Addio a Giuseppe Rotunno

Una scena di "Il Gattopardo" di Luchino Visconti Una scena di "Il Gattopardo" di Luchino Visconti
È morto all’età di novantasette anni il grande direttore della fotografia di film quali “Le notti bianche”, “Rocco e i suoi fratelli”, “Il Gattopardo” e “Lo straniero” di Luchino Visconti, “Fellini Satyricon”, “Roma”, “Amarcord”, “Il Casanova”, “Prova d’orchestra”, “La città delle donne”, e “E la nave va” di Federico Fellini, “La grande guerra” e “I compagni” di Mario Monicelli, “Fantasmi a Roma” di Antonio Pietrangeli, “Cronaca familiare” di Valerio Zurlini, Il segreto di Santa Vittoria” di Stanley Kramer, “Film d’amore e d’anarchia” di Lina Wertmüller, “Divina creatura” di Giuseppe Patroni Griffi, “All That Jazz - Lo spettacolo continua” di Bob Fosse, “Cinque giorni, una estate” di Fred Zinnemann, “Le avventure del barone di Münchausen” di Terry Gilliam e molti altri.

Nato a Roma nel marzo 1923, dopo la morte del padre, proprietario di una sartoria, nel ’38 è costretto ad abbandonare gli studi per aiutare la famiglia.

Due anni dopo, approdato a Cinecittà, lavora come apprendista elettricista e, presso lo studio fotografico di Arturo Bragaglia, come addetto alla correzione dei negativi ed allo sviluppo, stampa e lucidatura delle foto, ed in seguito anche come fotografo di scena.

Passa al reparto operatori in qualità di consegnatario-macchina ed assistente di Renato Del Frate, ma nel ’41 venne licenziato per un gesto di ribellione contro i simboli del regime fascista.

Dopo essere stato operatore alla seconda macchina in L'uomo dalla croce (1943) di Roberto Rossellini, viene arruolato nel reparto cinematografico dello Stato Maggiore dell'esercito ed inviato in Grecia. Catturato dai tedeschi nel settembre del ’43, viene deportato in Germania, nei lager di Hattingen e Winten, dove viene impiegato come proiezionista.

Nel ’46 torna in Italia ed è assistente degli operatori Rodolfo Lombardi, Otello Martelli, Carlo Carlini e Gabor Pogany.

Ha la prima grande occasione della sua carriera quando sostituisce Gianni Di Venanzo (1920-1966) al fianco del direttore della fotografia G.R. Aldo per Umberto D. (1952) di Vittorio De Sica.

Operatore in Senso (1954), primo film a colori di Luchino Visconti, è lui a portare a termine le riprese, sia pur senza esser accreditato. Tale esperienza gli procura la fama di abile manipolatore dei negativi a colori, all'epoca dotati di scarsa sensibilità, e gli apre la strada per la carriera di direttore della fotografia, in cui esordisce con Pane, amore e… (1955) di Dino Risi.

Firma poi le immagini a colori di grandi produzioni italiane ed americane, fra cui Tosca (1956) di Carmine Gallone, Policarpo, ufficiale di scrittura (1959) di Mario Soldati, La Maja desnuda (1959) di Henry Koster.

Con il bianco e nero raccoglie l'eredità di Aldo, facendo rivivere la sua capacità di dar tridimensionalità ai corpi attraverso la gamma dei grigi e l'uso di velatini e garze, con risultati di grande raffinatezza nei drammi Le notti bianche (1957) e Rocco e i suoi fratelli (1960) di Luchino Visconti, con cui vince il suo primo Nastro d’Argento, nel kolossal L'ultima spiaggia (1959) di Stanley Kramer, e nelle commedie La grande guerra (1959), e I compagni (1963) di Mario Monicelli.

Con Cronaca familiare (1962) di Valerio Zurlini porta il colore nel genere drammatico, sovvertendo i canoni fotografici dell'epoca.

La sua cultura visiva gli permette di condurre in porto progetti raffinati come Il Gattopardo (1963) di L. Visconti, tratto dal libro omonimo (Premio Strega 1959) di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, e ricco di richiami figurativi alla pittura dell’Ottocento e grandi operazioni “spettacolari” quali La Bibbia (1966) di John Huston.

Nel ’66 è il primo direttore della fotografia non americano ad essere ammesso all'American Society of Cinematographers.

