Francis Ford Coppola compie 80 anni

una scena di "La conversazione" una scena di "La conversazione"
Il grande regista, sceneggiatore e produttore italoamericano, noto per aver diretto film quali “Non torno a casa stasera”, “Il padrino”, “La conversazione”, “Apocalypse Now”, Un sogno lungo un giorno”, “Rusty il selvaggio”, “Cotton Club”, “Giardini di pietra”, “Tucker, un uomo e il suo sogno”  “Dracula di Brm Stoker”, “L’uomo della pioggia”, “Un’altra giovinezza”, “Segreti di famiglia” e molti altri, il 7 aprile 2019 compirà ottant’anni.

Nato a Detroit - nel Michigan - nel 1939 da genitori di origine italiana (i suoi nonni erano lucani - di Bernalda, MT - emigrati negli Stati Uniti), esordisce alla regia all’inizio degli anni Sessanta e la sua opera prima (Terrore alla tredicesima ora - 1963) viene prodotta da Roger Corman, all’epoca asso dell’horror a basso budget.

Nel ’66 dirige in graffiante Buttati Bernardo! e, due anni dopo, Sulle ali dell’arcobaleno (1968), uno stravagante musical con un vecchio Fred Astaire protagonista.

Il suo talento si rivela in pieno con Non torno a casa stasera (1969), che mette in scena la crisi di una giovane sposa ed il suo vagabondare per le strade di un’America profonda, dissociata e segnata da incertezze e conflitti. Nel film già si delinea la “doppiezza”.

Tre anni dopo gira Il Padrino (1972), enorme successo che si ripete con i due episodi successivi (Il Padrino - Parte II - 1974 - e Il Padrino - Parte III - 1990), tutti contraddistinti da un ampio respiro narrativo e dalla cruda visione del mondo criminale e mafioso e dall’antico intreccio fra mafia, politica ed economia.

Grazie ai notevoli incassi de Il Padrino, nel ’74 realizza anche La conversazione, interpretato da un superlativo Gene Hackman e che ottiene numerosi consensi dalla critica ma non dal pubblico, che ne coglie solo la freddezza dello sguardo (quasi da entomologo, ergo stilisticamente lontano dai canoni hollywoodiani) e non la grande profondità.

Nel frattempo, alla fin degli anni Sessanta aveva fondato la Zoetrope, una sua casa di produzione, e, un decennio dopo, si accinge all’impresa di Apocalypse Now (1979), liberamente tratto dal libro Cuore di tenebra di Joseph Conrad, e che richiederà circa due anni di riprese (portando sia il regista sia gli interpreti alle soglie della pazzia).

Il film arriva sugli schermi come un’opera epocale che, di fatto, mette fine alla stagione della cosiddetta “altra Hollywood, inglobandola e superandola. La guerra in Vietnam, con il suo agghiacciante orrore, non rappresenta solo lo scenario di una guerra perduta, ma anche uno sprofondamento nelle oscurità della coscienza dell’animo umano.

Se con Apocalypse Now Coppola rischia il fallimento sotto il profilo finanziario, la sua vena narrativa ed il suo occhio da “esploratore” non vengono meno. Lo sperimentale Un sogno lungo un giorno (1982) è un’opera del tutto inconsueta, anticonvenzionale e con destabilizzanti effetti di suggestione.

Negli anni successivi dirige una serie di film di grande spessore tematico e di alta qualità stilistica, fra cui Rusty il selvaggio (1983) e I ragazzi della 56 strada (1983), due pellicole sull’inquietudine della dei giovani americani degli anni Sessanta, Cotton Club (1984), omaggio all’epoca d’oro del jazz ed al “leggendario” locale omonimo degli anni Trenta, e sempre a mezza strada fra musical e gangster movie, Giardini di pietra (1987), Tucker, Un uomo e il suo sogno (1988), Dracula di Bram Stoker (1992) e L’uomo della pioggia (1997), tratto dal libro omonimo di John Grisham ed interpretato da Matt Damon, Jon Voight e Teresa Wright.

Nello stesso periodo prosegue la sua attività di produttore, indirizzata soprattutto verso i giovani registi di talento, compresa sua figlia Sofia Coppola (regista di film quali Il giardino delle vergini suicide - 1998 -, Lost in Translation - 2003 -, Marie Antoinette - 2006 -, Somewhere - 2010 -, Bling Ring - 2013 - e L’inganno - 2017).

Nel 2001, al Festival di Cannes, presenta l’edizione integrale di Apocalypse Now (Apocalypse Now Redux), più lunga di oltre cinquanta minuti in confronto all’originale.

Un’altra giovinezza(2007) rappresenta il suo ritorno al cinema dopo un decennio dall’ultimo film (il già citato L’uomo della pioggia). Tratto dal libro omonimo di Mircea Eliade, è il racconto - ricco di riflessioni filosofiche - di uno studioso romeno settantenne che misteriosamente, dopo esser stato colpito da un fulmine, ritrova la giovinezza.

Fra gli altri film ricordiamo Peggy Sue si è sposata (1986), La vita senza Zoe (1989), episodio di New York Stories (gli altri due, Lezioni dal vero e Edipo relitto, vengono diretti rispettivamente da Martin Scorsese e da Woody Allen), Jack (1996), Segreti di famiglia (2009), Twixt (2011), Distant Vision (2015).

     

 

Pubblicato in Cinema

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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