la Miglior Regia (la seconda l’aveva avuta qualche anno avanti per Vincitori e vinti - 1961). Il film, superlativo sotto il profilo delle performances degli interpreti, verrà più volte accusato di anacronismo in quanto ricostruisce in un salotto borghese il discorso contro il razzismo nello stesso periodo in cui, nelle strade, esplode la protesta delle black panthers.

I suoi due film più riusciti sono quelli in cui dispiega al massimo il gigantismo produttivo, con lunghe durate ed alti budget per cast all-star: Il già citato Vincitori e vinti, con Spencer Tracy, Burt Lancaster, Maximilian Schell, Richard Widmark, Marlene Dietrich ed un giovane William Shatner (il futuro capitano Kirk di Star Trek), ed in cui, durante il processo di Norimberga, le testimonianze e le motivazioni di vittime e carnefici acquistano intensità tragica attraverso la proiezione di autentici filmati di repertorio sui campi di concentramento nazisti, e la scatenata commedia d’inseguimento Questo pazzo pazzo pazzo pazzo mondo (1963).

Fra gli altri film da lui diretti ricordiamo Orgoglio e passione (1957), con Cary Grant, Sophia Loren e Frank Sinatra, …e l’uomo creò Satana (1960), La nave dei folli (1965), con Vivien Leigh (al suo ultimo film prima della sua scomparsa) e Lee Marvin, Il segreto di Santa Vittoria (1969), girato ad Anticoli Corrado (RM), di fronte a Roviano (nei territori dell’attuale Riserva Naturale Valle dell’Aniene), ed interpretato da Anna Magnani, Anthony Quinn e Giancarlo Giannini, R.P.M. Rivoluzione per un minuto (1970), Bless the Beasts & Children (1971), I duri di Oklahoma (1973), Il principio del domino: la vita in gioco (1977), Uno strano caso di omicidio (1979).

Fra le altre pellicole da produttore, Cyrano di Bergerac (1950) di Michael Gordon, I perseguitati (1953) di Edward Dmytryk, La scuola dell’odio (1962) di Hubert Cornfield.

A partire dall’inizio degli anni Ottanta si ritira a vita privata.

 

Pubblicato in Cinema

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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