40 anni senza David Niven, il gentleman della Hollywood classica

David Niven (con una giovane Shirley MacLaine) nel ruolo di Phileas Fogg in "Il giro del mondo in ottanta giorni" di Michael Anderson David Niven (con una giovane Shirley MacLaine) nel ruolo di Phileas Fogg in "Il giro del mondo in ottanta giorni" di Michael Anderson
Quarant’anni fa moriva a Chateau-d’Oex - in Svizzera - il grande attore britannico, interprete di film quali “Scala al paradiso” e “L’inafferabile primula rossa”, di Michael Powell ed Emeric Pressburger, “Fuga nel tempo” di Irving Reis, “Il giro del mondo in ottanta giorni” di Michael Anderson, “Tavole separate” di Delbert Mann, “I cannoni di Navarone” di Jack Lee Thompson, “La Pantera Rosa” di Blake Edwards, e molti altri.

«Non credo che la sua recitazione abbia mai raggiunto l’arguzia e l'eleganza della sua conversazione a cena o dopo cena» (John Mortimer)

«Conservo il ricordo della classe, dell’eleganza di David Niven: più che un attore, un gentiluomo, che ogni donna vorrebbe avere sempre accanto. Uno che ti apriva le porte, che aveva l'eleganza di camminare sempre un passo dietro di te, che ti porgeva il braccio alla minima difficoltà sulla strada» (Claudia Cardinale in Claudia Cardinale, Io, Claudia Tu, Claudia, Frassinelli, Milano 1995)

«Mi presentai all’ufficio centrale e, dopo un’attesa tormentosa di parecchi giorni, venni infine accettato e iscritto come “Tipo anglosassone 2008”. Tale era l'efficienza dell'ufficio centrale che, quando mi chiamarono per la prima volta a lavorare come attore professionista, fu per impersonare un messicano» (David Niven)

«Vi dirò una cosa sola sulla guerra, la mia prima storia e l’ultima. Mi venne chiesto da alcuni amici americani di cercare la tomba del loro figlio presso Bastogne. La trovai, ma era insieme ad altri ventisettemila. E fu in quell'occasione che mi dissi: “Niven, ci sono ventisettemila ragioni per tenere la bocca chiusa dopo la guerra”» (David Niven) 

 

Nato a Belgrave Mansions - vicino a Londra - nel marzo 1910, nei primi anni Trenta si diploma alla Royal Military Academy di Sandhurt come sottotenente della British Army. In questo periodo acquisisce i tratti distintivi di stile ed eleganza che saranno la caratteristica peculiare nella sua intera carriera d’attore. Tuttavia, la vita militare non gli era del tutto congeniale e nel ’33 si dimette dall’esercito e si trasferisce negli Stati Uniti.

Esordisce al cinema in piccoli ruoli (in cui a volte non viene neppure accreditato)  in film come There Goes The Bride (1933) di Albert de Courville, Cleopatra (1934) di Cecil B. DeMille, con Claudette Colbert, La tragedia del Bounty (1935) di Frank Lloyd, con Charles Laughton e Clark Gable,  La costa dei barbari (1935) di Howard Hawks, cui seguono numerosi ruoli secondari - Splendore (1935) di Elliott Nugent,  Infedeltà (1936) di William Wyler, La carica dei 600 (1936) di Michael Curtiz, con Errol Flynn, Il prigioniero di Zenda (1937) di John Cromwell, L’ottava moglie di Barbablù (1938) di Ernst Lubitsch, con Claudette Colbert e Gary Cooper, Il giuramento dei quattro (1938) di John Ford, con Loretta Young e George Sanders, Missione all’alba (1938) di Edmund Goulding.

Nel ’39 consolida la sua fama interpretando La voce nella tempesta (1939) di William Wyler, con Merle Oberon e Laurence Olivier, e La gloriosa avventura (1939) di Henry Hathaway, con Gary Cooper, mentre l’anno successivo è protagonista di Raffles (1940) di Sam Wood, con Olivia De Havilland.

Dopo due film di guerra - Il primo dei pochi (1942) di e con Leslie Howard, e La via della gloria (1944) di Carol Reed, con Peter Ustinov -, nel ’44, durante la Seconda guerra mondiale, è l’unico attore famoso inglese a ritornare in patria per arruolarsi, e combatte in aviazione.

Nel ’46 è il pilota aereo del fantastico Scala al paradiso di Michael Powell ed Emeric Pressburger, dai quali verrà diretto ancora nel brillante L’inafferabile primula rossa (1950).

