I Miei Sette Figli, lettura in musica a Casa Cervi di Gattatico

Vent’anni fa, nel cinquantesimo anniversario della Resistenza, la stessa lettura fu portata in scena dagli attori dell’allora Teatro Stabile di Parma, oggi Fondazione Teatro Due, premiato dall’Istituto Cervi con un riconoscimento per l’impegno artistico alla memoria.

Museo-Cervi Gattatico

Vent’anni fa, nel cinquantesimo anniversario della Resistenza, la stessa lettura fu portata in scena dagli attori dell’allora Teatro Stabile di Parma, oggi Fondazione Teatro Due, premiato dall’Istituto Cervi con un riconoscimento per l’impegno artistico alla memoria.

 Oggi Tania Rocchetta, Paolo Bocelli e Cristina Cattellani, Sidraco Codeluppi e Alessandro Nidi al pianoforte daranno di nuovo voce a Papà Cervi, Alcide, presentando la sua numerosa famiglia, i suoi sette ragazzi e raccontando la serena quotidianità e il crescente impegno politico della piccola comunità intorno a loro, sino alla lotta partigiana, divenuta in quel momento storico così travagliato l’unico modo di concepire l’esistenza.

Il ricordo della tragica notte e dell’ancor più tragico epilogo delle vicende politiche e umane di questa famiglia prende corpo nel ricordo di Alcide, padre ferito e pure consapevole, che non trova pace e che per tutta la vita ha portato avanti la causa politica dei figli, perché “dopo un raccolto ne viene un altro, ma il raccolto non viene da sé, bisogna coltivare e faticare, perché non vada a male”. Una saggezza contadina che diviene patrimonio di tutti noi, eredità forte e preziosa per i posteri, che ci fa essere tutti un po’ figli e fratelli di questa straordinaria famiglia entrata nella Storia.

Laura Frugoni della Gazzetta di Parma nel 1993 ascriveva proposito di questa lettura in musica: “Una storia struggente di quelle che toccano il cuore. Una storia in cui le semplici gioie della vita sono segnate da dolori laceranti; intrisa di sentimenti virili, come il coraggio, la fierezza, e insieme puri e delicati, come l’amore per la famiglia e l’amicizia, fino all’estremo dono di sé”.

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