Auguri a Michelle Pheiffer

Michelle Pheiffer con Robert Redford in "Qualcosa di personale" di Jon Avnet Michelle Pheiffer con Robert Redford in "Qualcosa di personale" di Jon Avnet
La grande attrice americana, interprete di film quali “Scarface” di Brian De Palma, “Le streghe di Eastwick” di G. Miller, “I favolosi Baker” di Steve Kloves, “Una vedova allegra… ma non troppo” di Jonathan Demme, “L’età dell’innocenza” di Martin Scorsese e “Le verità nascoste” di Robert Zemeckis il 29 aprile 2018 spegnerà sessanta candeline.

Nata a Sant’Ana - in California - nel 1958, dotata di bellezza e fascino magnetico, Michelle Marie Pheiffer - Meglio nota come Michelle Pheiffer -, dopo una breve gavetta televisiva, esordisce al cinema in The Hollywood Knight (1980) di F. Mutrux.

Dopo l’insuccesso di Grease 2 (1982) di P. Birch, è in Scarface (1983) di Brian De Palma, nel ruolo della giovane moglie tossicomane di Tony Montana (interpretato da Al Pacino).

Negli anni Ottanta comincia l’ascesa al “grado” di star ne Le streghe di Eastwick (1987) di George Miller, in cui lavora con Jack Nicholson, e nella commedia Una vedova allegra… ma non troppo (1988) di Jonathan Demme. Esalta il suo fascino ne Le relazioni pericolose (1988) di Stephen Frears e nel ruolo di Catwoman in Batman - Il ritorno (1992) di Tim Burton

La sua migliore performance degli anni Novanta è quella della contessa Ollenska ne L’età dell’innocenza (1993) di Martin Scorsese, in cui offre un intenso ritratto di donna indipendente ed anticonformista nella New York di fine Ottocento.

Nel 2000 è eccellente nel ruolo dell’inquieta Claire ne Le verità nascoste (2000) di Robert Zemeckis, è insieme a Sean Penn in Mi chiamo Sam (2001) di J. Nelson, interpreta la narcisista madre di White Oleander (2002) di P. Kominsky, la perfida produttrice televisiva di Hairspray - Grasso è bello (2007) di A. Shankman e la strega lamia nel fantasy Stardust (2007) di M. Vaughn.

Fra gli altri titoli ricordiamo Tutto in una notte (1985) di John Landis, Ladyhawke (1985) di Richard Donner, La dolce indipendenza (1986) di Alan Alda, Donne amazzoni sulla luna (1987) di Joe Dante e John Landis, Tequila Connection (1988) di Robert Towne, I favolosi Baker (1989) di Steve Kloves, La casa Russia (1990) di Fred Schepisi, con Sean Connery, Due sconosciuti, un destino (1993) di Jonathan Kaplan, l’horror Wolf - La belva è fuori (1994) di Mike Nichols, con Jack Nicholson, Pensieri pericolosi (1995) di John N. Smith, Qualcosa di personale (1996) di Jon Avnet, con Robert Redford, A Gillian, per il suo compleanno (1996) di Michael Pressman, Un giorno... per caso (1996) di Michael Hoffman, con George Clooney, Segreti (1997) di Jocelyn Moorhouse, In fondo al cuore (1998) di Ulu Grosbard, Sogno di una notte di mezza estate (1998) di Michael Hoffman, Storia di noi due (1998) di Rob Reiner, Chéri (2009) di Stephen Frears, Personal Effects (2009) di David Hollander.

I suoi ultimi film sono stati Dark Shadows (2012) di Tim Burton, Cose nostre - Malavita (2013) di Luc Besson, Madre! (2017) di Darren Aronofsky e Assassinio sull’Orient Express (2017) di Kenneth Branagh, tratto dal celeberrimo libro omonimo di Agatha Christie (già portato al cinema nel 1974 nell’eccellente film diretto da Sidney Lumet).

A fronte di una carriera di altissimo livello (sia sotto il profilo quantitativo sia sotto quello qualitativo), numerosi sono anche i ruoli da lei rifiutati per film che poi si sono rivelati dei grandissimi successi. Ricordiamo Pretty Woman (1990) di Garry Marshall (parte poi assegnata alla giovane e poco più che esordiente Julia Roberts), Thelma & Louise (1991) di Ridley Scott (ruolo poi assegnato a Geena Davis), Il silenzio degli innocenti (1991) di Jonathan Demme (Jodie Foster), L'olio di Lorenzo (1992) di George Miller (Susan Sarandon), Basic Instinct (1992) di Paul Verhoeven (Sharon Stone); Insonnia d'amore (1993) di Nora Ephron (Meg Ryan),Casinò (1995) di Martin Scorsese (Sharon Stone), Evita (1996) di Alan Parker (Madonna), Le cronache di Narnia - Il leone, la strega e l'armadio (2005) di Andrew Adamson (Tilda Swinton), Still Alice (2014) di Richard Glatzer e Wash Westmoreland (parte poi assegnata a Julianne Moore, la quale, con una performance superlativa, ci ha vinto l'Oscar come Miglior Attrice Protagonista).

  

 

Pubblicato in Cinema

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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