55 anni senza Gary Cooper

una scena de "L'albero degli impiccati" una scena de "L'albero degli impiccati"
Cinquantacinque anni fa, nel maggio 1961 - una settimana dopo il suo sessantesimo compleanno - moriva Gary Cooper.

Nato ad Helena (nel Montana) nel maggio 1901, Frank James Cooper, figlio di immigrati britannici, vive in Inghilterra con sua madre, originaria del Kent, fino al 1914 quando, all'età di tredici anni, torna ad abitare negli Stati Uniti con il padre, noto avvocato di Birmingham, presso il ranch in cui imparò a cavalcare, abilità che gli tornerà molto utile nei numerosi film western che interpreterà durante la sua carriera.

Come da lui stesso riferito anni dopo in un'intervista alla nota giornalista Hedda Hopper, la sua vera vocazione non era tanto la recitazione quanto invece il disegno (“Sono diventato attore solo per sbarcare il lunario, dopo aver fallito come disegnatore e caricaturista politico. Era questa la mia vera ed unica vocazione giovanile”).

Nel ‘25 si trasferisce in California con l'intenzione di diventare commerciante d'arte, ma il tentativo non avrà successo. Nello stesso anno comincia a lavorare nell'industria cinematografica come stuntman e come comparsa e, l'anno successivo, ha la possibilità di affrontare il suo primo vero ruolo di attore in un cortometraggio con l’attrice Eileen Sedgewick protagonista e in Ali (1927) di William A. Wellman. All'uscita del film, viene contattato dalla Paramount che gli offre un contratto di sette anni.

Gary Cooper comincia così una carriera che, nei trentacinque anni successivi lo porterà ad interpretre oltre cento film. A partire da fine anni Venti interpreta L’uomo della Virginia (1929) di Victor Fleming (futuro regista di Via col vento - 1939 -, Il mago di Oz - 1939 - e Il Dottor Jekyl e Mr Hyde - 1941), Marocco (1930) di Josef Von Sternberg, in cui lavora con la giovane Marlene Dietrich, il western L’ultima carovana (1931, conosciuto anche con il titolo Il fuciliere del deserto) di Otto Brower e David Burton, Il capitano (1931) di Edward Sloman, in cui lavora con una giovane Claudette Colbert, Addio alle armi (1932) di Frank Borzage, tratto dall’omonimo libro di Ernest Hemingway, la commedia Partita a quattro (1933) di Ernst Lubitsch, L’agente n. 13 (1934) di Richard Boleslawski (l’autore del libro Sei lezioni sulla recitazione, pubblicato in Italia dalla Dino Audino editore), il drammatico Sogno di un prigioniero (1935) di Henry Hathaway, l’avventuroso I lanceri del Bengala (1935), anch’esso diretto da Henry Hathaway, la commedia E’ arrivata la felicità (1936) di Frank Capra, in cui lavora con Jean Arthur e con cui ottiene una Nomination all’Oscar come Miglior Attore Protagonista, L’ottava moglie di Barbablù (1938) di Ernst Lubitsch, scritto dal giovane e futuro regista Billy Wilder, Beau Geste (1939) di William A. Wellman.

I primi anni Quaranta sono un periodo di grandissimo successo per l'attore, il quale interpreta L’uomo del West (1940) di William Wyler, Arriva John Doe (1941) di Frank Capra, Colpo di fulmine (1941) di Howard Hawks, scritto da Billy Wilder e in cui lavora con Barbara Stanwick, il bellico Il sergente York (1941), anch’esso diretto da Howard Hawks e con cui vince l’Oscar come Miglior Attore Protagonista, L’idolo delle folle (1942) di Sam Wood, in cui lavora con Teresa Wright e con cui ottiene una seconda Nomination all’Oscar come Miglior Attore Protagonista, e il celebre Per chi suona la campana (1943), anch’esso diretto da Sam Wood, tratto dall’omonimo libro di Ernest Hemingway e in cui lavora con Ingrid Bergman. Per il film viene per la terza volta candidato all’Oscar come Miglior Attore Protagonista.

Dopo alcuni anni di minor successo (anni in cui, in ogni caso, interpreta film quali Maschere e pugnali - 1947 - di Fritz Lang, Gli invincibili - 1947 - di Cecil De Mille, in cui lavora con Paulette Goddard, La fonte meravigliosa - 1949 - di King Vidor, in cui lavora con Patricia Neal, e il western Tamburi lontani - 1951 - di Raoul Walsh), nel ’53 vince un secondo Oscar come Miglior Attore Protagonista per la sua interpretazione del caparbio e tormentato sceriffo Will Kane in Mezzogiorno di fuoco (1952) di Fred Zinnemann, uno fra i suoi ruoli più noti presso il “grande pubblico”.

Negli anni successivi, ormai maturo e brizzolato, interpreta il giallo giudiziario Corte marziale (1955) di Otto Preminger, in cui lavora con un giovane Rod Steiger e la commedia Arianna (1957) di Billy Wilder, in cui lavora con Audrey Hepburn,  il drammatico Un pugno di polvere (1958) di Philip Dunne, l’avventuroso Cordura (1959) di Robert Rossen ed altri eccellenti film western (La maschera di fango - 1952 - di Andre De Toth, Il prigioniero della miniera - 1954 - di Henry Hathaway, in cui lavora con Susan Hayward e con un bravissimo Richard Widmark, Vera Cruz - 1954 - di Robert Aldrich, in cui ha come antagonista Burt Lancaster, La legge del Signore - 1956, conosciuto anche con il titolo L’uomo senza fucile - di William Wyler, Dove la terra scotta - 1958 - di Anthony Mann, il crepuscolare L’albero degli impiccati - 1959 - di Delmer Daves).

I suoi ultimi due film sono I giganti del mare (1959) di Michael Anderson - ma in origine doveva esser diretto da Alfred Hitchcock, il quale abbandonò il progetto per realizzare Intrigo internazionale - in cui lavora con Charlton Heston, Virginia McKenna e con un giovane Richard Harris al suo secondo film, e Il dubbio (1960), anch’esso diretto da Michael Anderson.

Pubblicato in Cinema

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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