40 anni senza Ingrid Bergman

Ingrid Bergman con Giulietta Masina e Dino De Laurentiis nel 1957 Ingrid Bergman con Giulietta Masina e Dino De Laurentiis nel 1957 foto Carlo Riccardi
Quarant’anni fa moriva a Londra nel giorno del suo sessantasettesimo compleanno la grande attrice svedese, interprete di film quali “Casablanca” di Michael Curtiz, “Per chi suona la campana” di Sam Wood, “Io ti salverò” e “Notorious - L’amante perduta” di Alfred Hitchcock, “Anastasia” di Anatole Litvak, “Assassinio sull’Orient Express” di Sidney Lumet, “Sinfonia d’autunno” di Ingmar Bergman e molti altri.

Nata a Stoccolma nell’agosto 1915, volto di intensa bellezza e fascino, grande interprete sia in ruoli da commedia sia di personaggi drammatici, Ingrid Bergman - che verrà definita «il più illustre regalo della Svezia a Hollywood» - rimane orfana da bambina e, grazie ad uno zio, ha la possibilità di frequentare la Scuola d’Arte Drammatica del Teatro Reale di Stoccolma.

Il suo esordio cinematografico avviene nel ’35, anno in cui appare in sei film. Notata nel ruolo della violinista in Intermezzo (1935) di G. Molander dal potente produttore David O Selznick - il futuro produttore di Via col vento (1939) e Il mago di Oz (1939) di Victor Fleming e di Rebecca, la prima moglie (1940) di Alfred Hitchcock), il quale vede in lei «una straordinaria qualità di purezza e nobiltà e una personalità di star molto rara», viene invitata a Hollywood, dove esordisce nel ’39 nel remake (diretto da Gregory Ratoff) dello stesso film, in cui interpreta lo stesso ruolo. Il film non avrà un gran successo, ma la sua bravura colpiscono il pubblico e nel giro di un paio d’anni diventa una star di primo piano, “specializzandosi” in ruoli romantici - eccezion fatta per la parte della prostituta in Il dottor Jekyll e Mr Hyde (1941) di Victor Fleming, in cui recita con Spencer Tracy -, che interpreta con grande intensità.

Dall’appassionata Ilsa, la ragazza norvegese moglie di un eroe della Resistenza contro i tedeschi nel celeberrimo Casablanca (1942) di Michael Curtiz, in cui recita con Humphrey Bogart, Paul Henreid, Claude Rains e Conrad Veidt, alla combattente repubblicana di Per chi suona la campana (1943) di Sam Wood, tratto dall’omonimo libro di Ernest Hemingway ed interpretato anche da Gary Cooper e Katina Paxinou (Oscar come Miglior Attrice non Protagonista), dalla disperata Paula - costretta ad improvvisarsi detective per smascherare i complotti del marito in Angoscia (1944) di George Cukor, con Charles Boyer, Joseph Cotten e una giovane Angela Lansbury (la futura “signora in giallo”, qui al suo esordio cinematografico) e con cui vince l’Oscar come Miglior Attrice Protagonista - alla caparbia psichiatra di Io ti salverò (1945) di Alfred Hitchcock, tratto dal libro di Frances Beeding (pubblicato in Italia da il Saggiatore) ed interpretato anche da un giovane Gregory Peck (al suo terzo film) e da Michail Cechov (nipote del celebre Anton Cechov ed autore di La tecnica dell’attore, pubblicato in Italia dalla Dino Audino editore) alla spia di Notorious - L’amante perduta (1946), anch’esso diretto da A. Hitchcock ed in cui recita con Cary Grant, Claude Rains e Louis Calhern, nel giro di quattro anni dà vita ad una serie di convincenti personaggi di donne innamorate con cui ottiene due Nomination all’Oscar come Miglior Attrice Protagonista ed un Oscar.

Giunta all’apice del suo successo, interpreta i meno riusciti Giovanna d’Arco (1948) di Victor Fleming e Il peccato di Lady Considine (1949) di Alfred Hitchcock. Nello stesso anno la sua carriera - e, come è noto, anche la sua vita privata - affronta una svolta per via dell’incontro con Roberto Rossellini, incontro che, sotto un profilo professionale, viene da lei stessa sollecitato per lettera dopo aver visto Roma città aperta (1945).

