Il Caso Spotlight
Tagliente come un coltello e teso come una corda di violino, “Il caso Spotlight”è un capolavoro cinematografico, candidandosi sicuramente tra i premi più importanti ai prossimi premi Oscar di fine febbraio.

Presentato allo scorso festival di Venezia, il film è un eccellente messa in scena dell’inchiesta giornalistica messa in atto in America nei primi anni del Duemila, vincitrice del Premio Pulitzer per il pubblico servizio nel 2003.
“Spotlight” infatti è il nome del team di giornalisti investigativa del Boston Globe. Sono loro che nel 2002 sconvolgono l’opinione pubblica locale, e poi a macchia d’olio quella nazionale, con la pubblicazione di un’inchiesta shock sulla copertura sistematica da parte della Chiesa Cattolica di  abusi sessuali su minori da parte di quasi 90 sacerdoti locali. La squadra capitanata dal caporedattore Walter Robinson (Michael Keaton), con i giornalisti Mark Ruffalo e Rachel Mc Adams, si mette contro i poteri forti, disposta a tutto pur di andare avanti nel proprio lavoro, e a trovare documenti scottanti.
Senza dubbio il miglior film sul giornalismo dai tempi di “Tutti gli uomini del Presidente”, la grande lezione di cinema del regista Tom McCarty è quella aver costruito un thriller solido, a prova di bomba, pur sapendo lo spettatore l’esito finale. Una tematica orrenda, eppure filmata con il rigore scientifico di un reporter alla imperterrita ricerca di prove inoppugnabile.
Capace di emozionare con una semplice carrellata, la camera di McCarty è letteralmente incollata ai protagonisti. Si aggira per due ore nella redazione del Boston Globe, tra fogli impilati, file excel e taccuini pieni di note, utilizzati come una pistola da parte dei reporter,  strumento prezioso di vita o di morte (giornalistica).
“Il caso Spotlight” funziona soprattutto per quello che non mostra: pochissimi i momenti drammatici, nessun abuso viene fatto vedere, sparuti i preti che appaiono. Il dramma e la tensione risultano soprattutto dai racconti, dallo storytelling dalle vittime -  oggi adulti tormentati, all’epoca bambini indifesi - che hanno subito una violenza che non dimenticheranno e dallo stupore dei giornalisti nell’apprendere una verità che improvvisamente riemerge. Non una, o due, o decine, ma centinaia di volte. Una grande prova attoriale d’insieme, da vedere subito il 18 febbraio.

Pubblicato in Cinema
Giacomo Visco Comandini

Laureato alla Sapienza, dal 2008 è uno dei redattori di Enel.tv, la televisione aziendale di Enel. Appassionato di cinema, ha collaborato per la rivista Filmaker’s MagazineIl Riformista e la Repubblica

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