Addio a Miloš Forman, regista di “L’asso di picche”, “Qualcuno volò sul nido del cuculo” e “Amadeus”

una scena di "Qualcuno volò sul nido del cuculo" (1975) una scena di "Qualcuno volò sul nido del cuculo" (1975)
Se n’è andato all’età di ottantasei anni il grande regista ceco noto per aver diretto film quali “L’asso di picche”, "Al fuoco, pompieri!", "Qualcuno volò sul nido del cuculo”, "Hair",  "Ragtime" e “Amadeus”.

Nato a Čáslav- in Boemia, nell’allora Cecoslovacchia - nel febbraio 1932, Miloš Forman studia regia alla scuola di cinema di Praga, lavorando poi come presentatore in televisione e come sceneggiatore ed aiuto regista al cinema.

Dal ’57 al ’61 partecipa a Lanterna Magika (Lanterna magica), collettivo di registi e sceneggiatori interessato all’allestimento di spettacoli che fondono teatro e cinema rifacendosi all’esperienza delle avanguardie europee fra la Prima e la Seconda guerra mondiale.

All’inizio degli anni Sessanta, che in Cecoslovacchia sono quelli in cui viene preparato il terreno per la cosiddetta “Primavera di “Praga” (1968), maturano rapidamente le condizioni per il suo esordio alla regia, che avviene nel 1963 con Konkurs, che, come anche i successivi L’asso di picche (1964) e Gli amori di una bionda (1965), viene abbondantemente influenzato dai principi del “cinéma vérité”.

Nel generale processo di rinnovamento della società cecoslovacca dell’epoca e nello svecchiamento dall’ottuso torpore della burocrazia sovietica, il suo cinema sceglie come bersagli comportamenti e convenzioni di una classe borghese in cui si incarna un’intera società ormai “intartarata”.

Tale carica polemica si accompagna ad un’evidente ricerca di realtà, in sintonia con il vento del contemporaneo rinnovamento delle cinematografie europee, senza trascurare gli aspetti umoristici e surreali. A tal proposito, emblematico è Al fuoco, pompieri (1967), in cui dietro l’attenzione per la piccola comunità brulicante ad un ballo organizzato dal corpo dei pompieri di una cittadina, si intravede “fra le righe” la volontà di sferrare un affondo contro le ipocrisie della classe dominante.

Gli improvvisi cambiamenti della situazione politica della Cecoslovacchia - in seguito all’invasione sovietica dell’agosto 1968 induce Miloš Forman ad accettare l’invito di Hollywood e si trasferisce in California.

Il primo lavoro della sua fase americana ha il significativo titolo di Taking Off (1971), titolo perfetto per una vicenda in cui vengono messe a nudo le contraddizioni della media borghesia urbana americana, facendo scontrare la generazione dei padri conservatori con quella dei loro figli.

Miloš Forman continua ad osservare polemico il mondo che lo circonda, indipendentemente dal fatto che si tratti della sua Cecoslovacchia sotto il potere dei Sovietici, o degli Stati Uniti che si proclamano “patria della libertà e della democrazia”.

Il grandissimo successo del celebre Qualcuno volò sul nido del cuculo (1975), tratto dal libro omonimo di K. Kesey e che vince cinque Oscar (compreso quello per Miglior Film) non è dovuto soltanto alla superlativa performance di Jack Nicholson (anch’essa giustamente premiata con l’Oscar), ma anche al discorso su una società - rappresentata dall’istituzione manicomiale - in cui non si riesce più a distinguere i matti dai sani di mente.

Ormai pronto per progetti sempre più ambiziosi, Miloš Formandirige la versione cinematografica del musical Hair (1979), sui cosiddetti “figli dei fiori” degli anni Sessanta, e la grande epopea dell’America anni Venti dilaniata dalle tensioni razziali di Ragtime (1981), riuscendo magistralmente, sia pur all’interno di superproduzioni, a conservare l’acutezza del suo sguardo.

Tre anni dopo sorprende sia la critica sia il pubblico con Amadeus (1984), romanzata biografia di Wolfgang Amadeus Mozart e del suo genio musicale, in cui si fondono intimismo e grandiose scene di massa, e che vince ben otto Oscar.

Dopo l’insuccesso di Valmont (1989), versione cinemataografica della sua versione de Le relazioni pericolose di de Laclos, negli anni successivi si dedica soprattutto all’insegnamento ed a piccoli ruoli come attore, come ad esempio in Hearthburn - Affari di cuore (1988) di Mike Nichols.

Negli anni Novanta torna alla regia con le biografie di due americani “sui generis”: l’editore pornografico L. Flynt (Larry Flint - Oltre lo scandalo - 1996) ed il comico schizofrenico A. Kaufman (Man on the Moon - 1998). Entrambi i film rappresentano delle occasioni perfette per indagare, attraverso le loro vite, le contraddizioni della società che li ha prodotti.

L’ultimo inquisitore (2006) è un drammatico affresco storico sulla brutalità dell’esercizio del potere, che si svolge, a partire dalla fine del Settecento, fra l’inquisizione spagnola e le invasioni napoleoniche. Il film è incentrato sulle vicende del pittore spagnolo Francisco Goya e di un inquisitore che si converte all’illuminismo.

Negli ultimi anni, nonostante si parlasse di un suo imminente ritorno dietro alla cinepresa per un film dedicato alla storia di Charles Ponzi e al suo schema truffaldinoe si sapesse che fosse impegnato nell'avanzata fase di pre-produzione per la realizzazione del film The Ghost of Munich, basato su un suo adattamento, in collaborazione con Václav Havel, del libro omonimo di Georges-Marc Benamou incentrato sulla figura di Édouard Daladier alla Conferenza di Monaco del 1938, nell’aprile 2011 Miloš Forman, in un'intervista concessa al tabloid ceco «Blesk», ha rivelato che, verosimilmente, sarebbe stato costretto ad abbandonare ogni suo futuro progetto di regia a causa di una degenerazione maculare che da tempo affligge la retina del suo occhio destro. Tale patologia, che ha un andamento progressivo e che, se evolve colpendo entrambi gli occhi, può portare fino alla completa ed irreversibile cecità, gli aveva fatto perdere completamente la zona centrale del campo visivo destro.

Tuttavia, la sua condizione non lo ha portato ad abbandonare completamente il mondo cinematografico, in cui ha continuato ad impegnarsi come attore. La sua ultima interpretazione lo vede insieme a Catherine Deneuve in Les bien-aimés (The Beloved, 2011), film che viene scelto per chiudere la rassegna della sessantaquattresima edizione del Festival di Cannes.

 

Pubblicato in Cinema

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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