Anime Nere: un Gomorra in salsa calabrese

Anime Nere: un Gomorra in salsa calabrese
Da riscoprire nelle arene estive, il bel noir di Francesco Munzi, trionfatore ai David di Donatello e ai Nastri D’Argento.

Un noir nell’Aspromonte, un Gomorra in salsa calabrese, una storia di amore e odio tra fratelli. Dopo aver trionfato agli scorsi David di Donatello e Ciak d’Oro,  “Anime nere” è uno dei film obbligatori da recuperare nelle arene  in questa estate 2015.Presentato in anteprima allo scorso Festival di Venezia, il film ha fatto parlare di sé in questi mesi, apprezzato non tanto dal pubblico  - neanche un milione di euro di incassi in Italia - ma osannato dalla critica nostrana e internazionale. Tanto da essere venduto in 19 paesi ed uscire addirittura in America lo scorso maggio e giugno con il titolo Black Souls. 

Diretto da Francesco Munzi - al suo terzo film dopo Saimir e Il resto della notte - Anime Nere colpisce al cuore e agli occhi dello spettatore, eccellendo in tante parti: con una scrittura tagliente e profonda (il lungometraggio si ispira al romanzo omonimo di Gioacchino Criaco, edito nel 2008 da Rubettino ), un’interpretazione di spessore da parte di tutto il cast, soprattutto lo straordinario Fabrizio Ferracane, e con una regia, glaciale e distante all’apparenza, eppure allo stesso tempo intima e intensa con i suoi protagonisti. Una storia di fratelli coltelli  in un viaggio ideale tra la Svizzera, Milano e la Calabria.

Già, la Calabria. Il merito di Munzi - oltre quello di regalare al pubblico un thriller appassionante che migliora con il passare dei minuti -  è quello di comporre una rappresentazione cinematografica originale della regione stessa: lo fa utilizzando una sintesi tra il linguaggio del documentario e gli stilemi del miglior Coppola, fatto di chiaroscuri e una fotografia livida. E se scomodiamo addirittura  il Padrino, non facciamo un torto a nessuno. Ciò che stupisce è  proprio la calabresità particolare che emana il film.  Non si basa sulla commedia o su una scontata esagerazione del dialetto, ma lo fa tramite pastori silenti, balli e canti notturni con la fisarmonica o sguardi lancinanti tra un padre, un figlio o un fratello. Un luogo di dolore eppure terribilmente affascinante. Perderlo, sarebbe un delitto.

Pubblicato in Cinema
Giacomo Visco Comandini

Laureato alla Sapienza, dal 2008 è uno dei redattori di Enel.tv, la televisione aziendale di Enel. Appassionato di cinema, ha collaborato per la rivista Filmaker’s MagazineIl Riformista e la Repubblica

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