Jean-Paul Belmondo compie 85 anni

Jean-Paul Belmondo negli anni Sessanta Jean-Paul Belmondo negli anni Sessanta foto Carlo Riccardi
Il grande attore francese, noto per film quali “Fino all’ultimo respiro” di Jean-Luc Godard, “La viaccia” di Mauro Bolognini, “Cartouche” di Philippe De Broca, “Il clan dei marsigliesi” di José Giovanni, e molti altri,  il 9 aprile 2018 compirà ottantacinque anni.

Nato a Neuilly-sur-Seine, studia all’Accademia d’Arte Drammatica di Parigi, che gli aprono le porte per un’intensa attività teatrale e cinematografica.

Magro, atletico - in gioventù ha praticato la boxe - con un viso già segnato, soprannominato “Bebel”, dopo alcuni ruoli secondari (A piedi… a cavallo… i automobile - 1957 - di Maurice Delbez, Les copains du dimanche - 1958 - di Henri Aisner, Peccatori in blue jeans - 1958 - di Marcel Carné, Una strana domenica - 1959 - di Marc Allégret, Angelica ragazza jet  - 1959 - di Geza von Radvanyi, A doppia mandata - 1959 - di Claude Chabrol ), conquista il pubblico - sia francese sia internazionale - con il ruolo del nevrotico protagonista di Fino all’ultimo respiro (1960) di Jean-Luc Godard, film-manifesto della Nouvelle Vague, a cui presta la sua baldanza da “simpatico gaglioffo” e con quello del giovane intellettuale innamorato di Sophia Loren ne La ciociara (1960) di Vittorio De Sica.

Negli anni immediatamente successivi ripropone personaggi decisamente sfrontati: il sacerdote votato all’abnegazione ed all’apparente insensibilità in Léon Morin, prete (1961) di Jean-Pierre Melville, il cinico sergente francese disgustato dalla guerra nell’antimilitarista Weekend a Zuydcoote (1964) di Henri Verneuil, l’intellettuale che rifiuta la vita borghese ne Il bandito delle ore undici (1965) di Jean-Luc Godard.

In alcuni casi accetta ruoli più interiori, che si rivela in grado di valorizzare al massimo, come ad esempio il folle innamorato che rimane vittima del fascino di Catherine Deneuve ne La mia droga si chiama Julie (1969) di François Truffaut.

Dopo Borsalino (1970) di Jacques Deray, in cui lavora con Alain Delon, comincia ad interpretare personaggi più di routine (Gli sposi dell’anno secondo - 1971 - di Jean-Paul Rappeneau, Gli scassinatori - 1971 - di Henry Verneuil, Trappola per un lupo - 1972 - di Claude Chabrol, L’erede -1973 - di Philippe Labro, Come si distrugge la reputazione del più grande agente segreto del mondo - 1973 - di Philippe de Broca, Il poliziotto della brigata criminale - 1975 - di Henri Verneuil, L’incorreggibile - 1975 - di Philippe de Broca, Lo sparviero - 1977 - di Philippe Labro, Il cadavere del mio nemico - 1977 - di Henri Verneuil, L’animale - 1977 - di Claude Zidi, Poliziotto o canaglia - 1979 - di Georges Lautner, Joss il professionista - 1981 - di Georges Lautner, L’asso degli assi - 1982 - di Gérard Oury, L’oro dei legionari - 1984 - di Henri Verneuil, Hold-up - 1985 - di Alexandre Arcady)      ed alterna cinema e televisione, senza arrivare a raggiungere il successo ottenuto negli anni Sessanta, ma fornendo ancora prove di alto livello come ne Il clan dei marsigliesi (1972) di José Giovanni, in Stavinsky il grande truffatore (1973) di Alain Resnais ed in Professione: poliziotto (1983) di Jacques Deray.

Fra gli altri film ricordiamo La viaccia (1961) di Mauro Bolognini, in cui lavora con un giovane Claudia Cardinale (pre Gattopardo di Luchino Visconti, 8 e ½ di Federico Fellini e La ragazza di Bube di Luigi Comencini), La donna è donna (1961) di Jean-Luc Godard, Quello che spara per primo (1961) di Jean Becker,  Cartouche (1962) di Philippe de Broca, in cui recita nuovamente con Claudia Cardinale, Lo spione (1962) di Jean-Pierre Melville, Quando torna l’inverno (1963) di Henry Verneuil,  con il grande Jean Gabin, Mare matto (1963) di Renato Castellani, Buccia di banana (1963) di Marcel Ophuls, Lo sciacallo (1963) di Jean-Pierre Melville, Confetti al pepe (1963) di Jacques Baratier, L’uomo di Rio (1964) di Philippe de Broca, Centomila dollari al sole (1964) di Henri Verneuil, Scappamento aperto (1965) di Jean Becker, Rapina al sole (1965) di Jacques Deray, L’uomo di Hong Kong (1965) di Philippe de Broca, Parigi brucia? (1966) di René Clément, Un avventuriero a Tahiti (1966) di Jean Becker, Il ladro di Parigi (1967) di Louis Malle, Criminal Face - Storia di un criminale (1968) di Robert Enrico, Un tipo che mi piace (1969) di Claude Lelouch, Il cervello (1969) di Gerard Oury, Tenero e violento (1987 di Jacques Deray, Una vita non basta (1988) di Claude Lelouch, L’inconnu dans la maison (1992) di Georges Lautner, Cento e una notte (1995) di Agnès Varda, I miserabili (1995) di Claude Lelouch, Désiré (1996) di Bernard Murat, Uno dei due (1998) di patrice Leconte, Peut-etre (1998) di Cédric Klapisch, Actors (2000) di Bertrand Blier, Amazon (2000) di Philippe de Broca.

Nel 2002 viene colpito da ictus ischemico e, dopo un lungo percorso di riabilitazione, riesce a riprendersi. Nel 2008 torna al cinema in Un homme et son chien di Francis Huster, film dopo il quale si è ritirato a vita privata. 

 

Pubblicato in Cinema

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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