Amos Gitai, architetto della memoria

«Non sono un regista professionista, né un cinefilo», ha dichiarato Amos Gitai durante la conferenza stampa di presentazione della mostra a lui dedicata alla Cineteca francese di Parigi, che si tiene dal 26 febbraio al 6 luglio.

kadosh-09-gitai

«Non sono un regista professionista, né un cinefilo», ha dichiarato Amos Gitai durante la conferenza stampa di presentazione della mostra a lui dedicata alla Cineteca francese di Parigi, che si tiene dal 26 febbraio al 6 luglio.

«Quest’esposizione è immaginata come un viaggio poetico negli archivi di Amos Gitai, recentemente donati all’istituzione parigina», afferma il curatore Matthieu Orléan. Attraverso quattro sezioni, quattro punti cardinali per orientarsi nell’universo del regista israeliano, il settimo piano della Cineteca accoglie una selezione di un fondo ricco ed eterogeneo. Fotografie, disegni, sceneggiature, documenti audiovisivi e sonori, sono presentati per la prima volta nella mostra “Amos Gitai, architetto della memoria” rivelando molti temi cari all’artista quali le frontiere, l’architettura, la lingua, la scrittura, la storia, la mitologia e la sensualità.

In meno di quattro decenni, in cui si dedicato anche alla realizzazione di documentari e alla scrittura di romanzi, Gitai ha realizzato al ritmo di più di un film all’anno - in tutti i formati e su tutti i supporti - quasi ottanta lavori. La sua riflessione si è sviluppata inoltre sotto altre forme d’arte, come il teatro.

Alla mostra sono legati una serie di eventi, primo tra tutti una retrospettiva completa di tutti i suoi corto e lungometreggi, e alcuni incontri alla Città dell’architettura.

Un’esposizione concepita dalla Cineteca francese in coproduzione con la Cineteca svizzera, il museo dell’Eliseo di Losanna, che l’ospiterà in autunno e la Galleries di Bruxelles, in cui verrà presentata nella primavera del 2015.

Amos Gitai nasce l’11 ottobre 1950 a Haïfa, due anni dopo la creazione dello stato di Israele. Figlio di padre tedesco, architetto del Bauhaus, fuggito dalla Germania nazista e stabilitosi in Palestina nel 1934 e di madre nata in Palestina, all’inizio del secolo, da genitori di origine russa, Gitai studia l’architettura al Technion di Haïfa e partecipa come riservista alla guerra del Kippur del 1973 nel corso della quale sopravvive all’abbattimento dell’elicottero su cui viaggiava.

Una cicatrice non solo fisica che segna l’autore, il quale si trovava sul mezzo per riprendere con la Super 8 la guerra. Alla fine degli anni 70, abbandona definitivamente l’architettura per dedicarsi al cinema, ma è quasi 30 anni dopo, con Kippour, memorie di guerra (1997) e Kippour (2000), che Gitai si confronta con il passato e il profondo trauma intimo.

I suoi film sono anti-eroici, trasgrediscono i codici del film di guerra. Gitai fa la cosa giusta: si fida della sua esperienza. Diventa un cineasta impegnato i cui film interrogano incessantemente l’identità e i paradossi di Israele, non senza conseguenze.  

Due momenti sono determinanti nella sua vita, due momenti in cui Amos Gitai sceglie l’esilio. Uno in California, a l’università di Berkeley (1975-1977), per proseguire gli studi d’architettura. L’altro “necessario” a Parigi (1983-1993), nel momento in cui le relazioni si fanno più tese con la censura israeliana che criticava duramente i suoi primi documentari. Ma il suo centro di gravità resta profondamente mediorientale. Filmando su tutti continenti, Gitai ha scoperto i difetti di un mondo prigioniero, come Israele, delle sue contraddizioni:  burocrazia sovietica (Il giardino pietrificato), l’immigrazione in Francia (Golem, lo spirito dell’esilio), l’antisemitismo in Germania (Nella valle del Wupper), il capitalismo americano (Ananas), la prostituzione in Asia (Bangkok Bahrain), film in cui il ruolo delle donne è capitale, come lo è del resto in tutta la sua filmografia.

Come un architetto costruisce i suoi film all’interno di un territorio o di una città, lontano dalle immagini da cartolina. Il contesto in cui si svolgono le storie che racconta riveste un ruolo da protagonista. Mai banale, mai lasciato al caso. Anche se ricorda di non aver mai frequentato un’ora di corso di cinema, Gitai si appropria del linguaggio filmico, facendo del piano sequenza un mezzo “sovversivo”, come lui stesso dichiara, perché «crea un ritmo che costringe lo spettatore a mantere l’attenzione sull’immagine»: un ritmo che lo induce alla riflessione.

La predilezione del regista israeliano per la poesia lo porta ad adattare alla lettera testi biblici, in uno stile che lo contrappone a quello spettacolare di Hollywood, come per esempio in Esther, il suo primo lungo metraggio di finzione, girato nella valle povera di Wadi Salib vicino a Haïfa, che inaugura una trilogia dedicata ai temi dell’esilio, dell’emigrazione e della diaspora ebraica.

La mostra “Amos Gitai, architetto della memoria” vuole illustrare il processo, la metodolgia adottata dal cineasta nel realizzare un film, ricorda Serge Toubiana, presidente della Cineteca francese, «il materiale esposto rappresenta la memoria dei film, permette di scoprire l’opera di Amos Gitai attraverso la documentazione del suo archivio», e rivela il gusto per la documentazione del regista stesso, la necessità di avere delle fonti/fondamenta precise e specifiche su cui creare le sue opere, non solo documentaristiche, ma anche di finzione. 

A completare l’esposizione, un webdocumentario - disponibile sul sito della cineteca - che propone una serie di interviste filmate con il regista e alcuni dei suoi principali collaboratori, Laurent Truchot (produttore), Marie-José Sanselme (sceneggiatore) e Nurith Aviv (capo operatore), per approfondire i temi affrontati e conoscere meglio il processo creativo di Amos Gitai, per il quale « la preparazione di un film si conclude l’ultimo giorno di missaggio».

Cristina Biordi

Pubblicato in Cinema

Fotonews

Terza dose di vaccino per Giorgio Parisi

Noi e i nostri fornitori archiviamo informazioni quali cookie su un dispositivo (e/o vi accediamo) e trattiamo i dati personali, quali gli identificativi unici e informazioni generali inviate da un dispositivo, per personalizzare gli annunci e i contenuti, misurare le prestazioni di annunci e contenuti, ricavare informazioni sul pubblico e anche per sviluppare e migliorare i prodotti. Accettando o continuando a navigare su questo sito con la tua autorizzazione noi e i nostri fornitori possiamo utilizzare tali dati. MAGGIORI INFORMAZIONI