Fast and Furious 7
Esplosioni, macchine volanti, pistole e proiettili a profusione, ma anche lacrime. Tante. L’ultimo episodio della saga automobilistica più famosa e “tamarra” del cinema ha fatto letteralmente il botto. Al botteghino in sole due settimane ha superato quota 1 miliardo di dollari in tutto il mondo, diventando il settimo incasso di tutti i tempi nel mercato internazionale.

Il successo è dovuto soprattutto al caos mediatico per la morte del co-protagonista Paul Walker, scomparso il 30 novembre 2013 a metà riprese, schiantandosi con la sua Porsche mentre tornava da un evento di beneficenza.

La produzione ha interrotto per mesi le riprese del film, annullando l’uscita prevista per luglio del 2014 e posticipandola ad aprile 2015, modificando radicalmente la struttura e decidendo poi di inserire in digitale lo scomparso Walker tramite l’uso della CGI e l’aiuto, da parte dei suoi due fratelli, come stunt man.

Il risultato è un film posticcio, scombussolato e anche piuttosto noioso. Peccato perché le aspettative erano piuttosto alte, date innanzitutto dal cambio di regia:  dopo aver diretto gli ultimi quattro episodi, il taiwanese Justin Li ha abbandonato la saga, sostituito da James Wan, il giovane talento malese-australiano, autore della saga horror “The Saw” e “The Conjuring”.
Con un budget di 250 milioni e un solido regista alla guida, ci si aspettava qualcosa di nuovo invece… nessuna novità sul fronte occidentale, anzi meglio dire mediorientale, perché buona parte del film è stata girata a Dubai in un inseguimento tra macchine che sfrecciano addirittura tra un grattacielo e l’altro. Vetri in frantumi, ma l’adrenalina piuttosto bassa.

Come negli altri episodi, il plot di “Fast and Furious 7” è ridotto al minimo, il villain in questo ultimo scontro è  Jason Statham, nei panni di un terrorista hacker. La gang dei buoni è sempre la stessa capitanata da Vin Diesel alias Dominic Toretto.

E Paul Walker? Poche le riprese che aveva girato fino a quando era in vita, il resto è coperto con scene larghe o al buio. Nel finale, ecco una scena girata per dargli il giusto commiato, l’addio a “un fratello” come lo definisce Dominic Toretto. E lo scarto tra realtà e finzione si assottiglia negli ultimi minuti, forse l’unica idea da ricordare in un film che delude tutto sommato le aspettative.

 

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Pubblicato in Cinema
Giacomo Visco Comandini

Laureato alla Sapienza, dal 2008 è uno dei redattori di Enel.tv, la televisione aziendale di Enel. Appassionato di cinema, ha collaborato per la rivista Filmaker’s MagazineIl Riformista e la Repubblica

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