Il sangue verde

Rosarno, dicembre 2010. Gli immigrati nordafricani insorgono contro coloro che per anni li hanno sfruttati e che ora stanno iniziando a minacciarli con armi da fuoco. Iniziano giorni di guerriglia e di scontri: gli italiani da una parte, gli immigrati dall’altra.

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Rosarno, dicembre 2010. Gli immigrati nordafricani insorgono contro coloro che per anni li hanno sfruttati e che ora stanno iniziando a minacciarli con armi da fuoco. Iniziano giorni di guerriglia e di scontri: gli italiani da una parte, gli immigrati dall’altra. Una guerra tra poveri, dove ad avere la meglio sono soltanto quelle persone che da sempre hanno sfruttato le difficoltà degli altri. Televisioni e giornali (fortunatamente non tutti) ne parlano in maniera disordinata e poco esaustiva. Gli scontri vengono considerati razziali, gli stessi politici e ministri si schierano “senza se e senza ma” dalla parte degli italiani. Sono in pochi a comprendere che dietro alla guerriglia apparentemente legata al solo colore della pelle, ci sono uomini –i caporali- che per anni hanno costretto questi ragazzi a lavorare le loro terre (sotto il sole e sotto la pioggia), pagandoli pochi euro ad ora e lasciandoli dormire in condizioni disumane.

Andrea Segre, giovane regista documentarista, è tra i pochi che hanno capito. Dopo aver girato vari documentari, e proprio durante la presentazione del suo A sud di Lampedusa, con la sala piena di immigrati e italiani, decide di seguire il caso di Rosarno. E’ più o meno l’anno prima degli scontri a noi più noti del dicembre 2010, ma è proprio dalla fine di questi ultimi episodi che parte il documentario. Andrea Segre decide infatti di seguire i giovani immigrati che sono stati costretti a lasciare Rosarno, scortati dalla polizia. Sono loro che raccontano tutto: il viaggio dal nord Africa, l’arrivo in Italia, le promesse di lavoro, lo sfruttamento, la paura, la voglia di lottare. E poi la famosa guerriglia, la fuga obbligata, per poi ricominciare tutto in un’altra città. Qualcuno al nord, alcuni a Roma, altri di nuovo a Rosarno, nessuno però è tornato a casa, perché “non si torna indietro senza soldi”. Molti di loro vivono nei centri sociali e sono ancora in cerca di un lavoro. I caporali –invece- sono stati tutti condannati per sfruttamento, ma di questo, televisioni, giornali e politici non ne hanno parlato molto.

Un ottimo documentario, commovente, interessante e girato con molta cura. Presentato alla 67ma Mostra del Cinema di Venezia, ha vinto il premio “Selezione Cinema Doc Autori”, sarà proiettato in alcune sale italiane ed è uscito lo scorso 6 maggio in allegato alla rivista Internazionale.

SILVIA PREZIOSI

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Fotonews

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