20 anni senza Stanley Kubrick

Una scena di "The Killing" ("Rapina a mano armata") Una scena di "The Killing" ("Rapina a mano armata")
Vent’anni fa, il 7 marzo 1999, moriva a Hertfordshire - in Inghilterra - all’età di settant’anni il grande regista americano, autore di capolavori come “Rapina a mano armata”, “Orizzonti di gloria”, “Il Dottor Stranamore”, “2001: Odissea nello Spazio”, “Barry Lyndon”, “Shining”, “Full Metal Jacket” e “Eyes Wide Shut”

Nato a New York nel luglio 1928,negli anni Quaranta, giovanissimo, si appassiona di fotografia e riesce ad entrare nell’équipe della nota rivista «Look».

Nel 1950 autoproduce e realizza il suo primo cortometraggio, il documentario Day of the Fight (Giorno della lotta) dedicato ad un pugile. La RKO lo acquista e gli commissiona un altro documentario, Flying Padre, su un prete “volante” del Nuovo Messico che va in giro a bordo di un biplano.

Grazie al finanziamento di amici e parenti, riesce a realizzare il suo primo lungometraggio, Fear and Desire (Paura e desiderio - 1953), un’opera originale per l’astrattezza della situazione narrativa, in cui un drappello di soldati non meglio identificati affronta indefiniti nemici in una metaforica foresta.

Il tema del doppio torna con il successivo Killer’s Kiss (Il bacio dell’assassino - 1955), un noir autoprodotto e girato in circa venti giorni, in cui la narrazione è strutturata sul modello della fiaba (l’eroe che vuole salvare la bella dall’orco), ma in cui Spazio e Tempo subiscono una frantumazione in situazioni in cui il protagonista, a sua volta, si frantuma nella sua doppiezza ed ambiguità psicologica. Anche se molti anni dopo Kubrick disconoscerà questi suoi primi film a causa della loro imperizia e della presunta banalità di alcuni cliché di genere che ancora soffocano gli impeti più originali, in essi sono già presenti molti fra gli elementi che si riveleranno “ossessioni” - sia formali sia tematiche - costanti della sua opera.

La collaborazione con il giovane produttore James B. Harris gli offre l’occasione di realizzare The Killing (Rapina a mano armata - 1956), che passa alla storia per la sua struttura originale, contraddistinta da continui salti temporali all’indietro. Nella narrazione filmica, i protagonisti (a cominciare dal bravissimo Sterling Hayden) rappresentano un complesso meccanismo di ingranaggi. Rapina a mano armata è considerato quasi all’unanimità (insieme a Giungla d’asfalto - 1950 - di John Huston, tratto dal libro La giungla d’asfalto di William Riley Burnett ed anch’esso interpretato da Sterling Hayden) come uno fra i miglior gangster movie americani degli anni Cinquanta.

Molto intricata è anche l’infinita rete di simmetrie disegnate in Paths of Glory (Orizzonti di gloria - 1957), grandissimo film antimilitarista, di cui ricordiamo la drammatica sequenza dell’interminabile carrellata nella trincea, mentre il colonnello Vax (interpretato da Kirk Douglas) passa in rassegna i suoi soldati che si preparano a andare incontro alla morte. La collaborazione con Kubrick convince Douglas, tre anni dopo, ad affidargli - in sostituzione di Anthony Mann - la regia di Spartacus (1960), kolossal ambientato nell’antica Roma, che divulga lo schema marxista della lotta di classe, e che si può considerare l’unico film non partorito dalla sua mente.

Quattro anni dopo Kubrick torna a temi ed a stili a lui più congeniali con Doctor Strangelove, or How I Learned to Stop Worrying and Love the Bomb (Il dottor Stranamore, ovvero come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba - 1964), indimenticabile - e indimenticata - commedia fantapolitica e satira farsesca incentrata sulla metafora sessual-militare, in cui lo strumento del potere (la bomba-fallo) rivela l’impossibilità di dominare il mondo ma soprattutto se stessi.

L’omonimo romanzo di Vladimir Nabokov aveva ispirato Lolita (1962) in cui era tornato il tema del doppio.

Il successivo 2001: A Space Odyssey (2001: Odissea nello spazio - 1968) rivoluziona i canoni della fantascienza cinematografica con il suo viaggio al di là di ogni limite interpretativo della realtà effettuale. Ideale sintesi della storia dell’umanità e della sua evoluzione, con il suo simbolico e misterioso monolito nero, il film rappresenta la sua opera più filosofica ed astratta, ed evidenzia drammaticamente l’impossibilità di qualunque interpretazione assoluta dell’esistenza umana.

Altrettanto scalpore desta A Clockwork Orange (Arancia meccanica - 1971), il suo film più controverso a causa dell’estrema rappresentazione della violenza, esaltata dall’uso di obiettivi grandangolari e da una fotografia dai colori particolarmente aggressivi. Arancia meccanica, liberamente tratto dal libro di Anthony Burgess, è anche la storia di una rieducazione forzata del protagonista ai canoni etici di una società che per correggere la sua devianza finisce per privarlo della libertà e commettere analoga violenza nei suoi confronti. 

Quattro anni dopo, Kubrick torna al secolo della Ragione - e quindi alle origini della società e del pensiero occidentale odierno - con Barry Lyndon (1975), elegante film in costume con un uso particolarmente espressivo dello zoom e dell’illuminazione naturale.

Con The Shining (Shining - 1980), tratto dal libro omonimo di Stephen King, si cimenta con il genere horror, impiegando per la prima volta in maniera sistematica e fortemente espressiva l’innovativa steadycam che gli permette di seguire Jack Nicholson e il figlioletto nei labirinti dell’Overlook Hotel, angoscioso luogo di confine con il lato oscuro della psiche umana.

Full Metal Jacket (1987) è invece l’occasione per cimentarsi con la guerra del Vietnam. Il film è strutturalmente diviso in due parti: nella prima seguiamo l’addestramento e l’educazione (forzata e violenta) dei marine alla durissima disciplina militare; nella seconda assistiamo alla demolizione fisica e ideologica della macchina da guerra occidentale contro un nemico ancora una volta invisibile.

Bisognerà attendere undici anni per il lavoro successivo di Kubrick, il quale nel frattempo aveva lavorato al progetto di A.I. Intelligenza artificiale, che, per via della sua incredibile lentezza e meticolosità era stato costretto ad abbandonare (verrà ripreso e terminato da Steven Spielberg nel 2001).

Eyes Wide Shut (1999), liberamente ispirato a Doppio sogno di Arthur Schnitzler, si svolge in una New York ricostruita interamente negli studi inglesi di Shepperton. Rinviando più volte l’uscita del film (che verrà distribuito dopo la morte del regista) e alimentando così le aspettative del pubblico (tramite un calcolato battage pubblicitario), Eyes Wide Shut ne frustra programmaticamente le speranze coinvolgendolo nello stesso corto-circuito psichico che intrappola il protagonista nel suo vagabondare notturno.

Notoriamente perfezionista, esigente sul set ed assoluto padrone di ogni fase della realizzazione dei suoi film - che sovente scriveva, girava e montava lui stesso, Stanley Kubrick ha giocato sulle ossessioni, sui meccanismi ludici e sulle simmetrie perfette. La sua opera forma una fitta rete di rinvii e riferimenti alle altre arti (la letteratura, la pittura, l’architettura, la musica, il teatro), rappresentando una sintesi estetica e una summa poetica di altissimo livello, come pochissimi altri cineasti son riusciti a fare.

 

 

Pubblicato in Cinema

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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