Auguri a Harriet Andersson

Harriet Andersson in "Come in uno specchio" di Ingmar Bergman Harriet Andersson in "Come in uno specchio" di Ingmar Bergman
La grande attrice svedese, interprete di molti film di Ingmar Bergman quali “Monica e il desiderio”, “Sorrisi di una notte d’estate”,” Come in uno specchio”, “Sussurri e grida” e “Fanny e Alexander”, spegne novanta candeline.

Nata a Stoccolma nel 1932, dopo aver frequentato l'Accademia d’Arte Drammatica e i corsi di recitazione dell'Oscars-Teatern, comincia la sua carriera alla fine degli anni Quaranta in spettacoli di rivista e corti pubblicitari.

L’esordio cinematografico è del 1950, con una piccola parte in Medan staden sover (La banda della città vecchia) di Lars-Eric Kjellgren, seguito da ruoli secondari in vari film, fra cui solo alcuni superarono il circuito svedese.

La prima affermazione arriva due anni dopo con Trots (Diffidenza - 1952) di Gustaf Molander.

Con Ingmar Bergman, che la nota all’inizio degli anni Cinquanta, avviene il suo lancio vero e proprio nel mondo del cinema e comincia ad essere conosciuta anche al di fuori della Svezia con Monica e il desiderio (1953), con il ruolo di una ragazza dura, disillusa e dalla sensualità prorompente e con una delle prime scene di nudo in un film del dopoguerra. 

Avvia un lungo sodalizio con I. Bergman, il quale la dirige anche in Una vampata d’amore (1954), Una lezione d’amore (1955), Sogni di donna (1954), Sogni di una notte di mezza estate (1955), nei quali recita con Eva Dahlbeck e Gunnar Björnstrand.

I suoi personaggi sono quasi sempre donne combattute fra la paura di vivere e una grande energia di vita. In questi anni recita, ancora per I. Bergman, al Teatro Comunale di Malmö con un’opera di Ibsen, ed a Stoccolma in Anna Frank.

Dopo aver interpretato La sesta coppia (1956) di Alf Sjöberg - sceneggiato da I. Bergman - e alcuni altri film, negli anni Sessanta torna a lavorare con Bergman in Come in uno specchio (1961) - nel complesso ruolo di una schizofrenica latente - con Max von Sydow e Gunnar Björnstrand; il film fa parte della “trilogia religiosa” di Ingmar Bergman, (insieme a Luci d’inverno e Il silenzio, entrambi del ’63), componente molto importante dell’opera bergmaniana.

Seguiranno A proposito di tutte queste … signore (1964) - film di ispirazione biografica, il primo a colori del regista svedese e una fra le sue poche commedie (insieme al già citato Sogno di una notte di mezza estate) -, con Eva Dahlbeck e Bibi Andersson, gli inquieti e tormentati ruoli come quello di Agnese in Sussurri e grida (1973) con Liv Ullmann, Ingrid Thulin ed Erland Josephson. e la cameriera in Fanny e Alexander (1982), nato come film tv di 312’ diviso in quattro puntate e ridotto poi a 188’ (poco più di tre ore) per le sale cinematografiche.

Nel ’67 fa un’esperienza americana in Chiamata per il morto di Sidney Lumet, tratto dal libro omonimo (1961) di John le Carré ed interpretato da con James Mason, Maximilian Schell e Simone Signoret. Nel 2003 appare in Dogville di Lars von Trier, con Nicole Kidman, Lauren Bacall e James Caan.

Attiva anche in televisione, a partire dagli anni Settanta appare in vari film tv ed in alcuni episodi di numerose serie e miniserie svedesi (fra cui Omicidi a Sandhamm - 2010)

Ha vinto numerosi premi, fra cui quello come Migliore Attrice alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia del 1964 ed al Festival Cinematografico Internazionale di Mosca nel 1975.

Pubblicato in Cinema

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.