Fanny Ardant alla Festa del Cinema di Roma

Fanny Ardant con Nicolas Bedos Fanny Ardant con Nicolas Bedos foto Giovanni Currado
Si è svolto con grandissima affluenza di pubblico domenica 20 ottobre 2019 presso l’Auditorium Parco della Musica - nella sala Teatro Studio Gianni Borgna gremita di persone - l’incontro con la grande attrice francese - intervistata da Laura Delli Colli - interprete di film quali “La signora della porta accanto” e “Finalmente domenica!” di François Truffaut, “La famiglia” e “La cena” di Ettore Scola, “Callas Forever” di Franco Zeffirelli, “8 donne e un mistero” di François Ozon,  “La Belle Epoque” di Nicolas Bedos - proiettato in Sala Petrassi - e molti altri”.

«Sono molto grata a voi italiani. Mi avete insegnato a essere ironica, a prendere la vita nel modo giusto. Con distacco elegante, intelligenza vitale come Ettore Scola che sul set di La famiglia ci faceva passare il tempo giocando a poker. Qui in Italia ho capito che il caos è la mia patria» (Fanny Ardant)

«Si dà sempre un significato pessimista alla nostalgia. Non sono d’accordo. Io sono come i matti, non dimentico niente, una maestra di ricordi. Mi sembra più pericoloso pensare sempre al futuro. Significa avere paura del presente. La nostalgia non è una malattia, ma una ricchezza. Significa rimanere vivi, sapere chi sei» (Fanny Ardant, commentando la tematica al centro di La Belle Époque, ovverosia la nostalgia del passato)

La grande attrice di strepitoso talento si fonde perfettamente con la donna di grande classe e stile che, in un ottimo italiano e senza mai far ricorso all’interprete, entra fin da subito in sintonia con il pubblico ripercorrendo alcune fra le fasi fondamentali della sua lunga e fortunata carriera e rivelando un’acutezza, un'introspezione psicologica, una spontaneità ed una “autenticità” decisamente fuori del comune.

Musa e compagna di François Truffaut, attrice, regista, donna che continua a sfidare le convenzioni, dotata di intelligenza vivida e bellezza raffinata, Fanny Ardant si è imposta come protagonista ideale di drammi sentimentali ricchi di spessore psicologico, interpretando personaggi sfaccettati ed enigmatici, sovente contradistinti da sensuale anticonformismo (come nel caso dell'indimenticabile "signora della porta accanto" nell'omonimo film di F. Truffaut del 1981).

Nata a Saumur - in Francia - nel marzo 1949, interprete di temperamento appassionato ed energico, Fanny Marguerite Judith Ardant - meglio nota come Fanny Ardant - ha recitato in drammi e commedie di produzione francesi, film italiani e produzioni internazionali.

Dopo alcuni anni di teatro, esordisce al cinema negli anni Settanta in un ruolo secondario in Marie-Poupée (1976) di Joël Séria e, dopo vari film e miniserie tv (Le mutant - 1978 - di Bernard Toublanc-Michel, La muse et la Madone - 1979 - e Le dame de la côte - 1979 -  di Nina Companéez, Ego - 1979 - di Jean-Marie Marcel, La chute de la maison Usher - 1981 - di Alexandre Astruc, episodio di Histoires extraordinaries - I racconti di Edgar Allan Poe, Le roman du samedi: memoires de deux jeunes mariées  1981 - di Marcel Cravenne, Le bons bourgeois - 1981 - di Pierre Desfons) e Les uns et les autres (Bolero,1981) di Claude Lelouch, imponente carrellata storica sull’Europa fra il 1936 ed il 1980, incontra il grande François Truffaut (1932-1984), il quale ne fa la protagonista - insieme a Gerard Depardieu, già protagonista del precedente L’ultimo métro, anch’esso diretto da F. Truffaut -  di La Femme d’à côté (La signora della porta accanto, 1981), che narra la vicenda di due ex amanti che si ritrovano vicini di casa e con cui ottiene una nomination al César.

Segue Un amour de Swann (Un amore di Swann, 1983), di Volker Schlöndorff, tratto da Marcel Proust, e Benvenuta (1983), di André Delvaux, raffinato dramma interpretato insieme a Vittorio Gassman.

In Vivement dimanche! (Finalmente domenica! 1983), di F. Truffaut (alla sua ultima regia prima della sua prematura scomparsa) è la segretaria innamorata di un agente immobiliare accusato di omicidio, ruolo che le fa ottenere un’altra nomination al César.

Viene poi diretta da Alain Resnais (Le vie est un roman - La vita è un romanzo, 1983, L’amour à mort, 1984, e Melò, 1986), Anna Maria Tatò (Desiderio - 1984 -, in cui è una giornalista parigina sulle tracce delle sue origini pugliesi) e da Constantin Costa-Gavras (Conseil de famille - Consiglio di famiglia, 1986 -, commedia di satira borghese).

