David Lynch compie 75 anni

 David Lynch David Lynch Foto G. Currado © AGR
Il grande regista, sceneggiatore, produttore, musicista e pittore americano, autore di film quali “The Elephant Man”, “Dune”, “Velluto blu”, “Cuore selvaggio”, “Strade perdute”, “Mulholland Drive” e “Inland Empire”, compie settantacinque anni.

«Le idee arrivano nei modi più impensati, basta tenere gli occhi aperti» (David Lynch)

Nato a Missoula - nel Montana - nel 1946, David Keith Lynch - meglio noto come David Lynch - studia Arte a Philadelphia presso la Pennsylvania Academy of Fine Arts e indirizza i suoi interessi verso il cinema frequentando i corsi dell’American Film Institute.

Dopo aver realizzato due cortometraggi (The Alphabet - 1968 - e The Grandmother - 1970), in cui già appare chiaro il suo talento visionario, esordisce alla regia di lungometraggi con il travagliato Eraserhead - La mente che cancella (1977), le cui riprese, cominciate nel ’72, si protraggono per circa quattro anni. Distribuito quasi esclusivamente nel circuito dei cosiddetti “midnight movies” (ovverosia le proiezioni di mezzanotte riservate ai film di più difficile collocazione nel circuito commerciale), il film viene notato da un agente della Brooksfilm (la casa di produzione cinematografica di Mel Brooks), che decide di produrre il suo secondo film, The Elephant Man (1980), con Anthony Hopkins, e che si svolge nell’Inghilterra vittoriana narrando di un uomo deforme ma dall’animo sensibile fotografato, come già avveniva in Eraserhead, in un superlativo bianco e nero.

Dopo l’esperienza fallimentare - sia sotto il profilo dell’autonomia artistica sia sotto quella del successo di pubblico - di Dune (1984), tratto dal libro omonimo di F. Herbert ed interpretato da Max von Sydow, decide di realizzare solo film su cui può avere un controllo totale e, due anni dopo, dirige Velluto blu (1986), sordida vicenda di violenza e sopraffazione in uno scenario apparentemente idilliaco.

Nel ’90 realizza Cuore selvaggio (1990), road movie che vince la Palma d’Oro come Miglior Film al Festival di Cannes. Nello stesso anno il nome di D. Lynch è su tutti i giornali grazie al successo internazionale delle serie tv I segreti di Twin Peaks (1990-91, circa trenta episodi), prodotto anomalo e straniante che spicca nella programmazione televisiva di quegli anni.

A partire dal successivo Fuoco cammina con me! (1992), oscuro prequel del programma televisivo, le sue opere si fanno decisamente sperimentali, soprattutto sotto il profilo della destrutturazione della narrazione, come dimostrato da Strade perdute (1997) e Mulholland Drive (2001), con cui vince la Palma d’Oro al Festival di Cannes come Miglior Regia. Due noir labirintici ed inquietanti.

Un intervallo solo apparentemente lieve è The Straight Story - Una storia vera (1998), che narra del singolare viaggio di un vecchio caparbio a bordo di una motofalciatrice per far l’ultima visita al fratello morente.

Regista dalle grandissime capacità visive e di costruzione dell’immagine, D. Lynch rifiuta ripetutamente l’omologazione alle pratiche cinematografiche hollywoodiane e percorre la via di un cinema scomodo, strabordante e mai conciliante. Ciò è confermato anche dal già citato Mulholland Drive, viaggio metà reale e metà onirico nella Hollywood del glamour, molto personale sotto il profilo dello stile.

Il successivo Inland Empire - L’impero della mente (2006) forza ulteriormente i limiti di un cinema già destrutturato. Nel viaggio percettivo fra i mondi cinematografici possibili di un’attrice (interpretata da L. Dean) smarrita in se stessa e nei suoi numerosi personaggi, la distinzione fra reale ed onirico perde ogni consistenza.

Nel 2006 riceve il Leone d’Oro alla Carriera alla mostra del Cinema di Venezia.

Nel marzo 2011 torna dietro la macchina da presa per catturare l'energia del concerto dei Duran Duran al Mayan Theater di Los Angeles. Il regista statunitense ha deciso di dirigere la performance della band simbolo degli anni Ottanta in streaming. Da quel concerto, montato in diretta da Lynch, è nato Duran Duran: Unstaged.

Nel 2017, ad oltre venticinque anni dalla prima stagione, Twin Peaks riceve largo consenso e viene proiettata al MOMA (Museum of Modern Art) di New York, in quanto il lavoro di D. Lynch viene considerato «una totale e libera espressione del suo genio», nonché in grado di «accendere inebrianti dibattiti sulla natura della televisione stessa». Nello stesso anno I segreti di Twin Peak fa partire un vero e proprio dibattito sui limiti di demarcazione fra televisione e cinema; dibattito che diventerà ancora più acceso in seguito alla presa di posizione dei «Cahiers du Cinéma», che, nella sua classifica annuale, proclama Twin Peaks - The Return «film più bello dell'anno» (nel dicembre 2019 tale dibattito verrà nuovamente rilanciato dai «Cahiers du Cinéma» che stavolta lo proclamerà «film più bello della decade»).

Nell'ottobre 2019 D. Lynch riceve l'Oscar alla Carriera. 

Artista multiforme - oltre che regista è anche pittore e vignettista, ha realizzato spot pubblicitari, documentari, video, spettacoli multimediali (come Industrial symphony n. 1) -, David Lynch occupa un posto singolare e di primissimo piano nel cinema americano per vie della sua grande capacità di andare oltre l'apparenza delle cose e, con ricchezza di dettagli, sfumature, sottigliezze psicologiche ed introspezione, di scrutare l'animo umano nei suoi meandri più profondi.

Pubblicato in Cinema

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.


 


 

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