26 anni senza Burt Lancaster

Burt Lancaster con Claudia Cardinale alla prima di "Il Gattopardo" Burt Lancaster con Claudia Cardinale alla prima di "Il Gattopardo" foto Carlo Riccardi
Ventisei anni fa moriva il grande attore americano, interprete di film quali “I gangsters” di Robert Siodmak”, “Forza bruta” di Jules Dassin, “La corda di sabbia” di William Dieterle,  “Vera Cruz” di Robert Aldrich, “La rosa tatuata” di Daniel Mann, “Il mago della pioggia” di Joseph Anthony, “Il figlio di Giuda” di Richard Brooks”, “Vincitori e vinti” di Stanley Kramer,  “L’uomo di Alcatraz” e “Il treno” di John Frankenheimer, “Il Gattopardo” di Luchino Visconti, “I professionisti” di Richard Brooks, “Atlantic City USA” di Louis Malle e molti altri.

Nato a New York il 2 novembre 1913, trapezista in vari circhi dal 1929 al 1941, viene costretto ad interrompere la carriera a causa di una frattura ad un braccio.

Dopo vari lavori saltuari, nel ’43 si arruola fra i marines e, nei due anni successivi, combatte nella Seconda guerra mondiale (in Africa settentrionale e sbarca in Italia insieme agli altri militari alleati).

Dopo qualche esperienza teatrale, esordisce al cinema in I gangsters (1946) di Robert Siodmak, tratto da uno fra i Quarantanove racconti di Ernest Hemingway ed in cui recita con Ava Gardner, e l’anno seguente giganteggia da protagonista in Forza bruta (1947) di Jules Dassin, capolavoro carcerario degli anni Quaranta.

I film successivi son quasi tutti dei classici, in cui Lancaster padroneggia sempre meglio il suo stile di recitazione ed arricchisce sempre più di dettagli, sfumature, finezze psicologiche ed introspezione i suoi personaggi. In Il terrore corre sul filo (1948) di Anatole Litvak, è il marito assassino che in circa un’ora e mezza di suspense ininterrotta rappresenta un serio pericolo per la moglie (interpretata da Barbara Stanwyck), mentre in La leggenda dell’arciere di fuoco (1950) di Jacques Tourneur e  Il corsaro dell’isola verde (1952) di Robert Siodmak, utilizza le sue doti acrobatiche, che poi tempererà e drammatizzerà in grandi western come Vera Cruz (1954) di Robert Aldrich, in cui è antagonista di Gary Cooper, e Sfida all’OK Corrall (1957) di John Sturges, in cui recita con Kirk Douglas (con il quale aveva già lavorato nove anni avanti nel noir Le vie della città - 1948 - di Byron Haskin e con cui stabilirà un ottimo rapporto di amicizia ed una collaborazione artistica che, nei circa trent’anni successivi, li vedrà insieme in altri sei film).

Nel frattempo, l’esperienza arricchisce la sua maschera di malinconie e mezzi toni con cui affronta personaggi più ambigui e sofferti, fra cui il giornalista di Piombo rovente (1957) di Alexander MacKendrick, il giudice tedesco che viene processato a Norimberga in Vincitori e vinti (1961) di Stanley Kramer o l’ergastolano che diventa uno fra i massimi esperti al mondo in ornitologia di L’uomo di Alcatraz (1962) di John Frankenheimer, con cui vince la Coppa Volpi a Venezia (dopo l’Oscar come Miglior Attore Protagonista vinto due anni avanti con il predicatore esaltato di Il figlio di Giuda - 1960 - di Richard Brooks) ed ottiene una Nomination all’Oscar come Miglior Attore Protagonista (Oscar che verrà vinto da Gregory Peck per il bellissimo Il buio oltre la siepe di Robert Mulligan, tratto dal libro omonimo - Premio Pulitzer 1960 - di Harper Lee).

Nel ’63 Luchino Visconti gli imprime i tratti asciutti e dolenti del principe di Salina in Il Gattopardo, celeberrima versione cinematografica del libro omonimo (Premio Strega 1959) di Giuseppe Tomasi di Lampedusa interpretata anche da Claudia Cardinale, Alain Delon, Paolo Stoppa, Serge Reggiani, Romolo Valli, Rina Morelli, Lucilla Morlacchi, Mario Girotti - il futuro Terence Hill -, Giuliano Gemma ed una giovanissima Ottavia Piccolo. Nel film Lancaster, elegante più che mai negli impeccabili vestiti dell’aristocratico borbonico che si trova costretto a confrontarsi con il nuovo vento garibaldino, riesce a dominare la scena senza manierismi e senza farsi sopraffare dalla sfarzosità delle scenografie, degli arredamenti e dei costumi, fondendo, da vero precursore (qualche anno prima dell’affermazione di attori quali Robert Redford, Jack Nicholson, Dustin Hoffman, Al Pacino, Robert De Niro), la professionalità ed il carisma hollywoodiano con la sensibilità europea, con uno stile fino ad allora sconosciuto fra attori americani.

In età più matura, per dare spessore ai suoi personaggi gli basterà sempre meno. Rende crepuscolare l’antieroe western (Io sono la legge - 1971 - di Michael Winner, con Robert Ryan e Lee J. Cobb, Io sono Valdez - 1971 - di Edwin Sherin, con Susan Clark, Joe Cypher e Hector Elizondo, Nessuna pietà per Ulzana - 1972 - di Robert Aldrich, con Bruce Davison) e gangster (Atlantic City USA - 1980 - di Louis Malle, con Susan Sarandon).

