"Birth of a Nation" arriva a Roma

foto di scena foto di scena variety.com
Uno dei papabili protagonisti ai premi Oscar arriva in anteprima italiana  al Festival di Roma.

Dopo aver ricevuto il Gran Premio della Giuria e quello del pubblico allo scorso Sundance Film Festival, ed essere transitato al Festival di Toronto ai primi di settembre, il film storico “Birth of a Nation” arriva in anteprima sugli schermi italiani. Alla Festa del Cinema di Roma viene proiettato il “one man show” di Nate Parker: l’attore afroamericano scrive, dirige e interpretamun affresco storico su un episodio poco noto della storia americana, accaduto nella prima metà del XIX secolo.  Narra l’epopea di  Nat Turner, nato in schiavitù nella contea di Southampton, in Virginia nel 1809. Crescendo impara a leggere, e da adulto diventa un predicatore di grande eloquenza.  Quando il suo padrone (interpretato da Armie Hammer) decide di sfruttarne le capacità oratorie per interessi personali, Nat viene mandato a predicare in altre piantagioni, dove prende atto delle privazioni e delle torture subite dagli schiavi. Capisce che i sermoni non sono più sufficienti per contrastare le ingiustizie e decide di organizzare e poi guidare una rivolta degli schiavi contro i latifondisti della Contea,  nell'agosto 1831. Una rivolta che portò alla morte di decine di proprietari terrieri e che venne velocemente affogata nel sangue dall’esercito.
Il titolo scelto dal regista, “Birth of a Nation”  è un chiaro riferimento al controverso film muto del 1915 “Nascita di una nazione” di David W. Griffith, il primo kolossal della storia del cinema, che glorificava la nascita del Ku Klux Klan. Secondo Parker, da questo episodio di rivolta terriera nascono i prodromi di quella che sarà prima una consapevolezza e poi una richiesta esplicita – la fine della schiavitù – che sarà il motivo principale dello scoppio della Guerra di Secessione che si sarebbe combattuta trent’anni più tardi.
“Birth of a Nation” racconta allora una storia di rabbia, consapevolezza e  vendetta che sarà molto probabilmente protagonista ai premi  Oscar del 2017.
Un film che piacerà all’Academy, ma che ha un unico grande difetto:  un prodotto estremamente ben confezionato,  un’opera capace di impressionare il mondo di Hollywood  - tra i finanziatori c’è anche il cestista francese Tony Parker -  ma con poca anima al suo interno. 
La realizzazione del film, un’opera prima, è impeccabile. Movimenti di macchina, musiche con archi e violini, interpreti efficaci, eppure manca qualcosa che rapisca effettivamente lo spettatore.
L’unica colpa del film, se così possiamo dire, è quella di venire tre anni dopo quel piccolo grande film che era “Dodici anni Schiavo” di Steve McQueen. Ecco “Birth of a Nation” sembra uno spin off edulcorato di quel lungometraggio. La sofferenza, le frustate, i campi di cotone, l'iconografia di tutto il film, è qualcosa che abbiamo già visto. Forse troppo di recente.

Pubblicato in Cinema
Giacomo Visco Comandini

Laureato alla Sapienza, dal 2008 è uno dei redattori di Enel.tv, la televisione aziendale di Enel. Appassionato di cinema, ha collaborato per la rivista Filmaker’s MagazineIl Riformista e la Repubblica

Fotonews

Quentin Tarantino alla Festa del Cinema di Roma

Noi e i nostri fornitori archiviamo informazioni quali cookie su un dispositivo (e/o vi accediamo) e trattiamo i dati personali, quali gli identificativi unici e informazioni generali inviate da un dispositivo, per personalizzare gli annunci e i contenuti, misurare le prestazioni di annunci e contenuti, ricavare informazioni sul pubblico e anche per sviluppare e migliorare i prodotti. Accettando o continuando a navigare su questo sito con la tua autorizzazione noi e i nostri fornitori possiamo utilizzare tali dati. MAGGIORI INFORMAZIONI