Addio al maestro Ettore Scola

Ettore Scola - 2015 Ettore Scola - 2015 M. Riccardi © Agr
E' morto Ettore Scola. Il regista, nato a Trevico (AV) nel 1931, aveva 84 anni.

Si trasferisce molto giovane a Roma insieme alla famiglia e, già durante l'adolescenza, inizia a disegnare vignette umoristiche. Giovanissimo, entrerà nella redazione del Marc'Aurelio, giornale satirico a cui collaborò anche Federico Fellini.

Per il cinema inizia a lavorare poco più che ventenne come sceneggiatore, partecipando ad alcune delle più significative pellicole del periodo – da «Un americano a Roma» di Steno a «Il sorpasso» e «I mostri» di Dino Risi, passando per i più importanti film di Antonio Pietrangeli («Adua e le compagne» e «Io la conoscevo bene», in primis) – per poi esordire dietro la macchina da presa, quasi per caso, nel 1964 con la pellicola «Se permettete, parliamo di donne», scritta insieme al fidato Ruggero Maccari.

Nel 1965 gira uno dei tre episodi di "Thrilling", il film diretto con Carlo Lizzani e Gian Luigi Polidoro. (Foto sul set di Carlo Riccardi - Archivio Riccardi)

Negli anni Sessanta, tra gli altri, firma «L'arcidiavolo» (1966), «Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l'amico misteriosamente scomparso in Africa?» (1968) e «Il commissario Pepe» (1969). Sarà però il decennio successivo a consacrarlo come uno dei massimi autori italiani del periodo, capace di superare i limiti della “commedia all'italiana” per mostrare le nostre paure e debolezze.

Del 1974 è il suo capolavoro, «C'eravamo tanto amati», una riflessione dolce-amara sul dopoguerra, sui cambiamenti che l'Italia ha dovuto attraversare e sul bilancio di un'amicizia.

La sua grande sensibilità è più che evidente anche nei successivi «Brutti, sporchi e cattivi» (1976), premiato a Cannes per la migliore regia, il film a episodi «I nuovi mostri» (1976) e «Una giornata particolare» (1977), con Marcello Mastroianni e Sophia Loren.

Negli anni Ottanta, con «La terrazza» (1980) e «La famiglia» (1986), analizza le contraddizioni che si sono sviluppate all'interno della società italiana con una forza narrativa e registica a dir poco invidiabile.

Nell'ultima parte della sua carriera, si ricordano «Romanzo di un giovane povero» del 1995 e «La cena» del 1998: in quest'ultimo si conferma ancora uno straordinario direttore d'attori, guidando magnificamente un cast in cui erano presenti Vittorio Gassman, Fanny Ardant, Stefania Sandrelli e tanti altri interpreti di primo livello.

Il suo ultimo lungometraggio, «Che strano chiamarsi Federico» del 2013, è un toccante omaggio a Federico Fellini, amico, collega e anche attore, nei panni di se stesso, proprio nel memorabile «C'eravamo tanto amati». La carriera di Scola, regista che ha anche amato sperimentare nel corso della sua filmografia, non poteva probabilmente chiudersi in modo migliore.

 

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