Joker, fotografia di una triste realtà

Joker, fotografia di una triste realtà Pagina ufficiale fb JokerILFilm
Il film “Joker” del regista Todd Phillips sta sbancando il botteghino, con merito, e lo sta facendo allontanandosi dal genere comics che erroneamente si potrebbe collegare al titolo della pellicola.

Joker , che ha gà vinto il Leone d'oro al Festival del Cinema di Venezia (leggi qui), è un film che con i comics non ha nulla a che vedere, è un film dalla forte denuncia sociale ad una società sempre più egoista dove i soprusi dei più forti sui più deboli sono all’ordine del giorno e le istituzioni non sono in grado di aiutare quelli che si trovano nella fascia sociale più bassa della società e hanno più bisogno di aiuto.

Dunque Joker non è un comics e a sostegno di questa tesi arriva la scena del film in cui il protagonista Arthur Fleck (Joaquin Phoenix) ospite del programma televisivo di Murray Franklin (Robert De Niro) dice: “La mia vita è una commedia…tutti voi, il sistema che sa tutto e ci comanda, voi decidete cosa è giusto e cosa è sbagliato…Ti sei accorto di come è diventato là fuori Murray? Sono tutti a strepitare, ad urlare contro l’altro, non c’è più nessuno educato, nessuno più prova a mettersi nei panni dell’altro…Cosa ottieni se metti insieme un malato di mente solitario con una società che lo abbandona e poi lo tratta come immondizia? “.

Questo è l’emblema di Joker, in quel frangente del film Todd Philips lancia la sua denuncia e mette in mostra il senso di tutto il film.

Il comics ha solo un ruolo marginale, la DC offre a Phillips l’ambientazione (Gotham City), un piccolo Bruce Wayne (futuro Batman) e la fisionomia del The Joker perché fra il protagonista del film e quello dei fumetti ci sono tante differenze. 

Astuta è stata la mossa di Phillips di sfruttare il fenomeno Joker per dare il titolo al suo film e quindi suscitare una curiosità enorme allo spettatore, titolo pienamente azzeccato per il senso del film. Nei fumetti Joker è la nemesi di Batman, se da un lato l’uomo-pipistrello è il paladino della giustizia e dell’ordine dall’altro The Joker è l’emblema della pazzia, del caos. Da questo Phillips è bravo nello sfruttare l’idea che tutti hanno del personaggio data dal The Joker del fumetto per realizzare un film in cui non si parla delle origini del cattivo di Gotham ma dove, come detto precedentemente si vuole denunciare una società allo sbando.

Tutti noi potremmo essere Arthur Fleck (protagonista del film) uomo irrealizzato, solo, che perde il lavoro, subisce soprusi, bisognoso di aiuto che non riesce ad avere dalle istituzioni, un uomo con disturbi che cade in un vortice di dolore fino a finire nel baratro della pazzia. Una lucida follia se così vogliamo definirla, arrivando a vedere il finale del film con Arthur rinchiuso all’ospedale psichiatrico Arkham Asylium. Questi ultimi minuti infatti sembrano proprio spingere sul fatto che tutte le gesta di Joker siano frutto dell’immaginazione di Arthur che ispiratosi al personaggio della DC si sia costruito una sua fittizia realtà tanto da rispondere alla dottoressa: “Lei non capirebbe”. Inoltre mai nel film Joker viene arrestato e anzi in una scena di pochi secondi, quasi a sé stante, si vede Arthur in una cella di manicomio, proprio come nel finale, come fosse un indizio lasciato dal regista allo spettatore.

Da applausi la prova di Joaquin Phoenix (Arthur Fleck/Joker) capace di immedesimarsi nel personaggio e coinvolgendo, creando empatia col il pubblico. L'attore statunitense, dopo la superlativa prova in Joker (leggi qui), è un serio candidato al prossimo Premio Oscar nella categoria Miglior Attore Protagonista

Romanzando, Phillips scatta una fotografia alla società moderna, lasciando un velo di amarezza e riflessione allo spettatore una volta terminato il film, e lo fa sfruttando uno dei personaggi dei fumetti che da sempre ha attirato molte persone, perché diciamolo fra Batman e Joker quello più vicino alla realtà di tutti i giorni, quello più umano è il clown di Gotham City.

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Fotonews

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