Gli Aristogatti, straordinario cartone animato della Walt Disney, festeggia 50 anni

Gli Aristogatti, straordinario cartone animato della Walt Disney, festeggia 50 anni
Gli Aristogatti, ventesimo classico Disney, compie cinquant’anni.

Si tratta dell’ultimo progetto cinematografico approvato dallo stesso Walt Disney e il primo prodotto dopo la sua morte avvenuta il 15 dicembre del 1966.

Gli Aristogatti, titolo originale Aristocats, è un film d’animazione prodotto dalla Walt Disney Production che presenta nell'edizione originale le voci di Phil Harris, Eva Gabor e Sterling Holloway.

Diretto dal regista tedesco Wolfgang Reitherman, che ha animato i principali successi Disney tra cui La bella addormentata nel bosco (1959), La carica dei 101 (1961), La spada nella roccia (1963), Il libro della giungla (1967), Robin Hood (1973), uscì nelle sale americane l’11 dicembre 1970, distribuito dalla Buena Vista Distribution.

Ottenne uno straordinario successo sia di pubblico che di critica, regalando alla storia del cinema una serie di scene e di personaggi cult.

La storia si basa su uno script firmato da Tom McGowan e Tom Rowe. La vicenda inizialmente era diversa e molti dei cambiamenti allo script originale vennero proprio da Walt Disney.

La produzione impiegò quattro anni a realizzare il film, con un budget di quattro milioni di dollari.

Cinque dei nove Nine Old Men lavorarono al film. I Nine Old Men, come amava definirli scherzosamente Walt Disney, erano i nove animatori storici della Walt Disney, creatori delle opere più famose, da Biancaneve e i sette nani (1937) a Le avventure di Peter Pan (1953).

 

La storia

Siamo a Parigi nel 1910. Nella villa della cantante lirica in pensione Madame Adelaide Bonfamille vivono una gatta di nome Duchessa e i suoi tre cuccioli Minou, Matisse e Bizet. Un giorno i gatti vengono fatti sparire dal maggiordomo di casa Edgar, il quale intende così diventare l'unico erede della fortuna della ricca signora. Un gatto randagio “irlandese” di nome Romeo ed altri amici animali aiuteranno gli Aristogatti a tornare a casa e a cacciare il furfante maggiordomo. Il testamento viene riscritto per escludere Edgar e includere Romeo, che rimane a vivere in famiglia, dopo aver conquistato il cuore di Duchessa. Madame decide, infine, di aprire una fondazione di beneficenza donando una casa a tutti i gatti randagi di Parigi.

I nomi originali dei tre gattini sono un omaggio alla cantante Maria Callas (Marie), al pittore Henri de Toulouse-Lautrec (Toulouse) e al compositore della Marsigliese Hector Berlioz (Berlioz). In Italia si sono scelti nomi più conosciuti, quali Minou (soprano) per Marie, Matisse per Toulouse e Bizet per Berlioz. Nella versione italiana Mario Maldesi si occupò del doppiaggio e Roberto De Leonardis dei dialoghi. Illustri i doppiatori che lavorarono al cartone. Renzo Montagnani, piemontese di nascita, toscano di adozione, romanizzò Romeo, anni dopo aver dato vita a Guido Necchi in Amici Miei, il topo Groviera e George Hautecourt furono doppiati da Oreste Lionello, Melina Martello diede la voce a Duchessa ed Emanuela Rossi, storica voce del doppiaggio nostrano, al piccolo Bizet.

La storica colonna sonora fu scritta dai Fratelli Sherman alla fine del mandato per la Disney. Brano principe della soundtrack è Tutti jazzisti, alleluja!, che accompagna la scena in cui Duchessa e i suoi cuccioli incontrano la banda del gatto trombettista Scat Cat, amico di Romeo.

Indubbiamente il legame tra Gli Aristogatti e il mondo della musica è molto stretto. Scat Cat, per esempio, fu pensato e realizzato per essere doppiato dal celebre Louis Armstrong (1901-1971). Purtroppo il trombettista era malato e non poté occuparsene, e il ruolo fu affidato all’attore e cantante chiamato, ironia della sorte, Scatman Crothers. Il gatto musicista Hit Cat rappresenta, infine, una vera e propria caricatura di John Lennon.

Il cartone ha uno storytelling fresco e scorrevole, tipico del migliore stile narrativo disneyano, che ne rende l'esperienza gradevolissima.

Come in ogni classico Disney, anche in questo regnano il buon esempio e i sentimenti positivi. Animali contro uomini e, in più, la musica come metafora di quel linguaggio universale che tutto e tutti è in grado di unire: razze diverse e classi sociali diverse.

Numerosi i riferimenti colti, come le note suonate al piano dal piccolo Bizet, nome che omaggia il noto compositore, e quelle ascoltate nel salotto della padrona Madame. Nel lungometraggio si alternano musiche classiche a ritmi metropolitani del jazz, il nuovo travolgente genere che nasce per strada. Irresistibile il confronto tra animali randagi e quelli addomesticati che genera una grande solidarietà.

Da un punto di vista del disegno le smatitate sono parte integrante dello spettacolo, prevalendo nettamente sulle linee “pulite”. I fondali si adeguano a questa impurità artistica, proponendo vedute di Parigi tanto affascinanti quanto ricche di tratteggi. Il formato adottato è lo stesso della maggior parte dei film di quegli anni: un open matte, ovvero un film in 4:3, realizzato in modo da poter essere proiettato in 16:9 senza perdere porzioni fondamentali di disegno.

I DisneyToon Studios misero in cantiere il sequel The AristoCats 2 ma questa avventura non vide mai la luce, a causa dello scossone dirigenziale della Disney Company nel mezzo della lavorazione.

Gli Aristogatti, all’epoca, non ebbe rivali. Memorabili i personaggi come le due oche inglesi Adelina e Guendalina Bla Bla in visita al loro ubriacone zio Reginaldo, la gang di gatti musicisti capitanata dal jazzista Scat Cat e persino la “pattuglia militare” formata dai due cani da pagliaio Napoleone e Lafayette, figure ironiche e demenziali.

La personalità di Romeo, tuttavia, regala al film una marcia in più. I tempi comici, il suo essere istrionico, la galanteria e il carisma lo rendono protagonista assoluto della storia, portandolo nell’Olimpo dei personaggi della Walt Disney.

Memorabile il suo omaggio in rima, cantato in dialetto rigorosamente romano, alla raffinata Duchessa:

«Pe’ arrivacce qui da Roma / Ho fatto l’autostop. / E in Francia / È già ‘n bel pezzo che ce sto. / Ma pure da emigrato, / Mica so’ cambiato. / Io so’ Romeo, / Er mejo del Colosseo».

 

Impossibile non amare Romeo e gli Aristogatti, che immaginiamo al riparo nella grande casa di Madame insieme a tutti i gatti randagi di Parigi, rallegrati dal suono dello swing che conosciamo e amiamo.

 

 

Pubblicato in Cinema

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