Nel corso degli anni Cinquanta si afferma definitivamente come uno fra i più attivi interpreti cinematografici e televisivi, rivelandosi a suo agio sia nelle commedie, sia in film drammatici e bellici. Fra i titoli più significativi, La vergine sotto il tetto (1953) di Otto Preminger, Il giro del mondo in ottanta giorni (1956) di Michael Anderson, tratto dal libro omonimo di Jules Verne - fu la seconda opera dello scrittore francese ad esser portata al cinema, dopo 20.000 leghe sotto i mari di Richard Fleischer e prima di Viaggio al centro della Terra di Henry Levin, I figli del capitano Grant di Robert Stevenson e Cinque settimane in pallone di Irving Allen -, ed in cui interpreta magistralmente Sir Phileas Fogg (un ruolo che sembra fatto apposta per lui),con una giovane Shirley MacLaine (al suo terzo film), Bonjour tristesse (1958) di Otto Preminger, con Deborah Kerr e Jean Seberg, Tavole separate (1958) di Delbert Mann, con Burt Lancaster e Rita Hayworth, e con cui vince l’Oscar come Miglior Attore non Protagonista.

Il decennio successivo viene inaugurato da Non mangiate le margherite (1960) di Charles Walters, con Doris Day, cui segue il celebre I cannoni di Navarone (1961) di Jack Lee Thompson, in cui recita con Gregory Peck, Anthony Quinn, Anthony Quayle, Irene Papas, Stanley Baker ed un giovane Richard Harris ad inizio carriera, e l’esilarante commedia La Pantera Rosa (1963) di Blake Edwards, con Peter Sellers e con una giovane Claudia Cardinale (al primo fra i suoi sette film americani del periodo 1963-68).

La sua ironia brilla ancora in Vampira (1974) di Clive Donner e Assassinio sul Nilo (1978) di John Guillermin, tratto dal libro omonimo di Agatha Christie ed interpretato da Peter Ustinov, Maggie Smith, Angela Lansbury, Jane Birkin.

Fra gli altri film ricordiamo La magnifica bambola (1946) di Frank Borzage, Orchidea bianca (1947) di Andre De Toth, con Barbara Stanwick, La moglie del vescovo (1947) di Henry Koster, con Loretta Young e Cary Grant, Fuga nel tempo (1948) di Irving Reis, con Teresa Wright, Farley Granger ed Evelyn Keyes, Carlo di Scozia (1949) di Anthony Kimmins e Alexander Korda,  I tre soldati (1951) di Tay Garnett, con Stewart Granger, Il ladro del re (1955) con George Sanders, di Robert Z. Leonard, La capannina (1957) di Mark Robson, con Ava Gardner e Stewart Granger, La città prigioniera (1962) di Joseph Anthony, con Lea Massari e Ben Gazzara, 55 giorni a Pechino (1963) di Nicholas Ray, con Ava Gardner e Charlton Heston, Lady L (1965) di Peter Ustinov, il parodistico James Bond 007 - Casino Royale (1967) di V. Guest e Ken Hughes, Cerimonia per un delitto (1967) di Jack Lee Thompson, con Deborah Kerr, Il capitano di lungo... sorso (1969) di John Frankenheimer,  La statua (1971) di Rod Amateau,  Buona fortuna maggiore Bradbury (1975) di Ken Annakin, Invito a cena con delitto (1977) di Robert Moore, i disneyani La gang della spider rossa (1977) e Una ragazza, un maggiordomo e una lady (1977) di Norman Tokar,  Amici e nemici (1979) di George Pan Cosmatos, Taglio di diamanti (1980) di Don Siegel, L’oca selvaggia colpisce ancora (1980) di Andrew V. McLagen, Profumo di mare (1982) di Brian Forbes, Sulle orme della Pantera Rosa (1982) e La Pantera Rosa - Il mistero Clouseau (1983) di Blake Edwards, uscito pochi giorni dopo la sua scomparsa.

Negli anni Settanta viene acclamato sia dal pubblico sia dalla critica per due brillanti libri autobiografici: The Moon's a Baloon (La luna è un pallone, 1971) e Bring on the Empty Horses (1975), inedito in Italia. Nel 1981 pubblica Go Slowly, Come Back Quickly (Va piano, torna presto), un romanzo d’avventura che si svolge a Londra durante la Seconda guerra mondiale.

 

Ironico e nello stesso tempo intenso, raffinato e brillante, celebre per i baffi e la recitazione flemmatica, David Niven è ancora oggi giustamente considerato - insieme a Cary Grant (1904-1986) e Rex Harrison (1908-1990) - come uno fra i più eleganti ed “aristocratici” attori britannici della Hollywood classica degli anni Quaranta-Cinquanta-Sessanta.

 

 

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.