Addio a Manolo Bolognini, produttore di “Il bell’Antonio”, “Il Vangelo secondo Matteo” e “Django”

Marcello Mastroianni ne"Il bell'Antonio" di Mauro Bolognini Marcello Mastroianni ne"Il bell'Antonio" di Mauro Bolognini foto Carlo Riccardi
È scomparso nella sua casa romana all’età di novantadue anni a causa di un arresto cardiaco il grande produttore toscano di film quali “Il bell’Antonio”, diretto da suo fratello Mauro, “Il Vangelo secondo Matteo” di Pier Paolo Pasolini, “Il Generale Della Rovere” di Roberto Rossellini e “Django” di Sergio Corbucci.

Nato a Pistoia nell’ottobre 1925, fratello di Mauro Bolognini (1922- 2001), che segue fin da giovanissimo, compie i suoi primi passi nel mondo del cinema come segretario di produzione per film come La romana (1954) di Luigi Zampa, Le notti di Cabiria (1957) di Federico Fellini, grandi capolavori degli anni Cinquanta,  e in seguito come direttore di produzione; quindi, in qualità di organizzatore generale di una ventina di pellicole. Fra queste ultime troviamo i grandi nomi del cinema italiano dell’epoca, e a tal proposito è impossibile non menzionare film come Il Generale della Rovere (1959) di Roberto Rossellini, Il Bell’Antonio (1960) e Senilità (1962), entrambi diretti da Mauro Bolognini, Il Vangelo secondo Matteo (1964) e Teorema (1968), entrambi scritti e diretti da Pier Paolo Pasolini.

Nel corso della sua attività cinematografica ha lavorato spesso al fianco del fratello Mauro, maggiore di tre anni. Tutti lo ricorderanno come il creatore del successo di Django (1966) di Sergio Curbucci, il violento e fortunatissimo western con protagonista Franco Nero che, oltre quarant’anni dopo, ispirerà Quentin Tarantino per il remake del 2009.

Come produttore esecutivo, alternandosi come produttore in proprio, ha collaborato alla realizzazione di una vasta pagina di rilievo del nostro cinema, in cui troviamo film come Keoma (1977) di Enzo G. Castellari, La cicala (1980) di Alberto Lattuada, La famiglia Ricordi (1995) di Mauro Bolognini e Il grande Fausto (1995) di Alberto Sironi.

Le sue pellicole hanno visto interpreti del calibro di Kirk Douglas, Ben Gazzara, Roger Moore e George Hilton.

Nel corso degli anni Manolo Bolognini ha partecipato ai principali Festival cinematografici, ottenendo grandi riconoscimenti sia di critica sia di pubblico, in quanto ha rappresentato in pieno ed a tutti gli effetti una figura di produttore perfezionista, illuminato ed antesignano, poiché si è rivelato in grado di apportare fondamentali cambiamenti nel modo di fare cinema.

Di “multiforme ingegno” e dotato di straordinaria fantasia, in numerose occasioni è riuscito ad ottimizzare la cosiddetta “arte di arrangiarsi” anche nei periodi in cui i mezzi a disposizione per la realizzazione di un film erano limitate, e ciò rappresenta un’ulteriore conferma e dimostrazione del fatto che il suo percorso professionale è stato guidato da autentica passione.

Nel 1998 il suo film L’ombra del gigante di Roberto Petrocchi è stato selezionato al Festival di Berlino e nel 2005 ha prodotto il film drammatico-poliziesco Raul, coraggiosa versione cinematografica di Delitto e castigo di Fedor Dostoevskij diretta da suo figlio Andrea - al suo esordio alla regia - ed interpretata da Giancarlo Giannini e Alessandro Haber.

Fra le numerose onorificenze ricevute, ricordiamo, nel 2014, la Presidenza onoraria del Centro "Mauro Bolognini” all’interno del quale, sempre affiancato da sua figlia Carlotta, ha profuso molte energie per mantenere viva la memoria di suo fratello Mauro ed il suo straordinario apporto al cinema. L’attività di Manolo Bolognini, portata avanti con convinzione, competenza ed intelligenza e contraddistinta da successi di respiro internazionale, rappresenta motivo di orgoglio per il cinema italiano e per il mondo della cultura.

 

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