"Into the Inferno": Herzog ci porta nel cratere delle credenze

"Into the Inferno": Herzog ci porta nel cratere delle credenze
Presentato al Festival di Roma l’ultimo documentario del prolifico regista tedesco.

“Into the Inferno” è il titolo dell’ultimo documentario diretto da Werner Herzog il regista tedesco che sta vivendo in questi  ultimi anni una seconda giovinezza con un successo sempre crescente, di pubblico e di critica.
Nella sua ultima fatica, prodotta dal colosso mondiale Netflix (il film debutterà sulla piattaforma il 28 ottobre) il regista torna alla sua vecchi passione dei vulcani, già vista negli anni Settanta con il documentario “La Soufrière”, su una mancata eruzione di un vulcano nell’isola di Guadalupa,  intervistando gli abitanti di una cittadina in procinto di scomparire.
In questo viaggio fino alle porte dell’inferno, Herzog compiendo un tour intorno al mondo, accompagnato dall’amico vulcanologo Clive Oppenheimer. Badate bene: a Herzog non interessa riprendere la potenza magmatica della lava, ma addentrarsi e conoscere più da vicino il mondo umano che si erge attorno al vulcano, a partire dalle credenze che si sono sviluppate attorno alle sue eruzioni.
Il viaggio di Herzog parte dell’arcipelago di Vanuatu, nella Polinesia del Pacifico, intervistando il capo della comunità nata proprio alle pendici del  cratere. È lui a raccontare ad Oppenheimer il suo legame indissolubile con il grande vulcano dove il misticismo si cela dietro la magica eruzione.
Herzog indaga curioso e il suo tour prosegue in Indonesia, in Islanda, ogni volta, intervistando gli scienziati che lavorano ai diversi progetto. Più che al vulcano, Herzog è interessato a inquadrare e capire il lavoro del vulcanologi, amanti della lava disposti addirittura a morire (come è accaduto a una coppia di scienziati francesi) pur di riprendere il più vicino possibile il magma incandescente.
Ciò che funziona nel film è la stupefacente curiosità del filmaker tedesco, che trabocca in tutto quello che fa o quello che dice. Il documentario appassiona perché il vulcano diventa uno straordinario mcGuffin hitchcockiano, un mezzo per raccontare altro dalla vulcanologia: in Etiopia, ad esempio, nell’altipiano attorno al vulcano Erta Ale, facciamo la conoscenza di uno straordinario paleontologo di Berkeley: quasi un mimo d’altri tempi che urla e si agita come un forsennato, alla ricerca dei resti dei primi ominidi, che abitavano proprio quella zona centomila anni fa, ora ricoperta da sottilissima polvere vulcanica. E’ lui che, davanti la camera,  spennella letteralmente la Savana, eccitato come un bambino dall’idea di trovare solo pochi frammenti ossei. Ma il capolavoro, Herzog lo compie quando vola in Corea del Nord per riprendere da vicino un equipe congiunta di scienziati inglese e nordcoreani. In un paese in cui è praticamente impossibile accedere, Herzog riesce nell’impossibile e magicamente lo ritroviamo gironzolare con la sua camera tra i grattacieli maestosi e malinconici di Pyongyang. E’ lui che ci riporta un’immagine di un paese quasi irreale, in un clima artificioso e celebrativo tenuto in piedi da una dittatura anacronistica e brutale. Forse è questo il vero Inferno che Werner  Herzog ci vuole mostrare. Epico.

Pubblicato in Cinema
Giacomo Visco Comandini

Laureato alla Sapienza, dal 2008 è uno dei redattori di Enel.tv, la televisione aziendale di Enel. Appassionato di cinema, ha collaborato per la rivista Filmaker’s MagazineIl Riformista e la Repubblica

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