“7 Minuti”: il futuro (lavorativo) si decide in una stanza

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Dopo l’anteprima alla Festa del Cinema di Roma, esce in sala il film di Michele Placido, con un cast tutto al femminile.

Basso Lazio, Undici donne sono riunite in una grande stanza di fabbrica locale. Sono le rappresentanti dei sindacati, chiamate a decidere il futuro lavorativo di trecento colleghe. Di fuori infatti ci sono picchetti e  fuochi accesi.  L’attesa degli operai e operaie è spasmodica perché all’orizzonte si prospetta un salto nel vuoto da un punto di vista occupazionale. I vecchi proprietari italiani (uno dei due fratelli è interpretato dallo stesso Michele Placido) infatti hanno ceduto il controllo dell’azienda di famiglia a una nuova proprietà, una multinazionale francese. Per salvaguardare tutti i posti di lavoro, le undici donne sono chiamate ad accettare (o rifiutare) una clausola inserita nel nuovo contratto stipulato dalla multinazionale.
Davanti a un’offerta alla quale non si può rinunciare (si tratta di 7 minuti in meno di pausa pranzo al giorno da parte di ogni operaio), in quella stanza iniziano però a crearsi crepe e dissapori tra le undici colleghe e amich, tra cui la riflessiva Ottavia Piccolo, la tosta Ambra Angiolini, la madre di famiglia Fiorella Mannoia con la figlia incinta Cristiana Capotondi. Ognuna di loro ha una storia personale, dei sogni e delle rinunce da affrontare. Accettare o rifiutare questi 7 minuti rappresenta il momento della verità da parte di ognuna di loro.

Alto nei contenuti, ma non efficace altrettanto nel risultato, “7 Minuti” rappresenta il ritorno alla regia di Michele Placido ad un cinema politico, senza nomi e cognomi, ma raccontando una storia piccola ma esemplare sulla condizione lavorativa attuale. Il film è ispirato a una storia realmente accaduta in Francia a Yssingeaux ed è tratto dall'omonimo testo teatrale di Stefano Massini, autore del celebre testo teatrale “Lehman Trilogy” messo in scena da Luca Ronconi.
Se è chiara la volontà di Placido nello scatenare un dibattito politico, sociale, sindacale con un tema quantomai attuale, gli strumenti messi in scena non sembrano però funzionare al meglio. Il regista pugliese dichiara inoltre che l’altro grande protagonista del film è il Tempo: le lancette, i minuti e i secondi corrono inesorabili di fronte all’attesa e alle scelte delle protagoniste. La suspense del thriller cercata dal regista non arriva però all’occhio dello spettatore, complice una storia piuttosto scontata e lineare e una recitazione - troppo verbosa e di impostazione teatrale in quasi tutte le protagoniste –che non aiuta ad alzare l’asticella della tensione.  Non a caso, l’unica che spicca tra le altre -  oltre a Ottavia Piccolo, già protagonista dell’omonima trasposizione a teatro -  è l’interprete dall’inconfondibile voce bassa  e baritonale, che sbofonchia qualche parola a mezza bocca. Stiamo parlando di una sorprendente Fiorella Mannoia, che torna davanti alla macchina da presa a distanza di dodici anni dall'ultima volta. Speriamo di non aspettare altri dodici anni per rivederla.


 

Pubblicato in Cinema
Giacomo Visco Comandini

Laureato alla Sapienza, dal 2008 è uno dei redattori di Enel.tv, la televisione aziendale di Enel. Appassionato di cinema, ha collaborato per la rivista Filmaker’s MagazineIl Riformista e la Repubblica

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