Auguri a Jessica Lange

Jessica Lange in "Tootsie" di Sydney Pollack Jessica Lange in "Tootsie" di Sydney Pollack
La grande attrice americana, interprete di film quali “King Kong” di John Guillermin, “All That Jazz” di Bob Fosse, “Il postino suona sempre due volte” di Bob Rafelson, “Tootsie” di Sydney Pollack, “Frances” di Graeme Clifford, “Sweet Dreams” di Karel Reisz, “Cape Fear - Il promontorio della paura” di Martin Scorsese, "Blue Sky" di Tony Richardson e molti altri, il 20 aprile 2019 spegnerà settanta candeline.

Nata a Cloquet - nel Minnesota - nel 1949, Jessica Phyllis Lange – meglio nota come Jessica Lange - , riceve una borsa di studio nel ’67 per studiare arte e fotografia all’Università del Minnesota. Si trasferisce poi in Francia - a Parigi - dove studia teatro e mimo sotto la supervisione del grande Étienne Decroux, considerato il padre del mimo moderno.

Nel ’73 torna negli Stati Uniti e lavora come cameriera e modella, finché non verrà scoperta dal produttore Dino De Laurentis, all’epoca in cerca di un’attrice per interpretare Dwan nel remake del celebre King Kong (1933) di Merian C. Cooper e Ernest B. Schoedsack. Il film (1976), con Jeff Bridges e Charles Grodin, sarà un successo di pubblico ma non di critica.

Segue un ruolo di “angelo della morte” in All That Jazz - Lo spettacolo comincia (1979) di Bob Fosse, ma riesce finalmente  ad affermarsi con l’intensa interpretazione di Cora in Il postino suona sempre due volte (1981) di Bob Rafelson, in cui lavora con Jack Nicholson. Il film è tratto dal libro omonimo di James M. Cain, già portato sul grande schermo nel ’46 nell’omonima pellicola di Tay Garnett con Lana Turner e John Garfield.

Nel 1982, con la commedia Tootsie di Sydney Pollack, al fianco di Dustin Hoffman e Geena Davis, vince l’Oscar come Miglior Attrice Non Protagonista. Nello stesso anno interpreta la folle attrice Frances nell’omonimo film di Graeme Clifford e, tre anni dopo, in Sweet Dreams (1985) di Karel Reisz, quello della cantante country Patsy Cline, dando la conferma delle sue doti di attrice drammatica in forti ruoli “di sostanza”.

È la tormentata coprotagonista del melodramma femminile Crimini del cuore (1986) di Bruce Beresford e l’avvocato difensore del padre in Music Box - Prova d’accusa (1989) di Costa-Gavras.

Nel ’91 recita in Cape Fear - Il promontorio della paura di Martin Scorsese, con Nick Nolte, Robert De Niro e Juliette Lewis. Il film è il remake de Il promontorio della paura (1962) di Jack Lee Thompson, interpretato da Gregory Peck, Robert Mitchum, Polly Bergen, Martin Balsam e Telly Savalas. Peck, Mitchum e Balsam, a circa trent’anni dall’originale, tornano in ruoli secondari anche nel film di Scorsese.

Vince il secondo Oscar (stavolta come Miglior Attrice Protagonista) nel ’95 con Blue Sky di Tony Richardson (girato nel ’90, ma uscito solo quattro anni dopo), film di denuncia sul pericolo degli esperimenti nucleari in luoghi abitati.

Seguiranno il drammatico Segreti (1997) di Jocelyn Moorhouse, lo shakespeariano - in chiave postmoderna - Titus (1998) di Julie Taymor, Big Fish - Le storie di una vita incredibile (2003) di Tim Burton, con Albert Finney, Broken Flowers (2005), di Jim Jarmusch e Non bussare alla mia porta (20059 di Wim Wenders.

Nel corso della sua carriera alterna il grande schermo con il teatro - La gatta sul tetto che scotta, (New York, 1984), Un tram che si chiama desiderio (New York, 1992; Londra, 1996/97), Lo zoo di vetro (New York, 2005; Londra, 2007), Lungo viaggio verso la notte, (Londra, 2000; New York, 2016) - e con interpretazioni per il piccolo schermo come la versione televisiva (1995) del sopra citato Un tram che si chiama desiderio.

Nel 2009, con il film tv Grey Gardens - Dive per sempre ottiene un Emmy Award.

Nel 2011 entra nel cast della serie televisiva American Horror Story, a cui partecipa con grande successo per quattro stagioni, ottenendo una Nomination agli Emmy.

Dopo un breve periodo lontana dalle scene, torna nel 2017 in Feud, serie tv in cui interpreta Joan Crawford e, due anni dopo, in The Politician.

Fra gli altri film ricordiamo Ladre e contente (1980) di Robert Sheerer, Country (1984) di Richard Pearce, Far North, estremo Nord (1988) di Sam Shepard, Un amore una vita (1988) di Taylor Hackford, Gli uomini della mia vita (1990) di Paul Brickman, La notte e la città (1992) di Irwin Wrinkler, Lontano da Isaiah (1995) di Stephen Gyllenhaal, Rob Roy (1995) di Michael Caton-Jones, Obsession (1998) di Jonathan Darby, La cugina Bette (1998) di Des McAnuff, Masked and Anonimous (2003) di Larry Charles, Neverwas - La favola che non c’è (2005) di Joshoua Michael Stern, La memoria del cuore (2012) di Michael Sucksy, The Gambler (2014) di Rupert Wyatt, Wild Oats (2015) di Andy Tennant, con Shirley MacLaine e Demi Moore.

Insieme a Helen Hayes (1900 - 1993), Ingrid Bergman (1915 - 1982), Maggie Smith (classe 1934),  Meryl Streep (n. 1949), e Cate Blanchett (n. 1969) è una fra le poche attrici ad aver vinto l'Oscar sia come Miglior Attrice Protagonista sia come Non Protagonista.

 

Pubblicato in Cinema

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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