Covid-19: intervista a Cyro Rossi, autore del cortometraggio Sono io

Covid-19: intervista a Cyro Rossi, autore del cortometraggio Sono io
È in uscita Sono io, cortometraggio inedito sul Covid-19 scritto e diretto da Cyro Rossi ed interpretato da Dan Booth, Jun Ichikawa, Notsa Mao Kevin, Walter Nestola, Roberta Procida, Penelope Flamma, Fabrizio Pinzauti, Gabriel napoleone, Tommaso Rossi, Anna Piscopo, Carolina Signore, Francesco Paolo Amoroso, Giada Benedetti, Kaya Kushna, Sara Salgado e C. Rossi medesimo.

Il corto è vincitore come Miglior corto sperimentale all’International Short Film Festival di Mosca, fra i finalisti del “Lisbon Film Rendezvous 2020”, “Rieti e Sabina Film Festival” e nella selezione ufficiale del Grounded Film festival 2020 e del Broadway International Film Festival 2020 di Los Angeles. Abbiamo contattato l’autore e gli abbiamo rivolto alcune domande.

 

Sono io dà voce e volto al terribile virus che da mesi ha stravolto/sta stravolgendo le nostre vite. Un’opera contemporanea di respiro internazionale. Il corto affronta con estrema lucidità l’argomento Covid, mettendo in luce i pensieri di un’umanità in pericolo, che vede crescere costantemente il numero di contagiati, di ricoverati e di morti, senza trascurare le drammatiche conseguenze sociali, fisiche ed economiche che questo nemico invisibile comporta. Quando ed in che modo è nata l’idea di scrivere un cortometraggio di questo tipo?

Non è nata l’idea di scrivere un cortometraggio, è nata prima una scrittura d’urgenza, di spontaneità, di impulso. Dopo essermi allenato, una mattina, sono tornato e ho scritto di getto questo testo. Successivamente riflettendo, è nata l’idea di farne un cortometraggio, coinvolgere altri attori, renderlo in lingue internazionali. È successo passo dopo passo. Ho scritto di getto e poi ho seguito l’istinto e ho dato vita a questo progetto per condividerlo, per pensare, provocare, per superare le coscienze, andare in profondità mettersi a nudo.

 

Qual è il sottotesto del corto? Cosa viene raccontato chiaramente e che cosa, invece, vorresti che venisse lasciato allo spettatore/spettatrice ed al suo “legger fra le righe”?

Chiaramente vengono espressi i numeri dei deceduti da marzo a maggio 2020, di Covid, malattie infettive, fame, cancro, ecc.

Vorrei far svegliare le coscienze pensando che si stava dando troppa attenzione ad una cosa, ossia la mortalità per Covid, mentre tante altre persone muoiono per altri motivi nel mondo, ma non vengono considerati, perché non determinano un blocco economico. Vorrei portare l’attenzione all’uomo che causa tutto questo, crea e distrugge allo stesso tempo. Noi siamo un puntino minuscolo nell’immensità dell’universo, invece ci sentiamo megalomani. Dovremmo ritrovare la semplicità delle cose, nell’intimità nostra dell’essere umano, soprattutto in questa impotenza che stiamo vivendo.

 

Sono io, con originalità, potenza e nello stesso tempo semplicità, offre lo spunto per riflettere su un’oscura realtà, sulla crisi sociale e umana, sanitaria ed economica che stiamo attraversando. Un punto di vista artistico fondamentale per comprendere il nostro tempo. Ecco, Escludendo l’argomento Covid (che ovviamente fino ad un anno fa circa, nei pensieri di ognuno di noi, non si profilava neppure all’orizzonte), esistono riferimenti, connessioni, differenze e/o analogie con altre tue opere?

Io credo di sì, ci vedo una connessione nel parlare di qualcosa che per noi è sociale, è storia di tutti i giorni, di vita vissuta. Basta pensare a Binario 4 con cui abbiamo vinto ora un Festival a New York, che parla dei minori dispersi, oppure a  Buscjie, il mio primo cortometraggio del 2016, che parlava del maltrattamento femminile, sia fisico che psicologico, della difficoltà della vita  di una ragazza di 20 anni, in assenza del padre. Una difficoltà di tutta la vita, anche semplice, di cui però è giusto parlare.

 

Senza nulla voler togliere alla regia ed agli interpreti, una parte del merito della riuscita del corto va anche all’efficacia della musica di Alessandro Calò ed agli effetti sonori di Marco Salaris, che conferiscono agli interpreti medesimi un’aura di mistero. Com’è nata l’idea di inserire una musica e degli effetti speciali di questo tipo?

La musica ha fatto un lavoro immenso. Una potenza perfetta. Alessandro Calò ha composto una musica incredibile: come un sarto ritaglia un vestito, o un fabbro fabbrica zoccoli per cavalli, è un artigiano che coglie ogni singolo dettaglio e te lo calza addosso. La musica di Alessandro cade in ogni battuta dell’attore, lo scalda, lo circonda, lo isola, lo rafforza, lo sostiene e lo lascia emergere. Marco Salaris ha lavorato sugli effetti sonori all’interno della musica e dei suoni. Amo i dettagli minimi che fanno la differenza. Mi sono follemente innamorato di quei suoni proprio da spettatore, non solo da regista.

 

Beh, non mi rimane che ringraziarti per la tua disponibilità. Ti faccio un grosso In bocca al lupo, con l’augurio di riuscir tutti quanto prima a tornare a vivere ed a lavorare in modo più o meno “normale”.

Grazie veramente a te. Spero di ritornare alla normalità, ma non come prima, perché il mondo veniva troppo maltrattato dall’essere umano, basti pensare a tutto ciò che stava accadendo in Australia, Brasile, Sudan. Spero di tornare ad una nuova normalità.

 

Cyro Rossi (Firenze, 1977), dopo essersi diplomato al Liceo Artistico di Firenze, ha vissuto in Germania, Inghilterra, Stati Uniti e Brasile. Dopo il suo ritorno in Italia ha deciso di seguire la sua passione nel mondo del cinema. Ha studiato recitazione presso la scuola Imagina di Giuseppe Ferlito, partecipando a vari cortometraggi e lungometraggi, fra cui Maria per Roma di Karen Di Porto (Nastro d’Argento e Globo d’Oro). Nel 2011 si trasferisce a Roma dove studia alla scuola Duse il metodo Strasberg con Francesca De Sapio. Nel 2017, con il cortometraggio Buscije, fa il coraggioso “salto” dietro alla macchina da presa. Da allora ha realizzato altri cortometraggi: Binario4Keep Walking, entrambi del 2019 e A R R U B I U e la web serie Aut Aut nel 2020.  Ha preso parte, come protagonista, al videoclip di Jamie Jones feat. leave Ya “Over each other” di Vito Vinci e sarà a breve su Amazon Prime Video nel ruolo del marito di Anna Foglietta, nel film di Giacomo Cimini Il talento del calabrone, con protagonisti A. Foglietta e Sergio Castellitto. Attualmente lavora con l’agenzia CDA Studio di Nardo, di Roma. È appassionato di pittura e scultura.

 

Pubblicato in Cinema

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.


 


 

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