In Italia, viene diretto nuovamente da L. Visconti in Gruppo di famiglia in un interno (1974), con Claudia Cardinale e, negli anni successivi, appare in Novecento (1976) di Bernardo Bertolucci, nel film tv Mosè (1977) di Gianfranco De Bosio, La pelle (1981) di Liliana Cavani, tratto dal libro omonimo di Curzio Malaparte ed in cui recita per la quarta ed ultima volta con Claudia Cardinale, nelle miniserie tv Marco Polo (1982) di Giuliano Montaldo e Verdi (1983) di Renato Castellani, Il giorno prima (1987) di Giuliano Montaldo, nello sceneggiato tv I promessi sposi (1989) di Salvatore Nocita e nel film tv Il viaggio del terrore: la vera storia dell’Achille Lauro (1990) di Alberto Negrin.

Fra gli altri film ricordiamo i noir Furia nel deserto (1947) di Lewis Allen, Erano tutti miei figli (1948) di Irving Reis, Per te ho ucciso (1948) di Norman Foster, Doppio gioco (1949) di Robert Siodmak e La corda di sabbia (1949) di William Dieterle, L’imprendibile signor 880 (1950) di Edmund Goulding, i western La valle della vendetta (1951) di Richard Thorpe, L’ultimo Apache (1954) di Robert Aldrich, Gli inesorabili (1960) di John Huston, con Audrey Hepburn, I professionisti (1966) di Richard Brooks, con Claudia Cardinale, Lee Marvin, Robert Ryan, Woody Stroode, Joe Bass l’implacabile (1968) di Sydney Pollack, Buffalo Bill e gli indiani (1976) di Robert Altman, con Paul Newman e Branco selvaggio (1980) di Lamont Johnson, Pelle di rame (1951) di Michael Curtiz, Torna, piccola Sheba (1952) di Delbert Mann, il celebre Da qui all’eternità (1953) di Fred Zinnemann, con Deborah Kerr, Il trono nero (1954) di Byron Askin, La rosa tatuata (1955) di Daniel Mann, con Anna Magnani (Oscar come Miglior Attrice Protagonista - primissima attrice italiana a vincere un Oscar in un film americano), Il mago della pioggia (1956) di Joseph Anthony, con Katharine Hepburn, Trapezio (1956) di Carol Reed, Mare caldo (1958) di Robert Wise, con Clark Gable, Tavole separate (1958) di Delbert Mann, con Rita Hayworth e David Niven, Il discepolo del diavolo (1959) di Guy Hamilton, con Kirk Douglas, Il giardino della violenza (1961), Il treno (1964) e Sette giorni a maggio (1964) di John Frankenheimer, Gli esclusi (1963) di John Cassavetes, Un uomo a nudo (1968) di Frank Perry, il bellico Ardenne 44 un inferno (1969) di S. Pollack, Airport (1970) di George Seaton, Scorpio (1973) di Michael Winner, con Alain Delon,  Azione esecutiva (1973) di David Miller, Cassandra Crossing (1976) di George Pan Cosmatos, con Richard Harris e Sophia Loren, L’isola del dottor Moreau (1977) di Don Taylor, Vittorie perdute (1978) di Ted Post,  Zulu Dawn (1979) di Douglas Hickox con Peter O’ Toole, Osterman Weekend (1983) di Sam Peckinpah (alla sua ultima regia), tratto dal libro omonimo di Robert Ludlum ed interpretato anche da Rutger Hauer e Meg Foster, Local Hero (1983) di Bill Forsyth,  Il sogno della città fantasma (1985) di Alan Sharp, l’amaro Due tipi incorreggibili (1986) di Jeff Kanew, settimo ed ultimo film in cui recita con l’amico Kirk Douglas, Rocket Gibraltar (1988, conosciuto anche con il titolo Il sogno del mare) di Daniel Petrie, La bottega dell’orefice (1988) di Michael Anderson, tratto dal dramma omonimo di Andrzej Jawien [Karol Józef Wojtyla], il film tv  Il fantasma dell’opera (1989) di Tony Richardson, tratto dal romanzo omonimo di Gaston Leroux, L’uomo dei sogni (1989) di Phil Alden Robinson, con Kevin Costner.

Fa anche due esperienze dietro alla macchina da presa, dirigendo (e interpretando) il western Il kentuckiano (1955, conosciuto anche con il titolo Il vagabondo delle frontiere), con Dianne Foster e Walter Matthau (al suo esordio cinematografico), e L’uomo di mezzanotte (1974), con Susan Clark.     

Nel novembre 1990, circa due settimane dopo la fine delle riprese del film tv Separate but Equal di George Stevens jr. con Sidney Poitier (che andrà in onda nel maggio 1991), viene colpito da un ictus ischemico che comprometterà fortemente le sue capacità motorie e metterà fine alla sua carriera d’attore, quattro anni prima della sua scomparsa.

Burt Lancaster, insieme ai  quasi coetanei Robert Taylor (1911-1969), Stewart Granger (1913-1993), Alan Ladd (1913-1964), Richard Widmark (1914-2008), Sterling Hayden (1916-1986), Gregory Peck (1916-2003), Glenn Ford (1916-2006), Kirk Douglas (1916-2020), Robert Mitchum (1917-1997) e William Holden (1918-1981), è stato uno fra i “grandi” della Hollywood classica e non solo. Una lunga e ricca carriera (circa cento film) cominciata con ruoli d’azione e noir e passata attraverso il western, il gangster-movie, alcuni fra i più celebri drammi di scuola statunitense fino alla profondità degli autori europei (su tutti Luchino Visconti).

Pubblicato in Cinema

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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