A partire dalla fine degli anni Sessanta lavora anche con Federico Fellini, firmando le immagini di Toby Dammit (1968), episodio di Tre passi nel delirio, Fellini Satyricon (1969), Roma (1972), Amarcord (1973), Il Casanova di Federico Fellini (1976), Prova d'orchestra (1979), La città delle donne (1980) e E la nave va (1983).

Negli stessi anni applica la ricchezza cromatica elaborata per F. Fellini al colore di Conoscenza carnale (1971) di Mike Nichols, di Film d'amore e d'anarchia: ovvero "Stamattina alle 10 in via dei Fiori nella nota casa di tolleranza…" (1973) a La fine del mondo nel nostro solito letto in una notte piena di pioggia (1978) di Lina Wertmüller, e di Divina creatura (1975) di Giuseppe Patroni Griffi.

Bob Fosse, con l’obiettivo di far rivivere in un musical crepuscolare i fasti della fantasia felliniana, lo ingaggia per All That Jazz – Lo spettacolo continua (1979) in cui G. Rotunno conferisce al “numero della vita e della morte” una inarrivabile magia figurativa.

A partire dagli anni Ottanta, negli Stati Uniti, ha una “seconda giovinezza” professionale, lavorando con Robert Altman (Popeye ‒ Braccio di ferro - 1980), Fred Zinnemann (Cinque giorni, una estate - 1982), Alan J. Pakula (Il volto dei potenti - 1982), Richard Fleischer (Yado - 1985), Ivan Passer (L'estate stregata - 1988), di nuovo M. Nichols (A proposito di Henry – 1991 – e Wolf ‒ La belva è fuori - 1994), Sydney Pollack (Sabrina - 1995).

Nel frattempo aveva continuato lavorare anche in Europa, con Claude Goretta (Orfeo - 1985) e Terry Gilliam (Le avventure del barone di Munchausen – 1988) ed in Italia, con Peter Del Monte (Giulia e Giulia – 1987 - in cui aveva sperimentato le telecamere ad alta definizione ed il trasferimento del segnale video su pellicola), Roberto Faenza (Mio caro dottor Gräsler - 1990), Dario Argento (La sindrome di Stendhal - 1996).

A Partire dalla fine degli anni Ottanta si dedica anche al restauro dei classici del cinema italiano ed insegna Fotografia al Centro Sperimentale di Cinematografia.

 

Fra gli altri film ricordiamo Attila (1954) di Pietro Francisci, Montecarlo (1956) di Sam Taylor, La ragazza del Palio (1957) di Luigi Zampa, Anna di Brooklyn (1958) di Vittorio De Sica e Carlo Lastricati, La sposa bella (1960) di Nunnally Johnson, Jovanka e le altre (1961), Fantasmi a Roma (1961) di Antonio Pietrangeli, Il lavoro (1962) di Luchino Visconti, episodio di Boccaccio ’70, Ieri, oggi, domani (1962) di V. De Sica, Lo straniero (1967) di L. Visconti, La strega bruciata viva (1967) di L. Visconti e La terra vista dalla luna (1967) di Pier Paolo Pasolini, entrambi episodi di Le streghe, Candy e il suo pazzo mondo (1968) di Christian Marquand, Il segreto di Santa Vittoria (1969) di Stanley Kramer, I girasoli (1970) di V. De Sica, L’uomo della Mancha (1972) di Arthur Hiller, Il bestione (1974) e Ecco noi per esempio (1977) di Sergio Corbucci, Desiderio (1983), La notte e il momento (1995) e il documentario Marcello Mastroianni: Mi ricordo, sì, io mi ricordo (1997) di Anna Maria Tatò, Non ci resta che piangere (1984) di Roberto Benigni e Massimo Troisi.

Nel corso della sua lunga carriera Giuseppe Rotunno ha vinto tre David di Donatello (per E la nave va di F. Fellini, Mio caro Dottor Gräesler di R. Faenza, ed uno alla Carriera nel 2006), sette Nastri d’Argento (Rocco e i suoi fratelli e Il Gattopardo di L. Visconti, Cronaca familiare di V. Zurlini, Fellini Satyricon, Il Casanova di Federico Fellini - con cui ottiene anche una Nomination al BAFTA -, La città delle donne e E la nave va di F. Fellini, e Le avventure del barone di Münchausen di T. Gilliam), una Nomination all’Oscar (All That Jazz - Lo spettacolo continua di B. Fosse, con cui vince anche un BAFTA)

A partire dal 2009 il Bif&st di Bari assegna un premio intitolato a Giuseppe Rotunno per il miglior direttore della fotografia tra i film del festival.

Pubblicato in Cinema

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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