Nello stesso anno è nel ricchissimo cast (Vittorio Gassman, Ottavia Piccolo, Stefania Sandrelli, Andrea Occhipinti, Massimo Dapporto) di La famiglia (1986) di Ettore Scola, ritratto di una famiglia romana dal 1906 al 1986 sullo sfondo della Storia, interamente girato in interni.

Seguono Paura e amore (1988), di Margarethe von Trotta, tratto liberamente dal dramma teatrale di Anton Čechov Tre sorelle, Australia (1989), di Jean-Jacques Andrien, Aventure de Catherine C. - L’ultima luna, 1990 di Pierre Beuchot de il thriller psicanalitico Afraid of the Dark (Occhi nel buio, 1991), di Mark Peploe.

Interpreta l’avida consorte di Le colonel Chabert (Il colonnello Chabert, 1994), di Yves Angelo, tratto da Honoré de Balzac, e partecipa a Al di là delle nuvole (1995), di Michelangelo Antonioni e Wim Wenders.

Vince il César per la brillante performance in Pédale douce (Di giorno e  notte, 1996), di Gabriel Aghion, commedia degli equivoci, e, nello stesso anno, la perfida Madame de Blayac in Ridicule di Patrice Leconte, accurata ricostruzione della Francia illuminista e che viene nominato all’Oscar come Miglior Film.

 Nel ’98 viene diretta da Shekhar Kapur in Elisabeth, cupo e sanguinoso dramma storico, e nuovamente E. Scola in La cena.

Negli anni successivi recita in film quali Sin noticias de Dios (2001), di Agustin Dìaz Yanes, 8 femmes (8 donne e un mistero, 2002), di François Ozon, Callas forever (2002) di Franco Zeffirelli, L’odore del sangue (2004) di Mario Martone, L’ora di punta (2007) di Vincenzo Marra, Il divo (2008) di Paolo Sorrentino.

Fra gli altri film ricordiamo Les chiens (Dogs man, 1979) di Alain Jessua, L’été prochain (L’estate prossima, 1985) di Nadine Trintignant, Les enragés (Macumba story, 1985) di Pierre-William Glenn, Le paltoquet (1986) di Michel Deville, Pleure pas my love (1989) di Tony Gatlif, Rien que des mensonges (1991) di Paul Muret,  La femme du déserteur (1993) di Michel Bat-Adam, Amok (1993) di Joël  Farges, Siodmy Pokoj (La settima stanza, 1995) di Marta Mészaros, Le cent et une nuit (1995) di Agnès Varda, Sabrina (1995) di Sydney Pollack, con Julia Ormond, Harrison Ford, Greg Kinnear, remake della celebre ed omonima commedia (1954) di Billy Wilder con Audrey Hepburn, Humphrey Bogart, William Holden e Martha Hyer, Désiré (1996) di Bernard Murat, La debandade (1998) di Claude Berri, Le fils du français (1998) di Gerard Lauzier, Le libertin (2000) di Gabriel Aghion, Sin noticuias de Dios (Nessuna notizia da Dio, 2000), Change moi ma vie (2001) di Liria Begeja,  Nathalie… (2003) di Anne Fontaine, Emeth (2006) di Avi Nesher, Paris, je t’aime (2006) di Richard La Gravenese, Roman de gare (2007) di Claude Lelouch, The Secrets - Segreti (2007) di Avi Nesher, Hello Goodbay (2008) di Graham Guit, Il divo (2008) di Paolo Sorrentino, Visage (2009) di Tsai Ming-Liang, You Never Left (2010) di Joussef Nabil, Interno giorno (2011) di Tommaso Rossellini,

In epoche più recenti ha recitato in La grande bellezza (2013) di Paolo Sorrentino, Les beaux Jours (2013) di Marion Vernoux, Casanova variations (2014) di Michael Sturminger, Chic! (2015) di Jérôme Cornuau, La séance (2015) di Edouard de la Poëze, Five (2016) di Igor Gotesman, For This is My Body (2016) di Paule Muret, Lola Pater (2017), di Nadir Moknèche ed il già citato La Belle Époque (2019) di Nicolas Bedos.

In tre occasioni è passata dietro alla macchina da presa, dirigendo Cendres et sana (2009), Cadences obstinées (2013) e Le divane de Staline (2016), interpretato da Gerard Depardieu.

Attiva anche in televisione, a partire dall’inizio degli anni Ottanta è apparsa in vari film tv (Mademoiselle Julie - 1984 - di Yves-André Hubert, L’altro enigma - 1988 - di Vittorio Gassman e Carlo Tuzii, Il caso Rasputin - 2011 - di Josée Dayan)  ed in alcuni episodi di telefilm e serie tv (le chef de famille - 1982 - di Nina Companéez, Les uns et les autres - 1983 - di Claude Leloouch, Biafra: la naissance - 1988 - di Laurent Heynemann, episodio della serie tv Médecins des hommes, La grande cabriolé (1989) di Nina Companées).

 

 

 

Pubblicato in Cinema

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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