Con Stromboli terra di Dio (1949), in cui è una straniera alle prese con la natura selvaggia ed i ruvidi e bruschi pescatori - dei quali non comprende la lingua - che vivono sull’isola, ha inizio la sua “fase rosselliniana”. In tale breve periodo interpreta altri quattro film - Europa ’51 (1952), Viaggio in Italia (1954), film che, come scritto dal giovane Jean-Luc Godard, all’epoca critico cinematografico sui «Cahiers du Cinéma», anticipa il tema dell’incomunicabilità dei film di Michelangelo Antonioni dell’inizio degli anni Sessanta, Giovanna d’Arco al rogo (1954) e La paura (1954), girato in Germania - e l’episodio di Siamo donne (1953), in cui appare nel ruolo di se stessa.

Una volta conclusi i rapporti con Roberto Rossellini, torna ai personaggi che negli anni Quaranta l’avevano portata al successo internazionale. Dopo una breve parentesi francese - Eliana e gli uomini (1956) di Jean Renoir -, torna negli Stati Uniti, dove interpreta Anastasia (1956) di Anatole Litvak, in cui recita con Yul Brynner e con cui vince un secondo Oscar come Miglior Attrice Protagonista.

Nel ’58 è nella commedia sofisticata Indiscreto (1958) di Stanley Donen, in cui torna a recitare Cary Grant dodici anni dopo il già citato Notorious - L’amante perduta di Alfred Hitchcock. Negli anni Sessanta si dedica con successo al teatro, anche per via del fatto che, eccezion fatta per Le piace Brahms? (1961) di Anatole Litvak, i ruoli cinematografici di quel periodo - Una Rolls Royce gialla (1964) di Anthony Asquith, con Rex Harrison, Jeanne Moreau e Shirley MacLaine, La vendetta della signora (1964) di Bernhard Wicki, con Anthony Quinn,  Fiore di cactus (1969) di Gene Saks, con Walter Matthau - non la entusiasmano granché.

Nel ’74 è in Assassinio sull’Orient Express di Sidney Lumet, tratto dal libro omonimo (1934) di Agatha Christie ed in cui recita con Albert Finney, Lauren Bacall, Sean Connery, Vanessa Redgrave, Martin Balsam, Jacqueline Bisset, Colin Blakely, Jean-Pierre Cassel, John Gielgud, Anthony Perkins, Rachel Roberts, Richard Widmark, Michael York, e con cui vince il suo terzo Oscar (stavolta come Miglior Attrice Non Protagonista).

Quattro anni dopo, diretta dal grande Ingmar Bergman, rivela la maturità del suo grandissimo talento drammatico ricco di dettagli, sfumature, sottigliezze psicologiche ed introspezione in Sinfonia d’autunno (1978), con Liv Ullmann, ed in cui offre una superlativa performance nel ruolo di una madre che ha sacrificato il rapporto con i figli per la sua carriera di pianista.

Nel 1980 pubblica la sua autobiografia, intitolata Ingrid Bergman - La mia storia. L’anno seguente, quasi irriconoscibile, offre un convincente ritratto della dura e controversa statista israeliana Golda Meir nella miniserie televisiva Una donna di nome Golda (1981).

Fra gli altri film ricordiamo lo svedese Notti di primavera (1935) di Gustav Edgren, con Lars Hanson e Victor Sjöström - il futuro vecchio professore di Il posto delle fragole (1957) di Ingmar Bergman -, La famiglia Stoddard (1941) di Gregory Ratoff, Follia (1941, conosciuto anche con il titolo L’ironia della beffa) di W. S. Van Dyke, con Robert Montgomery e George Sanders,  Le campane di Santa Maria (1945) di Leo McCarey, con Bing Crosby, Saratoga (1945) di Sam Wood, con Gary Cooper,  La locanda della sesta felicità (1958) di Mark Robson, con Curd Jürgens, Passeggiata sotto la pioggia di primavera (1970) di Guy Green, con Anthony Quinn, Il segreto della vecchia signora (1973) di Fiedler Cook, Nina (1977) di Vincente Minnelli (alla sua ultima regia), con Liza Minnelli, Charles Boyer e Gabriele Ferzetti.

Pubblicato in Cinema

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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